Burkina Faso: militari discutono del ritorno all’ordine costituzionale

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I militari che hanno preso il potere con un golpe in Burkina Faso hanno annunciato che inizieranno le discussioni per il ritorno all’ordine costituzionale. Il tenente colonnello Paul-Henri Damiba ha chiesto agli ex ministri di non ostacolare i colloqui per definire la transizione democratica del Paese.

Burkina Faso: i militari discutono di una transizione democratica?

Il tenente colonnello Paul-Henri Damiba, nuovo capo militare del Burkina Faso, ha dichiarato che il Paese tornerà all’ordine costituzionale quando le condizioni saranno favorevoli. “Quando le condizioni saranno giuste, secondo la scadenza che il nostro popolo definirà in tutta la sovranità, mi impegno a tornare a un normale ordine costituzionale“, ha affermato. Damiba ha parlato per la prima volta alla televisione nazionale da quando ha guidato un ammutinamento che lunedì ha estromesso il presidente Roch Marc Kaboré. Damiba ha annunciato che convocherà varie sezioni della società del Burkina Faso per concordare una tabella di marcia per pianificare e realizzare le riforme necessarie. Ha poi chiesto agli ex ministri di non lasciare la capitale e di non ostacolare i colloqui per definire la transizione democratica del Paese.

Atteso il vertice dell’ECOWAS

Il discorso di Damiba è giunto poco prima del vertice di emergenza della Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) convocato per discutere della situazione in Burkina Faso. Si tratta infatti dell’ennesimo Colpo di Stato militare nella regione, dopo quelli che si sono verificati in Sudan, Ciad, Mali e Guinea. L’ ECOWAS ha imposto sanzioni al Mali e alla Guinea. Le giunte in Mali e Guinea, così come nella nazione centrafricana del Ciad, hanno tutte istituito governi di transizione con un misto di ufficiali militari e civili. Le giunte in Mali e Ciad hanno concordato una transizione di 18 mesi alle elezioni democratiche. Quella della Guinea non ha invece ancora stabilito una tempistica. Le autorità maliane, tuttavia, hanno rinunciato al loro impegno originario e hanno proposto di posticipare le elezioni, originariamente previste per il prossimo mese, fino a quattro anni.


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