E di recente diffusione da parte di Greenpeace, l’ultima stima riguardante il disboscamento della foresta amazzonica, realizzata partendo dai dati rilevati dall’Istituto brasiliano di studi geografici, riferiti al periodo che va dal mese di Luglio del 2017, al mese di Luglio dell’anno corrente 2018.

Ciò che è risultato da questa stima, è riduttivo definirlo preoccupante, se non addirittura folle; infatti è stato calcolato che nel periodo di osservazione, sono stati irrimediabilmente distrutti 7900 chilometri quadrati di area naturale, l’equivalente di un milione di campi di calcio, e di cinque volte e mezzo l’estensione della città di San Paolo.

Secondo Greenpeace, in futuro la situazione potrebbe addirittura peggiorare, a causa delle promesse elettorali del Presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che prevedono di modificare alcune leggi, che regolano gli interventi sull’ambiente.

Bolsonaro, ha infatti dichiarato: “Porrò fine alle aree protette, alle terre riservate agli indiani e ridurrò le ispezioni e le sanzioni contro i crimini ambientali”; ovvero le uniche norme che possono contribuire a ridurre la deforestazione.

Infatti, proprio grazie a tali regolamentazioni e ai relativi mezzi di controllo governativi, fra il 2004 e il 2012, si era registrato un calo progressivo della deforestazione, ma con questo nuovo progetto del Presidente, che vedrebbe anche fusi in un unico Ministero quelli di Ambiente e Agricoltura, potremmo assistere nel giro di pochi anni a quella che, senza esagerazioni, potrebbe essere la totale distruzione della foresta amazzonica.

Ma quali sono i motivi di questa assoluta necessità di disboscamento? E quali enormi interessi ci sono dietro a tale devastante pratica? Un interessante articolo pubblicato su Mongabay.com, il sito web informativo di ecologia e tutela ambientale dedicato alla foresta amazzonica, ricco di autorevoli articoli scientifici, di dati e statistiche ufficiali, offre una chiara risposta a questi quesiti.

Cause di deforestazione dell'Amazzonia
Cause di deforestazione dell’Amazzonia

Come si può evincere dal grafico, la causa principale che influisce per il 93% sulla deforestazione, sono gli allevamenti di bovini e di altri animali in genere, e quella che viene denominata “coltivazione di sussistenza”, ovvero quella adibita alla produzione di vegetali vari, utilizzati come nutrimento per gli animali negli allevamenti.

La predazione del legname, per i suoi vari utilizzi, anche illegale e gli incendi contribuiscono in una percentuale irrilevante al disboscamento, considerando sopratutto, che come risultato provocano un degradamento della foresta e non la deforestazione.

In pratica, una percentuale relativamente piccola di grossi proprietari terrieri, disboscano grandi aree dell’Amazzonia per creare pascoli per i bovini, al solo scopo di trarne profitto, e quando grazie agli incentivi fiscali che favoriscono i pascoli, si realizza la condizione in cui la terra adibita a pascolo supera il costo della foresta intatta, disboscare risulta conveniente.

L’Amazzonia, con i suoi 6,7 milioni di chilometri quadrati di foresta, rappresenta il più grande polmone verde del Pianeta e svolge un ruolo vitale nell’ecosistema, ovvero quello di “regolatore del clima”; è il più grande “condizionatore d’aria” del Mondo, capace di convertire metà dell’energia solare che la raggiunge, in circa 8 miliardi di tonnellate di vapore acqueo, attraverso le operazioni vitali della sua vegetazione.

Inoltre, ospita circa il 10% di tutte le specie viventi nel Mondo; secondo i dati del WWF, solo dal 1999 ad oggi, oltre duemila nuove specie di piante e vertebrati, sono state scoperte e descritte, e chissà quante altre ne verranno.

L’allevamento di bovini, a cui i dati governativi attribuiscono il 38% della deforestazione tra il 1966 e il 1975, è la causa primaria di deforestazione nell’Amazzonia fin dal 1970, e ad oggi è cresciuta a dismisura.

Secondo i dati del CIFOR, il Centro per la Ricerca Forestale Internazionale, tra il 1990 e il 2001, la percentuale delle importazioni di carne dal Brasile all’Europa è aumentata dal 40% al 74%, e nel 2003 per la prima volta in assoluto è arrivata all’80%.

Dunque dati storici e contemporanei, confermano che il consumo di carne e di tutti gli altri derivati animali, sono la più rilevante causa della devastazione ambientale compiuta in Amazzonia e in molte altre parti del Mondo, che oltre alla deforestazione, include anche inquinamento, cambiamenti climatici dovute alle emissioni globali, ingente consumo di acqua e olocausti animali; tutte conseguenze non attribuibili alla normale coltivazione di vegetali per il consumo umano.

Ci troviamo quindi per l’ennesima volta davanti al problema etica, alimentazione/salute e ambiente, che vede il profitto personale, meccanismo portante del motore dell’economia, avere la priorità su ognuno di questi fondamentali aspetti della vita, e che in nome di questo, sono legittimate azioni di disinformazione e di devastazione totale dell’ambiente in cui tutti viviamo, come se chi persegue queste politiche, vivesse su un altro Pianeta essendone immune.

Condividi e seguici nei social

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here