Braccia robotiche aggiuntive: come potrebbe reagire il nostro corpo?

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Immaginiamo di poter aggiungere al nostro corpo altre due braccia, o anche più. Come reagirebbe il nostro organismo? Un team di scienziati ha provato a scoprirlo.

Cosa faremmo con due braccia in più?

La ricerca è giapponese, ed è partita dal dottor Ken Arai, del Research Center for Advanced Science and Technology (RCAST) per l’Università di Tokyo. Lo scopo è di esplorare “i limiti della plasticità umana”, ossia la capacità del nostro cervello di adattarsi ai cambiamenti esterni ed interni.


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In cosa consiste la plasticità umana?

Per spiegare meglio questo concetto, pensiamo al pennello di un artista o alle forbici di un parrucchiere. Queste persone utilizzano tali strumenti ogni giorno, e in alcuni casi possono persino arrivare a considerarli un’estensione di sé stessi. Questo fenomeno è detto “incarnazione degli strumenti”. Ed è proprio su questo che si è imperniata l’intera ricerca, atta proprio a studiare le reazioni umane a braccia robotiche e inesistenti.

L’esperimento

Il team dell’Università di Tokyo si è avvalso della collaborazione della Keio University e della Toyohashi University of Technology, sempre in Giappone. Creato il sistema di arti robotico virtuale, hanno reclutato dei volontari per eseguire con questi diverse attività in realtà virtuale. “Abbiamo studiato se le braccia robotiche virtuali, come arti sovrannumerari, potessero essere percepiti come parte del corpo, e se si sarebbero verificati cambiamenti percettivi riguardo allo spazio prossimale intorno al braccio stesso” ha spiegato il dottor Arai. Ogni partecipante indossava un visore virtuale, per una visuale in prima persona delle braccia virtuali: il loro compito era di eseguire semplici comandi utilizzando solo queste ultime, comandate muovendo le dita dei piedi. I dispositivi tattili restituivano quindi le sensazioni delle braccia virtuali.

Risultati sorprendenti

Presa confidenza con le braccia in più, i partecipanti hanno dichiarato di averle percepite come reali, e non solo come estensioni delle due di cui tutti disponiamo. “I punteggi della valutazione soggettiva statisticamente sono diventati significativamente più alti per “senso di proprietà del corpo” e “senso di auto-ubicazione”, importanti misure di incarnazione, in cui l’arto robotico soprannumerario è in grado di diventare parte del corpo” ha aggiunto il dottor Arai. Ma non solo: il team ha scoperto anche che lo spazio peripersonale dei partecipanti si estendeva, includendo gli arti virtuali.

Esplorare i limiti

“Siamo riusciti a cogliere l’associazione positiva tra il cambiamento percettivo nell’integrazione visuo-tattile attorno agli arti robotici soprannumerari e il cambiamento di punteggio della valutazione soggettiva di sentire il numero dei propri arti aumentato” ha spiegato ancora il dottore. Il passo successivo sarà esaminare il potenziale comportamento cooperativo tra gli arti dei partecipanti nella realtà virtuale e quelli robotici virtuali. “Indagare i meccanismi e la dinamica della sensazione dell’arto soprannumerario qui riportata dal punto di vista delle neuroscienze cognitive sarà importante per esplorare i limiti della plasticità umana e la progettazione di sistemi di arti robotici soprannumerari” ha concluso Arai.