Buchi neri in cielo: non temerli con la Black Hole Survival Guide

La fisica Janna Levin ci rassicura: ecco perché non abbiamo più motivo di temere questo straordinario fenomeno

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buchi neri in cielo

I buchi neri in cielo, forse, sono ciò che ci spaventa di più. Ma per quale motivo ci fanno paura? E soprattutto, perché non avremmo ragione di temerli? La fisica Janna Levin ha risposto per noi agli interrogativi. Pronti a scoprire qualcosa di più sull’Universo?

Buchi neri in cielo: perché fanno paura?

I buchi neri in cielo sono qualcosa che ci spaventa enormemente. Oggi, la fisica Janna Levin spera di farci cambiare idea col suo ultimo libro The Black Hole Survival Guide. Alla trasmissione Geek’s Guide to the Galaxy l’astrofisica ha spiegato: “La gente pensa ai buchi neri come a oggetti densi e rimane intrappolata nel cliché del monster truck che distrugge le cose“. E ha soggiunto: “Penso che sminuisca alcuni degli aspetti più misteriosi, austeri e splendidi di questo straordinario fenomeno“.

Una reputazione da brividi

Secondo la ricercatrice la reputazione dei buchi neri è dovuta a una percezione distorta della realtà. E come darle torto? Difatti, i buchi neri sono stati presentati all’immaginario collettivo come vortici pronti a risucchiare di tutto. In realtà, assicura Levin, l’immagine appartiene più alla fantascienza che alla scienza. A tal proposito, la cosmologa sostiene che potremmo cadere in un buco nero senza neppure rendercene conto. Ma cerchiamo di scoprire qualcosa di più.

Percepire un buco nero

Come ha spiegato Janna Levin: “Se fossi in uno spazio vuoto completamente al buio e mi trovassi in prossimità di un buco nero, non mi accorgerei nemmeno della sua presenza“. Ma non è tutto. Neanche il fatto di attraversarlo muterebbe la mia percezione personale: “Potresti fluttuare dall’altra parte e non accorgerti di nulla“. Insomma, come non ci fosse niente. Ma Levin non si è limitata a questa rivelazione e ha prospettato interessanti sviluppi futuri. Vediamo quali.

Quali le potenzialità?

La cosmologa ha osservato come i buchi neri possano essere manipolati tramite gravità e magnetismo. E senza alcun rischio. Pertanto, Levin non esclude che un domani venga ideato un modo per ricavarne energia. “Una volta ho provato a immaginare cosa ci vorrebbe per una batteria di buchi neri per alimentare New York City“, ha detto la scienziata. E ha soggiunto: “Penso di aver concluso che dovremmo utilizzare tutte le risorse del sistema solare“. Tuttavia, Levin è fiduciosa: “Forse dovremmo farlo uscire dalla luna o da un gigantesco magnete delle dimensioni della Terra“. Quel che è certo è che i buchi neri potrebbero rivoluzionare la nostra vita anche sotto un altro punto di vista. Ecco quale.

Altre potenzialità dei buchi neri

I buchi neri ci consentirebbero vedere oltre la durata della nostra vita. Dato che una persona potrebbe sopravvivere in un buco nero supermassiccio per un anno, Levin ha azzardato un’ipotesi. “Se sapessi di avere un anno da vivere, ma volessi vedere nascere i tuoi nipoti, potresti intraprendere questo viaggio epico in modo che i tuoi figli abbiano il tempo di crescere, avere i loro figli e tu possa vedere i tuoi nipoti nascere“. Quindi, quella persona potrebbe ricevere messaggi dall’esterno mentre la dilatazione temporale gli consentirebbe di vivere quello che sarebbe stato il futuro. Che dire? Questo sì che è fantascientifico.

Buchi neri in cielo: i campi magnetici

Di certo, mettere un buco nero rotante in un campo magnetico significa creare un tremendo caos, come ha spiegato l’astrofisica. Infatti, dalla galassia fuoriescono dei getti che potrebbero colpire poi altri sistemi. Più precisamente, sono come pistole a raggi giganti in cui particelle ad alta energia, raggi X, raggi gamma, vengono lanciate lungo campi magnetici. “Effettivamente, l’ho osservato distruggere tutti gli esopianeti che sarebbero stati in quella parte di quella galassia e qualsiasi vita senziente“, ha ammesso Levin. E ha aggiunto: “Nessuno vorrebbe essere sulla linea di tiro di un getto di energia, perché con esso verrebbero tutte le conseguenze biologiche dell’essere colpiti da molte radiazioni“.

La rilevazione dei buchi neri

Soprattutto, i buchi neri “Potrebbero rappresentare un pericolo per la navigazione spaziale“. Infatti, ha avvisato, “Potresti accorgertene perché non stai seguendo il percorso che avevi previsto, perché i tuoi motori non tengono più la rotta e scopri di essere alla deriva“. Però, Levin ha ammesso: “Se qualcuno ci fluttuasse abbastanza vicino” potrebbe comunque percepirne la presenza. E questo “Anche nel vuoto, perché il suo timpano oscillerebbe in risposta alle onde gravitazionali“.

Chi è Janna Levin?

Janna Levin è docente di fisica e astronomia al Barnard College della Columbia University. La sua ricerca scientifica riguarda l’universo primordiale, il caos e i buchi neri. Levin ha lavorato presso il Center for Particle Astrophysics dell’Università della California prima di trasferirsi nel Regno Unito. Lì ha lavorato presso l’Università di Cambridge nel Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica. Poco prima di tornare a New York, è stata la prima scienziata residente presso la Ruskin School of Fine Art and Drawing di Oxford con un premio dal National Endowment for Science, Technology, and Arts.

Le sue pubblicazioni

Levin ha pubblicato: How the Universe Got Its Spots: Diary of a Finite Time in a Finite Space (2003) e A Madman Dreams of Turing Machines (2006), romanzo con cui ha vinto il PEN/Bingham Prize. Con la stessa pubblicazione, la scienziata si è classificata seconda al PEN/Hemingway per “un libro illustre di prima narrativa“. Quanto al suo ultimo lavoro, Levin si è detta soddisfatta: “Erano tutti entusiasti di questo libretto“.


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