Dopo settimane di proteste sia interne che estere, alla fine l’ottantaduenne Abdel al-Aziz Bouteflika, alla guida del Paese da 10 anni, ma protagonista della politica algerina sin dalla sua indipendenza (1962), ha deciso di cedere alle richieste della piazza e farsi da parte.

Insomma dopo settimane caratterizzate da un braccio di ferro tra governo e manifestanti, in cui l’ ex premier Ahmed Ouyahia (ora sostituito da Noureddine Bedoui) minacciava la piazza alludendo al fatto che le proteste avrebbero avuto gli esiti nefasti della rivoluzione siriana, Bouteflika ha annunciato la sua intenzione di rinunciare alla canditatura a un quinto mandato.

La domanda che ci si pone è: cosa succederà adesso? i manifestanti hanno davvero vinto? O l’ establishment è in ritirata strategica?

Prima di tutto bisogna dire che, come è accaduto dopo le rivoluzioni egiziane (2011 e 2013), la fase di transizione, prima delle elezioni, è stata guidata da un presidente ad interim.

Diversi nomi sono stati fatti per l’assunzione di questo delicato compito, eccoli qui di seguito.

Nomi papabili per la transizione

L’ottantatrenne Djamila Bouhired è uno dei nomi fatti. Il motivo? E’ uno dei personaggi simbolo dell’indipendenza algerina e delle proteste di questi ultimi giorni.

L’avvocato ed ex presidente della Lega algerina per i diritti dell’uomo Moustafà Bouchachi è un altro dei nomi in lizza per la presidenza, secondo alcuni, quest’ultimo incontrerebbe il favore della piazza.

Tra le personalità spicca anche quello del generale Toufik, ex capo dei servizi segreti algerini.

Un altro nome che è stato fatto all’inizio delle agitazioni di piazza, è quello dell’ottantacinquenne Lakhadar Brahimi, secondo alcuni, quest’ultimo è l’uomo più adatto per guidare il Paese durante la delicata fase di transizione.

Brahimi è un uomo politico di lungo corso, avendo partecipato allo sciopero generale degli studenti algerini, che il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) proclamò nel 1956. E’ stato segretario generale del Ministero degli affari esteri, poi ambasciatore in Egitto e Alto rappresentante della Lega araba e delle Nazioni Unite nel mondo.

Dal 1991-92 ha ricoperto, in patria, la carica di Ministro degli Affari Esteri ed è stato artefice degli accordi di Ta’if che hanno messo fine alla guerra civile libanese (1975-1990).

Come si diceva, egli sarebbe l’uomo adatto per questa fase delicata, visto anche il suo carattere fermo e diplomatico, che lo ha portato ad essere designato rappresentante speciale per l’Afghanistan e l’Iraq nel 2001; senza contare, poi, il suo impegno per porre fine alla guerra civile libanese, poc’anzi accennata.

Nonostante Brahimi durante la sua carriera si sia trovato ad affrontare crisi internazionali difficili, la sua potenziale gestione della fase di transizione, potrebbe rappresenatare un problema di non facile soluzione, poichè egli si troverebbe a fare i conti con un apparato amministrativo logoro e corrotto.

Da quando è al potere, Bouteflika stesso ha sempre promesso di combattere la corruzione, ma è rimasta una vana promessa. Forse Brahimi potrà porre un freno alla corruzione dilagante, in modo tale che il Paese vada alle urne con più serenità, e forse, vista la sua personalità integerrima, se si candidasse lui per la presidenza, potrebbe essere una valida alternativa a Bouteflika.

Perchè Bouteflika ha ritirato la sua candidatura?

La domanda che tutti si pongono è: perchè Bouteflika ha ritirato la sua candidatura?

Nel 2013 l’attuale presidente è stato colpito da un ictus che lo ha costretto a muoversi sulla sedia a rotelle, da allora le sue apparizioni pubbliche sono state sporadiche e così pure le sue visite ufficiali all’estero.

Detto ciò, può darsi che, oggi, le sue condizioni di salute si siano aggravate e l’abbiano costretto a rinunciare ad un quinto mandato, poichè gli impegni che la presidenza della repubblica comporta, potrebbero influire negativamente sulla sua salute, già abbastanza compromessa.

L’altro fattore che lo ha indotto forse a prendere questa decisione, potrebbe essere rappresentato dalle imponenti manifestazioni che si sono svolte, e che sono tutt’ora in corso, contro una sua eventuale ricandidatura.

Negli ultimi giorni, tra l’altro, si sta facendo largo un’ulterire ipotesi che sta inasprendo ancora di più gli animi, ossia, la possibilità che le elezioni di aprile siano rimandate a data da destinarsi, almeno sino a dopo l’approvazione di una nuova Costituzione tramite referendum.

La notizia che sconvolge di più è che per fare tutto questo, si sta pensando di prorogare l’attuale mandato di Bouteflika. Sul punto i giuristi algerini sono divisi, poichè una parte ritiene che questa manovra sia costituzionalmente legittima, basando la propria opinione sull’articolo 107 della Costituzione (2016), che concede al Presidente della Repubblica il potere di dichiarare lo stato d’emergenza, rimanendo così in carica il tempo necessario.

Un’altra parte di giuristi, invece, non è affatto d’accordo poichè il Paese non vive condizioni gravi, tali per cui dichiarare lo stato d’emergenza.

L’ipotesi di un prolungamento del mandato di Bouteflika ha incontrato l’opposizione anche della piazza che, come già affermato poc’anzi, chiede un cambio di passo immediato e che le elezioni si svolgano come stabilito.

Questo colpo di scena vuol dire solo una cosa: l’entourage di Bouteflika sta prendendo tempo, forse per riorganizzarsi e per prendere le dovute contro misure che salvino i suoi interessi.

In questa fase di transizione, bisogna porre molta attenzione alle mosse dell’establishment uscente, poichè dopo tanti anni di governo, esso ha creato legami con tutti gli apparati dello Stato tra cui le forze armate; quest’ultime valuteranno con estrema attenzione i prossimi candidati e soprattutto le loro politiche riguardanti gli interessi dell’esercito che, fino ad adesso, Bouteflika ha protetto.

Viste le attuali condizioni di salute del presidente uscente, rieleggerlo sarebbe un errore grave, poichè il Paese nord africano ha bisogno di politiche che lo facciano uscire dal vortice di corruzione in cui si trova.

Un tassista contrario alla rielezione di Bouteflika ha detto: “Abbiamo sconfitto i sostenitori di un quinto mandato”.

Chi può saperlo, forse costui ha ragione, ma occorre tempo per esserne sicuri.




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