Bronchiolite: siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria?

Con il diminuire delle temperature, ritornano i malanni di stagione che destano maggiore allarme nei bambini e negli anziani. A preoccupare è l'insorgenza della bronchiolite causata dal Virus Respiratorio Sinciziale

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Diagnosis Bronchiolitis. Doctor's stethoscope, electronic thermometer and two blisters of pills lying near pad with inscription of diagnosis Bronchiolitis. Concept of report in internal medicine

Sopraggiunge l’autunno e come ogni anno arriva l’allarme dell’influenza stagionale da parte dei medici e delle organizzazioni sanitarie competenti.

L’influenza stagionale è una malattia respiratoria contagiosa che si manifesta nei mesi freddi e mette a letto alcuni milioni di persone.

I sintomi caratteristici sono: febbre alta improvvisa, tosse, stanchezza, brividi di freddo, dolori diffusi nel corpo, mal di gola e di testa.

Si guarisce in cinque o sette giorni negli adulti, mentre ne occorrono anche dieci per i bambini.

Gli esperti consigliano riposo al caldo, prescrizione medica di antinfiammatori e/o antipiretici per febbre e dolori, di bere abbondantemente liquidi.

Quello che spaventa è l’influenza stagionale alla luce del fatto che ancora persiste il Covid-19. Sia l’influenza che il Covid-19 coinvolgono l’area della respirazione. Entrambi si trasmettono attraverso starnuti, colpi di tosse e con le mani, con le quali si toccano gli oggetti e quindi i virus si propagano.

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Tuttavia, i due virus sono ben diversi tra loro. L’influenza stagionale non è qualcosa di nuovo, bensì lo conosciamo, si presenta ogni anno e sappiamo che tocca conviverci fino a marzo; il Covid-19 continua a mutare e se ne presentano nuove varianti.

Il Covid-19 è pericoloso perché arriva nelle parti più profonde dell’apparato respiratorio, dove ci sono strutture delicatissime come gli alveoli. Questi servono al nostro sangue per prendere l’ossigeno dall’aria, fino a generare la polmonite primaria virale. Questa, diversamente dalla polmonite batterica secondaria che si cura senza problemi con antibiotico e farmaci molto efficaci, non ha dei farmaci con cui curarla, per cui chi la prende deve guarire da solo.

Quindi, esiste un vaccino per l’influenza stagionale, da somministrare soprattutto alle categorie più fragili, come bambini, over sessanta, donne in gravidanza e persone affette da malattie croniche. Ed esistono i vaccini anti Covid. Manca quello per il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), principale agente eziologico della bronchiolite, insieme a metapneumovirus, rinovirus, adenovirus, coronavirus, virus influenzali e parainfluenzali.

Già lo scorso anno, nell’autunno del 2021, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato un notevole aumento di casi di bronchiolite. Quello che ha preoccupato maggiormente è stato che l’epidemia si è presentata con circa due mesi di anticipo, per poi notare una diminuzione dei casi verso dicembre 2021.

Così, proprio in questi giorni neonatologi e pediatri prestano attenzione a una nuova ondata del virus respiratorio sinciziale. Ciò è dovuto ai dati che si sono registrati nella stagione epidemica dello scorso anno.

Così in Europa, compresa l’Italia, gli esperti confermano questa tendenza anche per il 2022, quando già si può osservare un importante anticipo dell’inizio della malattia.

La bronchiolite è un’infezione virale acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore ad un anno. Essa si manifesta soprattutto nei primi 6 mesi di vita, con maggiore frequenza tra novembre e marzo. Attacca i bronchi e i bronchioli innescando un processo infiammatorio, l’aumento della produzione di muco e l’ostruzione delle vie aeree con possibile difficoltà respiratoria.

Infatti, essa causa un restringimento delle vie aeree più piccole, ovvero quelle più vicine al polmone, in conseguenza ad un ispessimento delle pareti interne dei bronchi.

E’ causata generalmente da virus e i sintomi includono rinorrea, febbre, tosse, respiro sibilante e difficoltà respiratoria. Se in un adulto sano, l’infezione ha sintomi simili a quelli del comune raffreddore, in un neonato o in un bambino affetti da malattia cronica, può essere ben più grave.

Durante il primo anno di vita, la bronchiolite colpisce circa 11 bambini su 100. In occasione di alcune epidemie, questa proporzione è risultata notevolmente più alta.

Il Virus Respiratorio Sinciziale è altamente contagioso. Si propaga attraverso il contatto diretto con le secrezioni infette, principalmente con la tosse, la saliva, gli starnuti, gli oggetti contaminati. e la fase di contagio dura da sei a dieci giorni.

La maggior parte dei bambini guarisce a casa nel giro di pochi giorni ma alcuni necessitano di ricovero, anche per essere supportati da ossigeno.

La bronchiolite è curata con anticorpi monoclonali specifici che potrebbero essere messi a disposizione anche di tutti i neonati: il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) e l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) hanno dato parere positivo al Nirsevimab. Questo è un farmaco venduto con il nome di Beyfortus, prodotto dal gruppo anglo-svedese AstraZeneca in collaborazione con i francesi di Sanofi.

Esso funziona mirando a prevenire la bronchiolite e viene somministrato come iniezione, fornendo direttamente al corpo tutte le difese necessarie per contrastare la malattia.

E’ indispensabile e necessario sensibilizzare i professionisti sanitari interessati affinché coinvolgano i genitori e le famiglie.

A tale scopo, è stato girato un video, nell’ambito di un progetto patrocinato dalla Società Italiana Neonatologia insieme alla Società Italiana

Pediatria. Il video spiega ai genitori ciò che c’è da sapere su questo virus, che può essere rischioso per i bambini sotto i sei mesi di età.

Attraverso queste strategie preventive anche i sintomi possono essere riconosciuti in tempo, giacché sia in Francia che in Spagna si sono registrati numerosi casi, appunto in anticipo di circa un mese, favorendo preoccupazione per la gestione dei casi negli ospedali.

Dunque, non si parla di una nuova emergenza sanitaria, bensì inizia a diffondersi un preallarme rispetto alle conseguenze di una ondata della malattia.

Questo porta alla consapevolezza di dover attuare piani di emergenza per evitare che le terapie intensive si riempiano e non riescano a offrire adeguate cure a tutti i malati.