Bruxelles per l’ambiente contro le lobby agricole

Arrivano le riforme Green Deal e CAP contro l'emissione dei gas serra, ma gli agricoltori scendo in piazza a Parigi, Berlino e L'Aia

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Continua la lotta al cambiamento climatico e l’Europa vuole esserne il leader mondiale. Bruxelles, però, sta lottando per conciliare questa visione con il suo mastodontico regime di sussidi alle aziende agricole.

Nell’ambito del Green Deal europeo, si è già impegnata a rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050. Per fare ciò ha aumentato la biodiversità con tagli vincolanti all’uso di pesticidi e fertilizzanti entro il 2030.

Sono numerose, però, le lobby agricole che si oppongono a tale legislazione. Sei paesi dell’Europa orientale, ad esempio, hanno chiesto che gli obiettivi verdi siano resi consultivi piuttosto che vincolanti. Un influente gruppo di agricoltori in Germania sta addirittura lavorando per mobilitare un movimento di massa contro il Green Deal.

«Bruxelles non deve certo aspettarsi che gli agricoltori appoggino una strategia che mina la redditività dei [loro] settori», ha avvertito Pekka Pesonen, a capo della lobby del Copa e della Cogeca, a maggio.

Il commissario Ue all’Agricoltura Janusz Wojciechowski ha ammesso che i piani di Bruxelles potrebbero essere «rivisti» se minacciano la competitività o la sicurezza alimentare. «La spesa verde significativa nella Common Agricolture Policy (CAP) deve venire con la condizionalità in anticipo», ha affermato Karl Falkenberg, ex capo della direzione dell’ambiente della Commissione. «Senza questo, rimarranno ‘discorsi domenicali’ e gli agricoltori si comporteranno come sempre», ha detto a «POLITICO».

Obiettivi del Green Deal e del CAP

I nuovi obiettivi ecologici dell’UE hanno lo scopo di affrontare una crisi climatica e di biodiversità che minaccia di estinguere quasi la metà degli alberi autoctoni europei e oltre 1.500 delle sue specie animali. 

I critici sostengono da tempo che la CAP deve fare di più per incentivare il cambiamento in un settore che è anche responsabile del decimo delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’UE. Una proporzione davvero enorme, considerando che ha contribuito solo l’1,1% al PIL dell’UE nel 2018.

Una delle principali questioni di fondo è che il regime di sussidi, sin dal suo inizio, è stato istituito per aumentare la produttività, i mercati e i redditi delle aziende agricole, che sono ancora del 40% inferiori rispetto ai non agricoltori. È solo di recente che Bruxelles ha iniziato a innestare elementi di pensiero ecologico su questa base.

La Commissione sostiene che la riforma della PAC sarà in grado di amplificare le norme ambientali del mandato precedente, con «eco-schemi» annuali che saranno obbligatori per i paesi da istituire, ma volontari per l’adesione degli agricoltori. Questi funzionerebbero per incoraggiare l’agricoltura biologica, la salvaguardia degli impollinatori e la protezione del suolo.

Continuano le proteste

Il modo in cui gli obiettivi del Green Deal potrebbero influenzare le finanze e la competitività degli agricoltori sarà uno dei temi chiave per una serie di valutazioni d’impatto che sono attualmente in corso a Bruxelles.

Klöckner, intanto, ha assicurato che se «sorgeranno oneri aggiuntivi» a causa dei piani verdi, «ci sarà una compensazione adeguata» per gli agricoltori. Intanto, le proteste contro il costo delle regole verdi hanno portato i trattori nelle strade di Berlino, Parigi e L’Aia nell’ultimo anno, e presto potrebbero arrivarne altri.

«Stiamo creando una rete con gli agricoltori degli altri paesi europei e ci aspettiamo di fare una grande manifestazione a Bruxelles contro il Green Deal», ha detto Markus Vianden del movimento «Land Creates Connection», che ha organizzato le proteste della Germania, e che lavora anche come consulente freelance per il produttore di pesticidi Syngenta.

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