Brexit:inizia ufficialmente l’uscita dall’Unione europea

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Le procedure di divorzio tra Regno Unito e Unione europea sono ufficialmente partite. La lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, firmato da Theresa May, è stata consegnata ieri dall’ambasciatore britannico all’Ue, Tim Barrow, al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

A 44 anni dal suo ingresso nell’allora Comunità economica europea, Londra saluta la Ue. “Questo non è un giorno felice, né per Londra né per Bruxelles.Thank you and goodbye” : le parole di Tusk non nascondono l’amarezza per lo strappo del partner inglese, divenuto ormai realtà. Il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker parla di “una decisione che il popolo britannico rimpiangerà”, mentre il Presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, su Twitter scrive: “Oggi non è un buon giorno”. Da oltreoceano arriva anche il commento del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo il portavoce della Casa Bianca Sean Spiceril Presidente Trump rispetta la volontà degli elettori britannici e auspica che la Gran Bretagna resti un leader forte in Europa e nel mondo”.

La premier britannica Theresa May nel discorso tenuto ieri alla Camera dei Comuni ha annunciato che la Gran Bretagna lascerà l’Unione europea “secondo la volontà del popolo. E’ un momento storico, non si torna indietro”. La leader del partito conservatore inglese ha voluto ribadire che il Regno Unito è un Paese europeo. Nonostante l’uscita dalla Ue, ne condivide i valori e farà il possibile per garantire i diritti dei circa 3,15 cittadini comunitari residenti nel territorio britannico.

Londra non farà però più parte del mercato unico, poiché questa rappresenterebbe un’opzione “incompatibile con la volontà popolare”. Il referendum sulla Brexit d’altronde non ha lasciato dubbi: i britannici rivendicano il pieno controllo dei propri confini e della propria sovranità.
Secondo il Financial Times, Londra sarà comunque destinata a “dipendere economicamente da Bruxelles”, ma senza potere più influenzarne le scelte. L’economia più solida d’Europa sta subendo un brusco rallentamento. Negli ultimi 9 mesi, la sterlina ha registrato un calo del 20 per cento che ha favorito le esportazioni di prodotti britannici, ma ha alzato il costo delle materie prime. L’inflazione cresce costantemente e frena la spesa dei consumatori.

Secondo gli auspici del Primo Ministro May “l’uscita dall’Unione Europea renderà il Paese più unito”. Non è però dello stesso avviso Angus Robertson, capogruppo degli indipendentisti scozzesi del Snp, che ha insistito sulla richiesta di un referendum bis sull’indipendenza della Scozia, ricordando che il 23 giugno due nazioni hanno votato per la Brexit e due contro.

Sono ancora molti i nodi da sciogliere per rendere ordinato questo divorzio. Al vertice straordinario del Consiglio europeo del prossimo 29 aprile verranno proposte le linee guida negoziali che Bruxelles adotterà per regolamentare l’uscita del Regno Unito. Uno dei primi problemi da affrontare riguarderà la libera circolazione dei cittadini britannici ed europei. La lettera in cui Theresa May invoca l’articolo 50 del Trattato di Lisbona non conterrebbe alcuna indicazione precisa in merito, facendo quindi prevalere l’affermazione dei negoziatori Ue che fissano al 29 marzo 2019 la data effettiva in cui il Regno Unito uscirà dalla Ue. Fonti del Financial Times, tuttavia, riferiscono che la data in questione potrebbe invece venire stabilita “retroattivamente” dal governo inglese e il problema verrà affrontato durante i negoziati.

Libertà o salto nel buio? Gli eurofobici hanno vinto la partita, grazie anche a qualche autogol messo a segno da Bruxelles. Solo il tempo potrà smentire o confermare la predizione di lord Michael Heseltine, uno dei pochi esponenti del partito conservatore a favore della permanenza di Londra nell’Unione europea, che ha definito Brexit “il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra ad oggi”

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