L’Umbria impone il ricovero per l’aborto farmacologico

L'Umbria impone tre giorni di ricovero dopo aver assunto i farmaci per l'aborto farmacologico

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L'Umbria e la delibera sull'aborto farmacologico

L’Umbria e la delibera sull’aborto farmacologico: la Regione Umbria ha deciso di cambiare le regole vigenti dei propri ospedali. In precedenza, una donna, dopo aver praticato l’aborto farmacologico sarebbe dovuta rimanere in day hospital.

Con la nuova delibera questa possibilità è stata rimossa. Ora, se una donna decide di abortire farmacologicamente è obbligata a fare tre giorni di ricovero. La decisione della Lega è stata fortemente criticata sia dall’opposizione che dalle associazioni per i diritti delle donne.

Le critiche alla delibera

Le critiche si sono concentrate principalmente sulla scelta della Lega di inserire la nuova regola all’interno delle linee guida per le attività sanitarie nella Fase 3. Infatti, secondo l’opposizione, imporre un ricovero aumenterebbe i rischi di contagio del virus. Inoltre, potrebbe essere un forte disincentivo alla pratica che è ritenuta più sicura rispetto all’aborto chirurgico.

Il centro destra, guidato dalla presidente Donatella Tesei, ha risposto appellandosi alle linee guida del ministero del 2010 “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza”. Sia queste che i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004,2005 e 2010, sostengono al necessità di un ricovero ordinario.

Tesei ha commentato dicendo che “in Italia c’è una legge, la 194, la applico. Le donne sono libere di scegliere, ma in sicurezza. Ma credo sia naturale voler difendere la vita. L’aborto farmacologico è una cosa delicata. Seguo le linee guida del ministero. Se dovessero cambiare, mi adeguerò”.

La situazione degli aborti in Italia

A causa delle linee guida che prevedono tre giorni di ricovero, solo poche strutture in Italia consentono la possibilità di scegliere tra aborto farmacologico e chirurgico.

In Italia, la percentuale di aborti farmacologici rispetto al totale delle interruzioni volontarie è il 17,8%. Una cifra misera se confrontata al 97% della Finlandia o al 93% della Svezia. In molti altri paesi l’aborto farmacologico viene fatto in day hospital o addirittura a casa. Infatti, all’estero anche medici di famiglia o ostetriche possono aiutarti ad interrompere la gravidanza.

L’aborto farmacologico è pericoloso?

Le percentuali dimostrano che nel 96,6% dei casi non vi sono effetti collaterali. In seguito all’emergenza coronavirus, è emerso un altro problema. Con l’obbligo di ricovero in ospedali spesso saturi, una donna potrebbe essere disincentivata a percorrere questo tipo di percorso.

Le regioni con l’obbligo di ricovero, hanno trovato un modo per aggirare il problema. Una donna potrebbe scegliere di dimettersi volontariamente in seguito all’assunzione della prima pillola. In seguito, potrebbe prenotare un nuovo ricovero dopo due giorni per portare a termine la terapia obbligatoria.

Data questa alternativa, è stato dimostrato come l’80% delle donne praticano la dimissione volontaria. Il dato sale fino al 90% in alcune regioni.

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