Abitare su Marte: potremo mai farlo?

Dopo aver conquistato la Luna, l'obbiettivo degli scienziati è capire se potremmo mai abitare su Marte, ma il Pianeta rosso non è così semplice da raggiungere

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abitare su Marte

Dopo la conquista della Luna, gli scienziati puntano più in alto e da anni si fanno la stessa domanda: è possibile abitare su Marte?

A partire da questa settimana, invieremo un’ondata di veicoli spaziali sul Pianeta rosso. L’obbiettivo è scoprire se Marte sia mai stato abitabile e se mai lo sarà ancora.

Per abitare su Marte serve l’ossigeno

Stati Uniti, Cina ed Emirati Arabi Uniti saranno inviati su Marte, destinati a un lungo viaggio di almeno sei mesi. Si pensa che l’anno prossimo raggiungeranno il Pianeta e dopo essere sbarcati inizieranno i primi test.

Il tempismo dei lanci è stato dettato da Marte stesso e dalle orbite terrestri. C’è infatti una sola finestra a metà luglio che permetterà, grazie alla vicinanza dei nostri due Pianeti, di compiere questo viaggio in soli sei mesi. Se i lanci falliscono o vengono posticipati, gli scienziati dovranno aspettare altri 26 mesi per compiere il viaggio.

La NASA sta inoltre inviando un rover Perseverance a sei ruote. La macchina ha le dimensioni di un’auto e ha il compito di perforare il pianeta per raccogliere campioni di roccia. Il robot è destinato ad esplodere, per testare un metodo per produrre ossigeno dall’atmosfera marziana. L’ossigeno servirà per gli astronauti che vivranno e lavoreranno sul pianeta in futuro.

Inoltre, senza ossigeno non si potrà abitare su Marte. Per questo motivo l’esperimento sarà di vitale importanza.

Su Marte c’erano laghi?

Il principale obbiettivo di queste spedizioni sarà capire se il Pianeta sia mai stato abitato. Gli scienziati ritengono che avesse fiumi, laghi e oceani. Una condizione adatta a far nascere organismi semplici e piccoli. Ma sarà vero?

Ken Farley, scienziato del progetto Perseverance ha dichiarato: “Cercare di confermare l’esistenza della vita su un altro pianeta, ha un onere di prova molto elevato”.

Una serie di fallimenti

Le missioni su Marte raramente hanno successo, solo gli USA sono riusciti a mettere un veicolo spaziale sulla superficie del pianeta. Dopo la prima vittoria, gli americani lo hanno rifatto otto volte.

Tuttavia, non è sempre andata così bene. Più della metà dei veicoli spaziali inviati sul Pianeta è esplosa, bruciata o schiantata in superficie. Tra questi fallimenti ricordiamo il tentativo della Cina in collaborazione con la Russia nel 2011.

Questa volta, il primo veicolo spaziale a tentare la fortuna sarà quello degli Emirati Arabi Uniti. Il veicolo si chiama Amal, che significa speranza in arabo, e dovrebbe essere lanciato questo mercoledì dal Giappone.

I sette minuti di terrore per abitare su Marte

Amal sarà controllata da Dubai e studierà l’atmosfera e il clima marziano da un’alta orbita. Il Lander cinese partirà invece il 23 luglio. Infine li raggiungerà la NASA il 30 luglio.

Il rover Perseverance ha come obbiettivo di atterraggio il cratere Jezero,un antico delta fluviale nonché ex lago.

Sia la Nasa che i veicoli cinesi dovranno precipitare nell’atmosfera di Marte prima dell’atterraggio. Questa manovra è stata soprannominata “i sette minuti di terrore“, a causa dell’alto tasso di fallimenti che l’hanno sempre caratterizzata.

Inoltre, gli ostacoli non finiranno dopo i sette minuti di terrore. Il cratere Jezero è piano di pericoli per il rover, tra i quali massi, scogliere, dune di sabbia e depressioni. Ognuno di questi potrebbe mettere fine alla missione.

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