“Liberare Hong Kong” è contro la legge

"Liberare Hong Kong", lo slogan che chiede l'indipendenza, a quanto pare, è diventato fuori legge. Aumentano le preoccupazioni internazionali sulla repressione della libertà di parola

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Il popolare slogan di protesta ” liberare Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi” è considerato dal governo contro la legge. Perché? Indica sovversione o separatismo, e va in contrasto contro la nuova Legge sulla Sicurezza Nazionale imposta da Pechino.

Il grido di rivolta dei cittadini è ovunque, stampato sui vestiti, scarabocchiato su post-it attaccati ovunque nella città, impresso sui cartelli.

Non è ancora chiara l’opinione dei tribunali indipendenti sullo slogan, ma se confermassero l’idea del governo, questo alimenterebbe ancora di più i timori internazionali sulla nuova legge cinese. Questa norma che si impone contro la sovversione e il terrorismo, schiaccia la libertà di parola dei cittadini di Hong Kong.

Cosa significa “liberare Hong Kong?”

Lo slogan non è una semplice frase di protesta, delinea la volontà dei cittadini di essere indipendenti. Da anni gli abitanti di Hong Kong chiedono la separazione tra la Regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) dalla Repubblica popolare cinese.

Il governo ha ripetutamente tranquillizzato l’opinione pubblica, rassicurando che la nuova legge non delimiterà in alcun modo la libertà di parola dei propri cittadini.

Mercoledì, durante il 23° anniversario della ex colonia britannica al dominio cinese, numerose persone hanno manifestato contro la nuova legislazione. Quel giorno, la polizia ha arrestato 370 persone, di cui 10 coinvolte in “violazioni” della nuova legge.

La legge che soffoca la libertà di parola

Numerosi critici hanno espresso il loro disdegno contro la mancanza di trasparenza attorno alla legge e alla velocità con cui è stata promossa. La Cina ha infatti svelato i dettagli della legge solo martedì, per poi farla entrare in vigore mercoledì.

Lo scorso anno ci sono state molte proteste scatenate dal timore che Pechino stesse violando la libertà della città, minacciando la sua indipendenza giudiziaria imposta da una formula “un paese,due sistemi”. In risposta alle proteste, Pechino ha adottato la legge sulla sicurezza nazionale. Tuttavia, ancora oggi Pechino nega questa accusa.

Questa legge ha subito allarmato gli attivisti democratici e i gruppi per i diritti. Dopo poche ore dall’approvazione della norma, Demosisto, un gruppo che persegue la democrazia, si è sciolto. Tra i membri, Nathan Law ha dichiarato giovedì di aver lasciato l’hub finanziario globale.

Lo stesso Law ha scritto in un’intervista in Internet: “Le proteste di Hong Kong sono state una finestra per il mondo di riconoscere che la Cina sta diventando sempre più autoritaria.”

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