Theresa May non molla la presa. Il primo ministro britannico, nonostante le recenti bocciature sancite negli ultimi tempi dal Parlamento inglese, è riuscita a trovare un nuovo accordo con i massimi esponenti dei 27 Paesi dell’Unione europea, strappando una proroga fino al 31 ottobre sui negoziati per arrivare alla Brexit.

Il termine ultimo cadrà quando terminerà il mandato dell’attuale Commissione europea, e qualcuno ha già ironicamente ribattezzato quest’ulteriore intesa come “Halloween Brexit”. Durante questi mesi verrà effettuata una profonda revisione delle strategie che la May dovrebbe approntare insieme all’opposizione laburista, e che dovrebbe essere discussa soprattutto al Consiglio dell’Unione europea fissato per giugno. Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio europeo, nel commentare le ultime vicende ha parlato di “estensione flessibile”, anche se non ha nascosto che, rispetto ai suoi propositi, il tempo concesso è più breve del previsto, manifestando comunque un certo ottimismo verso la possibilità di giungere finalmente ad una soluzione soddisfacente per tutti. Al contempo, rivolgendosi ai parlamentari britannici, il politico polacco li ha invitati a “non buttare via questo tempo”.

Theresa May, per ottenere quest’ulteriore proroga alla Brexit, ha dovuto accettare l’unica, grande condizione posta dall’Unione europea, ovvero che la Gran Bretagna sia presente alle prossime elezioni europee del 26 maggio. La premier inglese potrebbe evitare al suo Paese di prendere parte alla chiamata alle urne solo se riuscisse a siglare un accordo definitivo con i laburisti entro il 23 maggio, altrimenti il Regno Unito rischierebbe di ritrovarsi fuori dal blocco comunitario senza alcuna intesa nel mese di giugno.

Theresa May ottiene nuova proroga Brexit al 31 ottobre.

Piuttosto duro il commento del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker che, in merito al processo di revisione stabilito per giugno, ha affermato senza mezzi termini “Dura lex, sed lex”, chiarendo che questo aspetto della proroga al 31 ottobre della Brexit non rappresenta un ultimatum, ma un’ottima opportunità per fare in tempo un approfondito punto della situazione. Theresa May, dal canto suo, ha rimarcato come sia riuscita a convincere l’Unione europea ad accettare la sua richiesta principale, ovvero quella di inserire nel patto una clausola che garantisca l’addio della Gran Bretagna alla Ue il prima possibile. In base a questa postilla, se il Parlamento britannico riuscirà finalmente ad approvare un documento sulla Brexit in tempo, l’uscita potrà anche avvenire prima del 30 giugno.

Quest’ennesima proroga ha risentito molto della posizione intransigente assunta dalla Francia che si è opposta con decisione alla concessione di tempi più lunghi al Regno Unito. Donald Tusk, infatti, aveva avanzato l’ipotesi di un’estensione fino ad un anno del termine per sancire l’accordo definitivo con la Gran Bretagna, indicando come date la fine di dicembre o di marzo. Invece il presidente francese Emmanuel Macron non avrebbe voluto sentire ragioni, ribadendo la necessità di arrivare ad una scadenza più ravvicinata, e accettando così il compromesso alla data del 31 ottobre. Proprio il leader transalpino, a margine del vertice, ha definito questa soluzione come il “miglior compromesso possibile” per salvaguardare gli interessi dei 27 Paesi membri dell’Ue. All’opposto, invece, la cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe preferito una tempistica più lunga (9-12 mesi), per evitare che si arrivi ad una Brexit senza alcun accordo tra le parti.

Il presidente francese Macron ha chiesto tempi brevi per la Brexit.
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