Budrio (Bologna) – Ipotesi su Igor il Russo: quella donna lo sta nascondendo?

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Terra desolata, canne, paludi, zanzare, mutrie, anguille. È la zona dell’ Emilia che sale verso il Po, dove si pesca di frodo, e dove si impelagò Garibaldi, liberandosi dalla ingombrante Anita. E poi, dopo Garibaldi, lui. Lui è Igor, ormai si chiama così, anche se è un nome d’ arte e sembra fatto apposta per somigliare all’ abominevole creatura delle fantasie popolari.

Oppure – così è se vi pare – fa rima con Zagor, l’ eroe delle foreste e degli acquitrini il cui fumetto adesso è distribuito a colori da Repubblica. Il nome vero di Igor, Norbert Feher, non importa a nessuno, è troppo banale. E neppure se sia russo o davvero serbo come ormai finalmente si è accertato, smettendo di credere alla meravigliose fandonie di cui ha costellato la sua biografia bevuta come oro colato dai giudici, dal cappellano del carcere, dai compagni di cella, per cui sarebbe stato un terminator delle truppe speciali siberiane, sopravvissuto a tempeste di neve e alle tigri bianche della taiga.


In realtà Igor è diventato quello che voleva essere da sempre: un brigante imprendibile, assassino spietato, ma lo sono anche gli animali della foresta, i quali devono fare il lavoro per cui sono nati: sopravvivere, e al diavolo la tribù della gente normale, dei comuni mortali, sono tanti, mentre di Igor ce n’ è uno solo, ed è lui. Se non fosse uno schifoso assassino «dagli occhi senza pietà», come ha detto Maria, la moglie del barista Davide Fabbri, l’ ultima persona viva che (forse) ne è stata guardata senza essere uccisa (il 31 marzo scorso, due mesi fa), ci inchineremmo davanti a lui come a un essere favoloso. Che fine ha fatto Igor? Ci sarà una fine? Oppure tutto si scioglierà nella leggenda malvagia da raccontare tra cento anni ai bambini per spaventarli?


Vigliacco – Da due mesi la più gigantesca caccia all’ uomo, al singolo uomo, mai vista in Italia, con un uso di mezzi degno di un Saddam Hussein o di un Bin Laden, è in corso e ha fatto cilecca. Mille carabinieri ed è ancora notte. Per non cadere nella retorica della primula rossa, che profuma pur sempre di nobiltà e intelligenza, conviene ricordare la viltà del bandito. Ha ammazzato Davide, l’ oste della locanda, uno che faceva in pace il suo lavoro. Durante la rapina, invece di consegnargli il denaro, il barista ha afferrato d’ impeto il fucile per la canna, gliel’ ha strappato, e per la disperazione di difendere la sua famiglia ha usato quell’ arma non per tirargli un colpo ma come una clava. L’ ha bastonato! Ha menato Igor, il grande Igor, che in passato rapinava la gente con una balestra o con l’ ascia, vestito come un cazzone da film di Fantozzi, con la tuta ninja da cartone animato. Stavolta, quel sabato sera, in una frazioncina isolata di Budrio (provincia di Bologna), Igor ha estratto una pistola calibro 9: colpo al cuore e fuga. Poi dopo nove giorni di nuovo: ha ucciso una guardia forestale volontaria disarmata, Valerio Verri, nella campagna di Portomaggiore. Quindi ha sparato, ferendolo, a Marco Ravaglia, un agente provinciale che faceva pattuglia con l’ ucciso, urlando: «Bastardi!».


Non c’ è niente di poetico in questo. C’ è solo l’ efferatezza dell’ assassino. La storia di Igor è anche questa. Guai a scordarlo. Ma poi l’ epopea da giornale western c’ è tutta, roba da Butch Cassidy alla fine scappato in Patagonia. Intanto ancora oggi nelle campagne che dalla provincia bolognese si sviluppano verso Ferrara e oltre, vige il piano K. Il piano Killer. Ancora pochi giorni fa, come se fossimo nella Colombia prima della tregua coi guerriglieri delle Farc, è stato vietato ai ragazzini e alle ragazzine di fare la solita passeggiata in bicicletta: è accaduto alla famosa manifestazione di Argenta, intitolata «Città bambina». La campagna è vietata ai bambini, c’ è il lupo Igor. Non è una favola. C’ è un dispaccio di agenzia, giuro che non ho fotocopiato da Tex Willer: «(ANSA) – FERRARA, 17 MAG – Nelle Valli di Campotto, dove Norbert Feher alias Igor Vaclavic viene cercato ormai da 39 giorni, scatta il “Piano K”».


Non abbiamo nessuna intenzione di trattare i carabinieri da incompetenti o sprovveduti. Ci mancherebbe. La Cia che ha pure i satelliti non è riuscita per anni a catturare il famoso sceicco cieco. I nostri hanno usato gli strumenti più antichi (i cani dal fiuto infallibile) e più futuristici: addirittura droni con apparecchiature mirabolanti. Niente. In aprile uno di questi apparecchi ha incocciato in un alto fusto, ed è piombato a terra. L’ ultimo drone, due giorni fa, si è scontrato con un uccello rapace, forse geloso di questa strana bestia senza odore, che occupava il suo cielo, e l’ ha abbattuto. Ma lui niente. Di Igor nulla. Secondo me anche quel rapace è diventato uno della banda di Igor, il quale si deve essere fuso con questa terra desolata e le sue creature messe in subbuglio da questo esercito del bene, che ha cavato molti ragni dal buco, ma le tane, gli antri subacquei di questo brigante li scova solo dopo, per afferrare un lembo di stoffa con qualche goccia del sangue maligno di Igor.


Nei film americani gli evasi per non farsi prendere dai cani e dalle guardie usano il bambù per respirare. Poi però li prendono. Ma come fa Igor a scamparla? Un po’ come capitò a Renzo Tramaglino in fuga da Milano, tutti sostengono di averne visto un’ ombra, di averlo – come dice una signora – «veduto balzare come un felino da un cespuglio per poi sparire nel bosco».


Routine – La paura non è un sentimento che può durare tutta la vita. I primi giorni ci si barricava. I posti di blocco erano terrificanti. Venivano ministri a piangere con i parenti delle vittime e ad assicurare: «Non ci fermeremo fino a quando lo troveremo». Propositi encomiabili, poi subentra la routine. C’ è un’ altra agenzia che assicura: «(ANSA) – BOLOGNA, 9 MAG – È sempre più “blindato” il quadro indiziario a carico di Norbert Feher alias Igor Vaclavic, il serbo. Il Ris dei carabinieri ha infatti inviato alla Procura di Bologna, dove le indagini sono coordinate dal Pm Marco Forte, gli esiti delle analisi su altre impronte digitali che inchiodano il ricercato. Sono tracce trovate sugli oggetti». I verbi usati denotano una certa ansia da prestazione, desideri senza risultato: hanno «blindato», «inchiodano» Igor. Blindato un accidente. Hanno blindato una goccia di sangue, due impronte.


È un guaio. Igor sta diventando davvero un mito. La delinquenza di basso rango l’ ha eletto a suo re. In alcune zone dove le guardie da sempre cercano di acciuffare i pescatori di frodo, costoro ormai sentono Igor come uno di loro. «Scritte di minaccia a un ispettore della polizia provinciale e inneggianti a Igor, alias Norbert Feher, sono apparse su almeno cinque muri di frazioni di Ravenna. Si tratta di frasi come “Igor, c’ è anche (…)” vergate su muri di cimitero o casolari abbandonati di Sant’ Alberto, Mandriole, Alfonsine, Savarna e Marina di Ravenna e che s’ ipotizza siano legate a tensioni createsi negli ambienti della pesca di frodo».


I primi tempi, per evitare che Igor, bisognoso di cibo, irrompesse in casali di campagna, i padroni di casa, e specialmente le signore, lasciavano fuori qualcosa da mangiare (si presume senza veleno). Poi si è smesso. E se alcuni pensano che sia morto, e poi mangiato dai pesci in una palude, ed altri lo ritengono in fuga chissà dove, i carabinieri ritengono invece sia vivo e in zona. Ma dove? Forse qualcun altro l’ ha visto da vivo e lo sta curando. Anzi qualcun’ altra. Una donna. Possibilmente una bella donna innamorata. E così la leggenda sarebbe perfetta.

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