Buon Compleanno Berlinguer! Auguri a chi amava la politica perchè amava le persone

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1886
buon compleanno berlinguer

Politico autentico, innamorato del sogno di una società giusta ed egualitaria. La storia non ti dimenticherà

Enrico nacque a Sassari il 25 Maggio 1922, conseguì la maturità classica e s’iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza all’università della città natale. Ebbe sempre una propensione per la Filosofia, infatti fu lui stesso a dire ad un giornalista: «se mi chiede che cosa volevo fare da ragazzo e cioè prima di darmi alla politica, le rispondo il filosofo». Nel 1943 s’iscrisse al Partito Comunista Italiano presso la sede “Renato Bianchi” e poco dopo fondò la sezione dei “Giovani comunisti di Sassari”. L’anno successivo Enrico e gli altri compagni organizzarono una manifestazione per chiedere pane e pasta in difesa dei ceti poverissimi sardi; la manifestazione s’inasprì e il PCI si dissociò dall’azione violenta della contestazione perchè un principio sacro per tutti i compagni fu quello di sconfessare sempre la violenza usata per fini politici. Tuttavia Enrico fu arrestato, ritenuto l’artefice de “i moti per il pane”, ma prosciolto nel mese di Aprile.

Dagli anni giovanili a segretario del Partito Comunista

Dopo l’esperienza del carcere Enrico si trasferì a Roma con il fratello ed il padre. Nella capitale lavorò prima come impiegato nel movimento giovanile dei comunisti e poi fu nominato Vicepresidente del movimento. Il giovane Berlinguer attirò subito le attenzioni e la simpatia di Togliatti e difatti quest’ultimo, nell’estate del 1945, inviò Berlinguer a Milano per convincere i giovani compagni ad abbandonare le armi e a cessare le violenze e le vendette politiche. Nel 1949 Enrico fu eletto segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e più tardi anche segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Durante questi anni vivaci di ascesa politica, Berlinguer sposò Letizia Laurenti e si trasferì in Sardegna in qualità di Vicesegretario regionale del PCI. Restò nella regione d’origine per un solo anno, nel 1958 ritornò a Roma per collaborare con Luigi Longo per la direzione d’Ufficio della Segreteria insieme a Salvatore Cacciapuoti, operaio metallurgico napoletano, segretario della federazione partenopea. L’anno 1960 è l’anno in cui Berlinguer esordì nella Direzione del Partito e l’anno successivo tenne il suo primo discorso nel quale rivendicava l’indipendenza del PCI dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Enrico ricoprì anche il ruolo di Segretario Regionale del PCI laziale e, eletto deputato, nel 1968, entrò in Parlamento per la prima volta come membro della Commissione Esteri; ben presto all’interno del partito arrivò alla carica di Vicesegretario Nazionale. Nel capoluogo lombardo, il 13 marzo 1972, ci fu il Congresso del Partito ove Berlinguer venne eletto Segretario Nazionale. Durante tutta la sua militanza politica, Enrico Berlinguer perseguì sempre il progetto di una società civile ed egualitaria, fondata sulla tutela del lavoro e rispettosa di tutte le libertà sancite dalla Costituzione.

Gli anni 70 sono passati alla storia anche come anni del “Compromesso Storico” tra le due forze politiche più carismatiche dell’epoca: il PCI e la DC. Quale fu il motivo che diede vita a questo compromesso? Il timore che anche in Italia potessero prendere il sopravvento situazioni di alta tensione politico-sociale come il Colpo di Stato in Cile. In quegli anni, dunque, Berlinguer si convinse che l’unica alternativa per prevenire qualunque forma di deriva istituzionale doveva essere aperta da una fase di reciproca legittimazione tra la DC ed il PCI ed anche Moro fu dello stesso parere. Nell’anno 1980 un altro importante evento vide Berlinguer ed il Partito Comunista in prima linea: la crisi FIAT e i migliaia di operai in cassa integrazione ed il segretario del PCI, durante lo sciopero nazionale del 26 Settembre, promise l’appoggio anche per l’occupazione della Fabbrica. La vita di Berlinguer è stata la vita di un uomo che non ha mai fatto politica su un piedistallo o nei solotti del potere; la sua era politica perchè entrava nelle case, urlava nelle piazza, contestava nelle strade. Il 7 Giugno 1984, a Padova, durante un suo comizio, forse il comizio politico più famoso del mondo, fu colpito da un ictus che si rivelò poi fatale. L’Italia fu costretta a dire addio ad un rivoluzionario autentico, politico vero e ricordandone la grandezza, ricordiamo anche uno tra i suoi pensieri più belli: «non mi è mai accaduto e forse questa la considero la mia più grande fortuna della mia vita di seguire quella famosa legge per cui si è rivoluzionari a 18 anni, 20 anni e poi si diventa via via liberali, conservatori. Io conservo i miei ideali di sempre»

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