Il giudice brasiliano José Marcos Lunardelli ha accolto per il terrorista Cesare Battisti la richiesta del così detto “habeas corpus”, il principio che tutela l’inviolabilità personale, e il conseguente diritto dell’arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato. La richiesta era stata avanzata dai suoi avvocati.

L’ex terrorista era stato arrestato a fine settembre alla frontiera dalla polizia brasiliana e incarcerato nella città del Mato Grosso do Sul per sospetto traffico di valuta e riciclaggio di denaro, mentre tentava di scappare in Bolivia.

Alla fine di settembre infatti l’Italia era tornata a fare pressione sul governo brasiliano cogliendo l’occasione dell’insediamento di un nuovo presidente del Brasile dopo Dilma Rousseff. Il nuovo capo di Stato brasiliano, Michel Temer, si era espresso a favore dell’estradizione e Battisti aveva presentato un ricorso al Tribunale Supremo nell’eventualità di una possibile estradizione. Per questo, forse vistosi in pericolo, ha tentato la fuga in Bolivia.

Ma la difesa di Battisti ha avanzato in tempo un nuovo ricorso alla Corte suprema, chiedendo appunto l’“habeas corpus” per il loro assistito al fine di evitare il rischio “imminente” di estradizione in Italia per l’ex estremista di sinistra. L’istanza è stata presentata allo stesso tribunale lo scorso 27 settembre.

Sarebbe così fallito il piano per riportare Cesare Battisti in Italia. Battisti ce l’ha fatta un’altra volta, nonostante gli sforzi del governo del presidente Michel Temer per trovare un escamotage che questa volta avrebbe permesso l’estradizione del terrorista italiano.

L’ex terrorista membro del gruppo Proletari Armati per il Comunismo (Pac), in Italia era stato condannato nel ‘79 in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Ora, in base al provvedimento di libertà vigilata del tribunale, non potrà lasciare la zona in cui è residente senza autorizzazione previa della giustizia e dovrà presentarsi ogni mese in tribunale. Il magistrato ha sottolineato, accettando l’“habeas corpus”, che non esistono prove di traffico di valuta né di riciclaggio, reati per i quali l’italiano era stato incarcerato, e che il suo arresto ha rappresentato una “limitazione illegale della libertà di locomozione”.

Cesare Battisti è tornato nella sua casa sul litorale di San Paolo, in Brasile. Secondo i media locali, l’ex terrorista è partito in mattinata dall’aeroporto internazionale di Campo Grande, dopo aver lasciato il carcere di Corumba’, la città dello stato del Mato Grosso do Sul dove tre giorni prima era stato arrestato.

Secondo quanto testimoniato dai giornalisti presenti, prima di prendere il volo per San Paolo, Battisti si è fermato al bar dell’aeroporto internazionale di Campo Grande. Vestito con una maglietta rossa sotto una giacca nera, Battisti era di buon umore, ha sorriso varie volte, letto il giornale e bevuto diversi bicchieri di birra. Poi, con gesto ironico, avrebbe perfino fatto un brindisi in direzione dei fotografi.

Il quotidiano “Estado de S.Paulo” scrive che molti “membri del governo brasiliano sostengono che i reati commessi da Cesare Battisti con il suo presunto tentativo di fuga in Bolivia possano rafforzare le motivazioni giuridiche per la sua estradizione in Italia”.

Il giudice brasiliano Odilon de Oliveira ha sostenuto che con il suo tentativo di fuga in Bolivia, Battisti oltre ad aver “trasgredito” le norme sullo status di rifugiato politico, avrebbe anche “offeso l’ordine pubblico” brasiliano.

Sono state molte le reazioni politiche in questi giorni, ad esprimere l’indignazione per quest’ennesimo “fallimento” della giustizia internazionale. Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che di Battisti dice: “Non è un eroe perseguitato, ma un assassino”. Il deputato del Pd eletto in Sudamerica, Fabio Porta, parla di “una scandalosa latitanza”. Il cinque stelle Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ha dichiarato che è doveroso che Cesare Battisti “sconti assolutamente la pena per quello che ha fatto”. Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato di Forza Italia chiede invece al governo Gentiloni di “farsi rispettare dalle autorità brasiliane”.

Anche Pietro Forno, giudice istruttore a Milano durante gli anni di piombo che si occupò dei processi per gli omicidi commessi dai Pac, si è espresso in maniera sarcastica sul criminale. Battisti è “un professionista della fuga, una persona che ha una laurea honoris causa in fuga”.

Una fuga che da ben 40 anni sta permettendo all’ex terrorista di farla franca con la giustizia.

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