Bose chiude i negozi fisici e punta sul commercio online

0
276
Bose chiuderà 119 negozi in tutto il mondo.

L’e-commerce continua a fare proseliti in tutto il mondo, e quanto deciso in questi giorni dall’azienda Bose non fa altro che confermare la veloce avanzata della vendita online. La società statunitense, che dal 1964 si occupa di apparecchiature audio, ha comunicato che prossimamente verranno chiusi tutti i suoi negozi fisici dislocati tra Europa, America Settentrionale, Australia e Giappone. Una presa di posizione che in un primo momento ha lasciato senza parole, facendo pensare ad una probabile crisi finanziaria, ma che in realtà è dettata da una precisa strategia di marketing.

Bose: ecco in quali Paesi chiuderanno i negozi.

Nel comunicato ufficiale diramato dall’azienda americana si legge, infatti, che ormai le cuffie, gli strumenti audio e gli altoparlanti vengono venduti soprattutto tramite le transazioni sul web, e per questo motivo i vertici del brand di Framingham hanno preferito procedere con la chiusura degli esercizi commerciali che, inevitabilmente, mette a serio rischio il futuro di tanti lavoratori.

Bose aveva inaugurato la sua catena mondiale di negozi nel 1993, e nel giro di pochi anni questi si erano moltiplicati soprattutto negli Stati Uniti. L’iniziativa era stata presa per far sì che i clienti potessero accedere e vedere da vicino i vari prodotti del noto marchio che, nel tempo, sono andati ben oltre le tradizionali cuffie. I costanti progressi della tecnologia hanno permesso all’azienda del Massachusetts di immettere sul mercato anche gli altoparlanti portatili e gli innovativi occhiali da sole «smart», capaci di fungere pure da auricolari.

Tra gli aspetti più preoccupanti dell’annuncio della prossima chiusura di numerosi negozi in diversi Paesi, c’è il silenzio della società circa il numero dei suoi dipendenti che perderanno a breve il lavoro. Infatti, a parte un breve passaggio in cui è stato chiarito che queste persone riceveranno un’adeguata assistenza, il documento sottolinea che: «Ulteriori dettagli, incluso il numero di dipendenti interessati, rimarranno privati».

Bose: sono circa 119 i negozi che verranno chiusi

Colette Burke, vicepresidente del settore vendite globali di Bose, nel comunicato diffuso in questi giorni ha spiegato che, quando sono stati aperti i primi esercizi commerciali, questi sono risultati utili per dare a tutti i clienti la possibilità di informarsi sui prodotti e di testarne da vicino la funzionalità e la qualità anche attraverso delle dimostrazioni pratiche. La situazione ha cominciato a cambiare quando, con l’avvento degli smartphone, la società ha cominciato a cambiare la sua produzione, rivolgendosi maggiormente alla strumentazione e agli accessori per dispositivi mobili come Wi-Fi e Bluetooth.

Bose punta sull’e-commerce per il futuro.

E così sono arrivati gli auricolari sportivi wireless, le cuffie che cancellano i rumori molesti, gli altoparlanti portatili e persino quelli «intelligenti». Al contempo, sono mutate anche le abitudini della clientela, che ha preferito rivolgersi sempre di più all’e-commerce, effettuando acquisti online tramite i canali e i siti ufficiali dell’azienda americana.

Acquisti online: il 31% dei consumatori si fida, la maggioranza teme le truffe

Dunque, siccome l’obiettivo del brand è sempre stato quello di venire incontro alle esigenze delle persone, si è reso necessario intervenire in questo senso, sancendo la fine dell’attività per circa 119 negozi sparsi per il mondo tra Nord America, Giappone, Europa e Australia. La dirigente non ha nascosto che si è trattato di una decisione sofferta perché va ad abbattersi su un team di lavoratori che, per impegno, vicinanza ai clienti e competenza: «Ci rendono orgogliosi ogni giorno». Per questo motivo, l’azienda garantirà piena assistenza ai dipendenti nel corso dei licenziamenti che verranno operati in seguito alla chiusura dei vari rivenditori ufficiali.

In realtà, ci saranno ancora alcuni esercizi commerciali fisici che continueranno a svolgere le proprie mansioni di assistenza e vendita. Si tratta di 130 negozi all’incirca che opereranno negli Emirati Arabi Uniti, in Cina, in Corea del Sud, in India e nel Sud-est asiatico, probabilmente luoghi in cui non si è ancora verificato il boom dell’e-commerce.  

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here