Bruno Melappioni: ritratto tra erotismo e indagine di sé

Dal 18 giugno al 23 settembre 2022 la galleria Art GAP, a due passi da Largo di Torre Argentina, è presenta la personale “Retroritratti” di Bruno Melappioni.

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Bruno Melappioni
"Opera 1" di Bruno Melappioni

Inaugura sabato 18 giugno alle 18 a ART GAP Gallery a Roma la mostra di Bruno Melappioni. Sono 31 corpi, 31 storie; una sequenza di dettagli, sguardi, mani, pieghe della carne, indumenti fatti scivolare delicatamente per svelare centimetri di pelle. Un’esposizione intima e silenziosa che racconta di eros, introspezione e magia. Nei Retroritratti presentati il talento fonde immagine e scrittura per narrare il rapporto tra artista e modella/o e la tensione esistente dietro la pittura. 


Ludovico Van: ‘ritratti’ di emotività e di vissuto


Com’è organizzato il percorso di Bruno Melappioni?

L’esposizione parte dal dipinto numero zero, un olio su tela datato 2002. Nato su commissione ormai tanti anni orsono, non ha avuto seguito fino al 2019, quando il lavoro vero e proprio ha preso il via. Si procede, quindi, con le nuove opere, realizzate nell’ultimo triennio: sulle pareti della sala di ingresso sfilano le prime cinque figure, le cui vicende si intrecciano nella finzione delle novelle che le accompagnano. Si scende infine nell’ampio spazio inferiore per conoscere avventure e segreti di tutti gli altri personaggi, in un continuo mix di fantasia, realtà, ammiccamenti, e pudore.

I ritratti e il valore sociale

Ritrattista e pittore di nudo, Bruno Melappioni gioca con entrambi i generi. A cosa serve fermare il volto e il busto di un uomo o una donna se non per affermarne lo status, il prestigio, il carattere, o i moti interiori? Se a comparire sulla tela sono solo nuche, capelli, e più di rado profili accennati, si può ancora parlare di ritratto? Lo stesso vale per il corpo. Braccia, mani, spalle. Poco ancora. Nel continuo vedo-non vedo le terga divengono metafora della superficie bianca su cui l’artista inscrive le proprie ossessioni; dell’atto generatore dell’artefice. Nelle parole dell’autore si comprende la messa al mondo di sé. L’artista spiega il proprio modo di dipingere. “La schiena è la parte di noi che non si conosce. Raffigurarla aiuta a scoprire il proprio lato oscuro, il non vissuto. Come scultore di persone, mi interessa portarle a comprendere chi sono”

I soggetti di Bruno Melappioni

A essere rappresentati sono: amici, frequentatori dello studio, modelle professioniste, ma ancora della cerchia di conoscenze. Nessuno interpretando un ruolo, piuttosto mettendo in gioco spontaneamente la singolare confidenza col fisico, la nudità, lo sguardo dell’altro. D’altronde, per Melappioni, chi si trova a posare, è sempre protagonista, non oggetto. Musa. La rassegna corale che ne risulta, un concentrato di intimità e tensioni, nel rapporto con sé, in quello del pittore col soggetto. L’eros permea ogni centimetro, viene riversato sulla tela, è il mezzo senza il quale non esisterebbe creazione.

Erotismo e espressività

L’erotismo è il filo conduttore anche di gran parte dei racconti; non traspare solo dalle immagini. Ispirati a fatti realmente accaduti, o di pura fantasia, hanno la funzione di ricordare come dietro ogni effigie ci sia comunque una storia. Sono movimentati da colpi di scena, sorprese, affermando quanta magia sia riscontrabile in ogni esperienza. Brevi, taglienti, essenziali, equivalgono a schizzi, a dipinti veloci, intuizioni visive. L’autore da molti anni accompagna la pratica artistica alla scrittura, novelle e poesie licenziose soprattutto. Tuttavia è la prima volta che in una mostra accoppia entrambe le modalità espressive, nel catalogo e sulle pareti della galleria.

Bruno Melappioni

Scultore, maestro poliedrico e prolifico, ha cominciato pittore, eleggendo il corpo muliebre a contenuto prediletto, cercando di uscire dai cliché di bellezza. Dedicatosi, da fine anni ’80, interamente alle forme tridimensionali fatte in filo di ferro, ha continuato a usare i pennelli per riprodurre opere del passato. Un procedimento meticoloso, laborioso che si è portato dietro nei lavori su commissione, ritratti, principalmente, gli unici usciti dallo studio fino ad oggi. A tre decenni di distanza un nuovo corpus ad olio prende vita. I Retroritratti riassumono mezzo secolo di ricerca e recano con sé una evoluzione tecnica, concettuale, e stilistica, che non ha precedenti. Procedendo nell’esposizione, quadro dopo quadro, i contorni sembrano liquefarsi, i tratti sintetizzarsi, i verdi acidi dei fondi materializzarsi; sacro e profano fondersi, Inoltre, grazia, ritrosia, sfrontatezza, si confondono. La mostra è visitabile a ART GAP Gallery dal 18 giugno al 23 settembre.

[testo di Carlotta Monteverde].

Immagine da cartella stampa.