I militari intimarono lʼuomo di scendere dalla macchina, ma questo si allontanò ed entrò nel bosco con calma

I carabinieri incrociarono il killer di Budrio, soprannominato “Igor il russo”, ad aprile, in fuga dopo il secondo omicidio. La circostanza emerge da un rapporto degli stessi militari che sottolineano come non ci fossero le “condizioni per sparargli”. La pattuglia si limitò a tenerlo d’occhio in attesa di rinforzi. “Igor” scese da un furgoncino e si inoltrò in un bosco dal quale non è mai stato visto uscire, ma neppure è stato mai trovato.

Grazie al rapporto dei militari, di cui ha dato notizia La Nuova Ferrara, è possibile ricostruire l’incontro tra carabinieri e Norbert Feher alias Igor Vaclavic, il killer di Budrio.

L’incontro – Alle 19:45, mentre erano in via Nazionale Nord, in direzione Argenta, i militari videro sopraggiungere in senso opposto un veicolo corrispondente alla descrizione, che girò in via Cavo Spina. Fecero dunque inversione e lo seguirono, allertando “fin da subito la centrale operativa di Molinella, indicando sia la posizione che la direzione di marcia”.

“Limitarsi a osservare” – Lo raggiunsero, tenendo una distanza di 100-150 metri, nei pressi di un piccolo bosco, dove il Fiorino sul quale era a bordo rallentò, come per parcheggiare. Poi il conducente fece inversione e si avvicinò lentamente ai militari, che a quel punto erano fermi in mezzo alla strada. “Il soggetto – raccontano – veniva costantemente monitorato, e mediante contatto via telefono la centrale operativa veniva costantemente informata. I militari venivano esortati a mantenere la calma e a limitarsi ad osservare i movimenti dell’individuo”, visto che di lì a poco sarebbero arrivati i rinforzi.

Intimano a Igor di scendere – I tre allora si misero nella parte posteriore dell’auto, “che al momento risultava essere l’unico riparo”. Nel frattempo l’uomo sul Fiorino continuava ad avvicinarsi, con le luci abbaglianti accese. Quando arrivò a circa 50 metri, fermò il veicolo e con un cenno con la mano sinistra fuori dal finestrino chiese di poter passare. A quel punto uno dei tre intimò di scendere e mostrare le mani, ma il conducente partì in lenta retromarcia per circa 150 metri.

Il killer entra con calma nel bosco – Lasciato il veicolo a motore acceso, si addentrò “con molta calma nel bosco”. I carabinieri si avvicinarono quando “improvvisamente lo stesso usciva dal bosco, si avvicinava nuovamente al veicolo, prelevava uno zaino militare dal cassone e poi si addentrava nuovamente nel boschetto”. In tutto questo, “durante le operazioni l’uomo non mostrava nessuna arma”. I tre presero allora posizione cercando di controllare tutti i lati della piccola macchia, fino a quando alle 20:15 arrivarono i rinforzi.

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