Brujeria, Venomous Concept + Guest – Live report

I Brujeria hanno asfaltato il traffic Club con la loro sound aggressivo e cattivo. Il pogo ha lasciato qualche segno sui più impavidi.

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Brujeria

La serata di ieri è stata tutto fuorchè tranquilla. I cari Brujeria, Venomous Concept ed il loro seguito, hanno massacrato i timpani degli avventori del Traffic Club in Roma.
Nonostante fosse un giorno infrasettimanale, il locale si è riempito ed in alcuni momenti il pogo ha ammaccato qualche pogatore seriale lasciandogli lividi e bernoccoli.

Ad aprire la serata sono stati i Californiani Sangre. Il genere che suonano non è stato molto gradito agli old schooler anche se, a dirla tutta, rispetto ad altre band metalcore loro se la cavano egregiamente, soprattutto grazie al batterista che col suo tocco massiccio e veloce, col suo tupatupatupa, ha reso più gradevole il suono, anche se il genere ovviamente non cambia.

I secondi ad apparire sullo stage sono stati gli Aggression, canadesi, con il loro thrash metal puro e crudo. Incredibilmente potenti e cattivi, hanno fatto una grande performance, nonostante il caldo micidiale del locale hanno suonato ininterrottamente per mezz’ora.


Il terzo gruppo a salire sullo stage del Traffic è stato Venomous Concept, capitanato da Kevin Sharp (già voce dei Brutal Truth, con i quali ha registrato 5 album), con al basso Shane Embury (Napalm Death/Brujeria). Ovviamente Kevin non rinuncia mai a cantare scalzo sul palco, con la sua maglietta lacerata, il cappello, e tanta energia…o follia.
E’ stata un’esibizione che si potrebbe definire allegra, certo è harcore punk quindi non si sta parlando di un genere fiacco e pacato. Nonostante possa essere un tipo di musica che non tutti possono gradire, vederli live e ammirare una performance da urlo come quella di ieri sera, che davvero è inspiegabile a parole, beh catturerebbe chiunque. Certo da un supergruppo, nato da componenti dei Napalm Death e dei Brutal Truth, non può che nascere una bomba micidiale.

Ma questo non è niente in confronto al delirio che i Brujeria hanno scatenato. La leggenda che aleggia intorno a questa band ormai credo che la conoscano quasi tutti, ma se non è così potete leggere un vecchio articolo (che verrà inserito a piedi pagina) dove si racconta la storia di questi brutti ceffi.
Salgono sul palco armati di machete, di una bandana messa sul viso per non farsi riconoscere (si va bene sappiamo chi siano in realtà, per dirla tutta uno di loro è Shane Embury), e con brutte intenzioni.
Partono rullanti come un macinasassi, il suono ed anche la loro stessa presenza ti vengono a sbattere addosso; Hongo jr altri non è che Nicholas Barker (con un curriculum piuttosto nutrito che tra collaborazioni lunghe o semplici partecipazioni a delle tracce, ha dato il suo contributo a bands come Cradle of Filth e Dimmu Borgir; inoltre ha partecipato a delle registrazioni con Testament, Gorgoroth e Benediction. Insomma una certa esperienza ce l’ha.) Anche la sua presenza fisica ha contribuito a rendere ancor più inquietante l’atmosfera, non sarà uno dei batteristi più scenografici ma sicuramente uno dei più “aggressivi”. C’era una strana combinazione fra la sua stazza, sembrava stesse suonando a rallentatore, e le sue bacchette che in un certo senso volavano.

Hongo, il grande Shane Embury dei Napalm Death, che già aveva performato prima con i Venomous Concept, lo ritroviamo li con questi “bruji” con le bandane a coprire il viso ed il sudore a gocciare da ogni dove. Il suo basso era un qualcosa di sconvolgente. tralasciando l’estetica, in molti momenti c’era un sincrono perfetto con la batteria che ti mandava in trip. Ovviamente e per fortuna, il suono del basso era ad un livello tale da essere perfettamente udito (cosa non scontata, visto che spesso non viene percepito). I Brujeria hanno una sezione ritmica prepotente.

Come voci c’erano Juan Brujo (John Lepe), il capo di questi 5 delinquenti narcotrafficanti. Un frontman di tutto rispetto, folle quanto basta. Sempre con quel suo machete addosso che non ispirava molta sicurezza, ha performato alla grande. Accanto a lui Henry Sanchez, cantante dei Sangre (la prima band che si è esibita), come seconda voce, crea la coppia perfetta. Stessa attitudine, stesso modo di interagire, forse El Sangrón (Sanchez), essendo più giovane è stato più energico, più folle. In particolar modo nell’ultima canzone hanno sfoderato i loro bei machete colorati e hanno iniziato a colpire le casse. Non hanno fatto alcun danno fortunatamente, ma i colpi di machete (dati di piatto e non di lama) erano piuttosto forti, e chi era in prima fila davanti a loro non si sentiva molto sicuro. Ma tanto è tutto show, giusto?

Il pogo che si è statenato con questi “malandrini” non ha coinvolto molti dei presenti, ma quelli che erano li in mezzo si son portati a casa lividi e bernoccoli.

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