Cacciari: “Riforme? Se si coltiva il libro dei sogni”

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Cacciari

Cacciari affonda contro il governo Draghi. Non è la solita presa di posizione ma una analisi filosofo-politica raffinata. “Quello che deve fare Draghi è chiarissimo: affrontare il problema della organizzazione efficiente della vaccinazione, approntare un Recovery plan che sia concreto e non sia un libro dei sogni. Ma anche spendere bene i quattrini che arriveranno, e poi i cosiddetti ristori per cercare di attenuare la drammatica situazione in cui un terzo del Paese sta versando. Poi ha finito, a meno che non si pensi che il governo Draghi con una maggioranza del genere potrà fare le riforme che aspettiamo da trent’anni. A meno che non si coltivino libri dei sogni. Quello che Draghi può fare e deve fare è chiarissimo, assolutamente definito e speriamo lo faccia bene“.

Cacciari ha ragione?

Dal mio punto di vista si, anche perché è logico che Draghi non ha la capacità di governare se non attraverso addizioni e sottrazioni. L’unica cosa che non mi sento di condividere con l’ex sindaco è la definizione che Draghi non può governare con questa maggioranza. Dal mio punto di vista Draghi non saprebbe governare, politicamente parlando, neanche con una maggioranza del 51%. Non è una questione di poltrone è una questione di attitudine. Politico si nasce, come si nasce contabile, e lui è nato contabile (dei padroni d’Europa). Cacciari vuole anche approfondire sul tipo di riforme, quelle ovviamente più adatte a questa maggioranza. “La riforma fiscale? La riforma della previdenza? Come fai a fare la riforma della previdenza? Per farla in questo Paese bisogna rovesciare tutto l’ordinamento istituzionale. Con le regioni che sono il potere che dirige la sanità in Italia, fare una riforma sanitaria vuol dire cambiare tutti i rapporti tra poteri centrali e regioni. Cosa vuole fare, la riforma fiscale? Per fare una riforma fiscale decente un Parlamento ci mette una legislatura. Sarà un po’ più efficiente nella lotta contro l’evasione probabilmente, speriamo“.


Milleproroghe


Italia a due marce

La diversificazione delle amministrazioni regionali, come quelle comunali, rispetto al potere centrale è l’unico modo per garantire instabilità. Continuo a pensare che non si può governare un paese multicolore, dove sembra che l’unica parola d’ordine sia: boicottare. Pensiamo ad una costruzione politica più snella e più immediata. Il principio della democrazia deve essere applicato al Parlamento e al Senato, non alla moltitudine di amministrazioni.