Bronzi di Riace: il cinquantesimo del ritrovamento

Era l'estate del 1972 quando un sub ha trovato le statue nei fondali nei pressi di Marina di Riace

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subacqueo egiziano

Istituito il Comitato di coordinamento del cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace. La Regione Calabria intende quindi valorizzare le sculture che sono uno dei simboli del territorio.

Bronzi di Riace – Terza statua portata a Roma venduta ad americani. Così inizia una testimonianza a “Le iene”. Sarà vero?. 

Quali sono i compiti del Comitato del cinquantesimo della scoperta dei Bronzi di Riace?

Amministratori e responsabili delle Istituzioni che promuovono il patrimonio artistico calabrese partecipano alle attività. Inizialmente l’obiettivo è condividere un percorso di programmazione mirato a far conoscere l’evento e la ricorrenza. Il Comitato si metterà all’opera a pianificare e realizzare nel corso dell’anno un calendario di iniziative incentrato sulle sculture dei guerrieri. Partecipano pure il Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e l’Università degli studi Mediterranea.

Il rinvenimento delle statue

I guerrieri realizzate a Argo nel Peloponneso erano nei fondali del Mar Ionio in prossimità del Comune di Marina di Riace. Un subacqueo ha scorto le sculture in un’immersione a 200 metri dalla costa, nell’estate del 1972. Si trovavano a 8 metri di profondità. Gli archeologici pensano che le statue si trovassero su una nave che le ha gettate in mare durante una burrasca. Probabile anche che l’imbarcazione sia affondata a causa della tempesta.

I Bronzi di Riace

Sono sculture di uomini nudi, considerati guerrieri opliti perché equipaggiati di elmo, scudo e lancia. Sono alti 1,98 e 1,97 metri e pesano 160 kg. Hanno un braccio e una gamba piegati e alcuni particolare sono in argento, i denti, calcite, gli occhi, e rame, le labbra e le sopracciglia. Gli studiosi concordano nel considerare coeve le opere e dunque le datano alla meta del V secolo a.C. Forse facevano parte di un gruppo statuario di Argo che potrebbe rappresentare la leggenda dei Sette a Tebe. Hanno i piedi piombati.