Bugatti EB112: la mosca bianca (italiana) di Molsheim

Vi raccontiamo la storia della berlina a quattro porte della casa francese prodotta in soli tre esemplari

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Vedere una Bugatti per strada non è roba da tutti giorni, ma la EB112 è talmente rara da diventare una vera e propria leggenda. Questa berlina a quattro porte è infatti disponibile in soli tre esemplari, e rappresenta un po’ il canto del cigno della gestione italiana della casa di Molsheim. Una di queste vetture è stata messa in vendita di recente dalla Schaltkulisse, una concessionaria tedesca specializzata in supercar. Vi raccontiamo la storia di questo incredibile modello.


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Com’è nata la Bugatti EB112?

Nel 1991, l’imprenditore Romano Artioli aveva rilevato il marchio Bugatti e provò a rilanciarlo con lo sviluppo della EB110. Ma il suo obiettivo era quello di lanciare una berlina a quattro poste, che facesse rivivere lo spirito originario del brand. Chiese aiuto a Giorgietto Giugiaro, che tramite la sua Italdesign preparò gli schizzi per la carrozzeria. Giugiaro prese spunto dalle linee di vetture della marca degli anni 20, come la 57 SC Atlantic e le Tipo 55 e 52. S’ispirò anche alla maestosa Royale, dalla quale riprese il design dei cerchi. Il tutto con l’inconfondibile calandra Bugatti. La meccanica fu invece mutuata dalla EB110, ma con meno esasperazioni. Il motore V12 da 6 litri, montato in posizione anteriore centrale per un miglior bilanciamento, proveniva dalla sportiva, ma era privo dei quattro turbo. La potenza era comunque ragguardevole, 450 CV, scaricati a terra da un cambio manuale a sei rapporti e dalla trazione integrale permanente. La casa dichiarava una velocità massima di 300 Km/h ed un’accelerazione da 0 a 100 Km/h in 4.3 secondi. Artioli stesso sosteneva che la vettura fosse agile quanto un kart. La EB112 esordì al Salone di Ginevra del 1993, e lasciò tutti di stucco. La rivista Automobilia la definì all’epoca “l’auto più bella del mondo”.

Dalla morte alla resurrezione

Dopo la presentazione ufficiale, lo stabilimento di Campogalliano si mise all’opera per iniziare la produzione. Ma proprio mente si stavano assemblando i primi tre esemplari, l’azienda andò in bancarotta! Tutto il materiale andò all’asta, e le tre vetture quasi pronte presero strade diverse. La Italdesign rilevò la vettura quasi ultimata, completandola in una fabbrica in Borgogna (l’esemplare è ancora di proprietà dell’azienda). Le altre due, un insieme di ricambi da montare su scocche nude, finirono nelle mani di un imprenditore monegasco, Gildo Pallanca Pastor. Questi commissionò alla Monaco Racing Team di terminare il lavoro, in modo da avere due auto funzionanti. Una delle due è oggi posseduta dallo stesso Pallanca, mentre l’altra è finita nelle mani della svizzera Chevalley, importatore Bugatti nei quattro cantoni. La concessionaria l’aveva ordinata nell’aprile 1993, prima che la casa madre fallisse. Chevalley ricevette la vettura nel 2000 per poi venderla alla Schaltkulisse, che l’ha venduta pochi giorni fa. L’auto è grigio antracite, con interni in pelle nera e finiture in alluminio. Il contachilometri segna poco meno di 4000 Km. Prezzo di vendita? Top secret.