Nell’ultimo periodo ha fatto discutere l’eventualità che il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika possa correre per il quinto mandato, eventualità, questa, che potrebbe concretizzarsi il 18 aprile prossimo.

L’annuncio non è stato accolto con favore dalla popolazion: manifestazioni di protesta, infatti, si sono svolte sia nelle città alegerine che a Parigi.

Il primo ministro algerino Ahmed Ouyahia, intervistato da France24, ha dichiarato che queste manifestazioni non rappresentano il pensiero del Paese, anzi, ha sottolineato che la maggioranza della popolazione vuole che Bouteflika resti al potere.

Il primo ministro algerino potrebbe avere ragione, e puo darsi che la maggioranza degli algerini voglia che Bouteflika, per i risultati conseguiti, continui a guidare il Paese, ma come può un presidente gravemente malato, che ha bisogno di assistenza per spostarsi, guidare un Paese?

Non c’è proprio nessun altro candidato che sia in condizioni migliori e che possa essere il prossimo presidente della Repubblica dell’Algeria? Perchè insistere tanto sulla candidatura di Bouteflika, il quale, salvo ripensamenti dell’ultima ora, vincerà anche questa volta?

Forse conoscere un po’ la vita politica di Bouteflika aiuterà a comprendere i motivi di tanta insistenza per il suo quinto mandato.

Carriera politica

La carriera politica di Bouteflika iniziò nel 1962, quando l’Algeria ottenne l’indipendenza dalla Francia. Membro dell’Assemblea costituente, divenne ministro della gioventù e dello sport sotto la presidenza di Ahmed Ben Bella (rovesciato da un colpo di Stato militare nel 1965).

Sotto la presidenza di Houari Boumédiène, Bouteflika fu nominato ministro degli esteri e nel 1974-75, presiedendo in questo periodo anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Un anno molto significativo per Bouteflika fu il 1979, perchè in quel periodo si apriva la succesione alla presidenza Boumédiène, morto l’anno precedente a causa di una malattia del sangue.

Sebbene Bouteflika riponesse molta fiducia nella speranza di essere nominato successore di Boumédiène, le sue aspettative svanirono, quando l’esercito nominò presidente Chadli Bendjedid.

In effetti, dopo questa delusione politca, l’odierno presidente fu marginalizzato dalla vita politica del Paese. C’è chi sostiene che ciò dipese da uno scandalo finanziario in cui era stato coinvolto, quando era ministro degli esteri.

Dal 1983 visse una vita da esule ed emigrò negli Emirati, poi in Francia e in Svizzera. Alla fine degli anni ’80 fece ritorno in Algeria e entrò a far parte del Comitato Centrale del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN).

Nel 1992 l’esercito entrò a gamba tesa nelle elezioni legislative per impedire la vittoria del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), scatenando una guerra civile perpetuatasi per 10 anni.

Quando il presidente M. Boudiaf fu assassinato nel 1992, due anni dopo i militari offrirono la carica di Presidente a Buoteflika, il quale rifiutò e al suo posto fu nominato il generale Liamine Zéroual.

Presidenza Bouteflika

Alle elezioni del 1999 Bouteflika riuscì a farsi eleggere con il 74% dei voti. Quest’elezione fu accompagnata da voci che alludevano a possibili brogli elettorali. Per placare gli animi, il neo presidnte organizzò un referndum sulle sue politiche, che vinse con l’81% delle preferenze, anche in questo caso non mancarono accenni a brogli elettorali.

Sotto il profilo economico, durante il suo primo mandato, il Paese connobbe un periodo di rinascita, grazie al suo piano quinquennale (2000-2005), che mirava ad un aumento della produzione agricola e ad un ampliamento urbanistico.

In politica estera, Buoteflika contribuì in modo significativo al Trattato di pace di Algeri tra l’Eritrea e l’Etiopia (2000) e firmò un trattato di amicizia con la Spagna nel 2002.

Nel 2003 egli invitò in Algeria il presidente francese Jacques Chirac, questa visita rappresentò il preludio alla firma del trattato di amicizia franco-algerino bloccato quando l’Algeria protestò a causa di una legge francese che imponeva di trattare il periodo coloniale francese in modo positivo, soprattutto in Nord Africa .

Durante il suo primo mandato, i rapporti con il Marocco raggiunsero il massimo della tensione a causa degli scontri diplomatici con il Sahara occidentale.

Si pose poco dopo la sua elezione, la questione della Cabilia, regione a est di Algeri. La popolazione di origine berbera chiedeva che la propria lingua fosse riconosciuta al livello nazionale, ma Bouteflika si oppose a questa richiesta, dichiarando che la lingua berbera non sarebbe mai divenuta lingua ufficiale dell’Algeria.

Significativo è il discorso che egli tenne nel 2001 in occasione della crisi cabila, soprannominata anche “Primavera nera”, perchè si espresse in arabo classico, dimostrando di non voler tenere in considerazione le rivendicazioni dei cabiliti.

Il motivo scatenante della Primavera nera fu l’arresto e l’uccisione di un attivista cabilo da parte della gendarmeria. Più tardi, forse anche per distendere le tensioni, Bouteflika avrebbe fatto delle concessioni in favore dei cabiliti, come il ritiro della gendarmeria dalla Cabialia e riconoscendo la lingua berbera come lingua nazionale ma non ufficiale.

Mandati successivi

Dal 1999 in poi, Bouteflika rimarrà sempre al potere. Ecco in sintesi quali sono gli eventi significativi delle sue successive presidenze.

Nel 2008 durante il suo secondo mandato, Bouteflika operò delle modifiche costituzionali, grazie alle quali potè candidarsi per la terza volta.

E’ proprio durante la sua seconda presidenza che egli darà inizio ai processi di privatizzazione, mettendo in vendita 1.300 aziende del settore pubblico.

Durante il suo terzo mandato, iniziato nell’aprile del 2009, il presidente algerino affrontò il problema della disoccupazione, con un piano che portò alla creazione, a detta sua, di tre milioni di posti di lavoro e adottò dei piani urbanistici per risolvere il problema della penuria degli alloggi. .

Un’ennesima modifica costituzionale permise a Bouteflika di candidarsi per le presidenziali del 2014, al fine di ottenere un quarto mandato.

Questa volta il presidente condusse il suo quarto mandato in sedia a rotelle, a causa di un ictus che lo aveva colpito l’anno precedente.

Sebbene indebolito fisicamente, Bouteflika concentrò le sue energie in una complessa riforma dei servizi segreti militari che portò al pensionamento il generale Toufik.

Dopo questa riforma, in ambito economico, nel 2017 egli tenne un discorso alla televisione di stato, nel quale, ordinò di ridurre le importazioni e di ridurre il debito estero.

Un quinto mandato?

Come si diceva all’inizio, un quinto mandato di Bouteflika è probabile ma viste le condizioni fisiche in cui versa, non sarebbe una buona idea. Perchè lasciare che un presidente ormai non più capace di governare il Paese, continui a mantenere il potere?

Forse perchè la sua candidatura fa comodo non solo all’establishment algerino, ma anche alle potenze straniere.

La Francia, ad esempio, sarebbe favorevole ad un’ennesima candidatura di Bouteflika, per vantaggi energetici.

Non bisogna dimenticare che l’Ageria è il maggiore fornitore di gas e petrolio dell’Europa, una sua eventuale destabilizzazione metterebbe a rischio queste forniture energetiche.

Le manifestazioni che si stanno svolgendo in questi giorni nelle città algerine ed a Parigi hanno come scopo di scongiurare un quinto mandato di Bouteflika, ma vogliono anche dimostrare che l’Algeria vuole cambiare passo. L’establishment politico locale e internazionale non sembrano d’accordo in alcun modo nell’ accogliere le richieste della piazza.

Un muro contro muro di cui non è facile prevedere gli effetti, ma una cosa è certa: esso non porterà a nulla di buono per il popolo algerino.






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