Bufera sulle Marche: aria di rivoluzione culturale

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Bufera sulle Marche

Bufera sulle Marche: in questi ultimi giorni pare tiri una brutta aria nella regione. La causa? Sarebbe da imputare ad una serie di episodi preoccupanti che risvegliano brutti ricordi. Nella fattispecie, volano insulti via social tra politici dalle opinioni divergenti e lettere indirizzate a studenti dal contenuto fuorviante circa il significato del 25 aprile. Dulcis in fundo non mancano moti che incitano a una revisione culturale radicale. Pertanto, il clima non è dei migliori e le previsioni in tal senso non promettono nulla di buono.

Bufera sulle Marche: cosa sta accadendo?

Non un episodio isolato, bensì una pericolosa concatenazione a cui è bene porre un freno, prima che produca conseguenze di maggiore entità. La punta dell’iceberg è nella denuncia, da parte della deputata dem Alessia Morani, di un’aggressione verbale tramite social. Nei suoi confronti sono spese dure parole, insulti ed offese pesanti che non sono accettabili in una società che ama definirsi civile. Nello specifico, la deputata dichiara con queste parole l’accaduto: “Un esponente di Fratelli d’Italia di Pesaro, Fabiano Arcangeli, dalla sua pagina Facebook continua a scrivere post contro di me e ieri sera ha a chiesto ai suoi follower di aiutarlo ad insultarmi poiché ha finito gli aggettivi dispregiativi nei miei confronti e chiede “una mano per coniarne di nuovi”. Come è ovvio che sia in questi casi, l’appello è stato colto al volo e i sostenitori di Arcangeli hanno dato il meglio di sé. Ecco che volano i peggiori insulti da indirizzare ad una donna, come ad esempio “tra di loro abbiamo chi si augura che io abbia “la bocca tappata con qualcosa di lungo e duro.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia prende le distanze da questo evento, che va al di là delle divergenze d’opinione politica. Si tratta, in questo caso, di una basilare mancanza di rispetto nei confronti di un altro essere umano, di una donna. Non c’è partito, non c’è ideale che giustifichi un simile accanimento ai danni di qualcun altro.

Il caso del 25 aprile

Come se non bastasse, un altro episodio fa balzare la regione Marche agli onori delle cronache. Si tratta di una lettera indirizzata agli studenti in occasione del 25 aprile, festa nazionale in cui si celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Il direttore scolastico regionale, Ugo Maria Filisetti ne è l’autore. Nella lettera le vittime del 25 aprile sono poste tutte sul medesimo piano, equiparate tra partigiani e fascisti, senza alcuna sorta di distinzione. Sostanzialmente, senza lasciar troppo spazio a eventuali dubbi, coloro che sono morti combattendo per la liberazione del paese sono uguali a coloro che lottavano per la conservazione della dittatura. Dinnanzi ad un simile affronto, Gianfranco Pagliaruolo, presidente dell’Associazione nazionale partigiani, ha richiesto l’intervento del ministro dell’Istruzione.

Bufera nella Marche: rivoluzione culturale in atto?

Alla luce di questi ultimi fatti, è evidente che qualcosa si sta muovendo in una direzione poco raccomandabile. Gli insulti e le parole cariche di violenza passiva veicolate mediante i social media, dunque sotto gli occhi di tutti, come se fosse normale, non sono che l’indiretta conseguenza di un ben più grave scenario. Il fatto relativo alla lettera del 25 aprile è ulteriormente grave in quanto indirizzata a studenti, che sedendo tra i banchi di scuola, sono in una fase di apprendimento molto delicata e che come tale va “maneggiata con cura”. Giustizia sociale, tutela e fedeltà rispetto a fatti storici che hanno segnato la nostra nazione sono da salvaguardare, a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza. Al fine di procedere in tale direzione occorre spezzare la catena di indifferenza che solitamente prolifica in questi casi.

Coloro che si spingono a questi livelli lo fanno in quanto consapevoli di essere sostenuti e difesi nell’esternazione tanto brutale delle proprie opinioni. Ciò che invece è bene attuare è “contrastare questa pericolosa deriva culturale nelle istituzioni e attraverso un’intensa azione di sensibilizzazione tra i cittadini“.