Il peso delle parole: quando il bullismo diventa istigazione al suicidio

La notizia della giovane dodicenne che si è lanciata nel vuoto per non sopportare più le angherie dei bulli ha fatto il giro d’Italia, a sconvolgere più di tutto però sono state le giustificazioni che abbiamo letto associate al caso: “stavano scherzando” – “bravate giovanili” – “la vita è dura doveva reagire”.

La ragazzina fortunatamente è fuori pericolo ma questo episodio le a sua frase scritta su una lettera d’addio “ora sarete contenti” ha scosso tutta Italia. Mentre la tecnologia va avanti e ci battiamo per i diritti nel mondo abbiamo problemi seri nel riuscire a gestire una percentuale di adolescenti, i nostri giovani si dividono secondo le recenti interviste in un 70% vittima di violenze online ed offline ed un’altra importante fetta che invece trova divertente questo tipo di atteggiamento. A far tremare sono anche le età di questi giovani bulli, se fino a qualche anno fa si parlava di liceali oggi si parla di prima media, poco più che bambini che sfruttano la forza del gruppo per distruggere psicologicamente o fisicamente chi viene preso di mira.

La prassi dei casi in tutta Italia è la medesima: la vittima, dopo essere stata isolata e maltrattata, si sente ancora più fragile ed è allora che i bulli iniziano ad utilizzare frasi come “perché non ti uccidi?”. In gergo legale questa è istigazione al suicidio e se questi giovani sono così forti e grandi da prendersi la responsabilità di distruggere la vita di un loro coetaneo dovrebbero essere trattati come adulti anche nell’affrontare le conseguenze delle loro azioni.

Le indagini attualmente in corso per l’ultima vicenda stanno coinvolgendo anche i genitori dei bulli con l’imputazione di “omessa vigilanza”, insomma anche i genitori che si difendono dicendo di non sapere nulla sono responsabili per ciò che i figli ancora minorenni combinano.

A sconvolgere però è stata anche l’omertà di alcuni compagni, nessuno ha visto nulla, nessuno sapeva nulla. Sembra un copione già visto, quasi un manuale riportato alla lettera che negli anni acquisisce forza e migliora nelle tecniche. Il bullismo è violenza, non è uno scherzo, nessuno deve voltarsi dall’altra parte senza ritenersi parzialmente responsabile.

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Angelica Losi

Laureata in comunicazione all'università di Pavia. Amo tutto ciò che ha a che fare con i gatti, la cioccolata e la moda; appassionata di arte, di viaggi e molto golosa. Sono ambiziosa, determinata e perfezionista.

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