Bosch attacca l’Europa: “pensano solo all’elettrico”

L'AD dell'azienda tedesca della componentistica critica le politiche dell'Unione sulla mobilità

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La Bosch torna a criticare l’Europa sulla politica in fatto di auto. Già lo scorso anno, l’azienda tedesca leader della componentistica per il settore automotive aveva già criitcato la politica del Vecchio Continente sull’auto elettrica, accusandola di sottovalutarne l’impatto ambientale. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato Volkmar Denner ha rilanciato, sostenendo che l’UE dovrebbe concentrarsi anche sulle altre tecnologie. Si tratta di un segnale importante da parte del settore, che dimostra come il settore non sia così compatto sull’elettrico come potrebbe sembrare. Denner, tra l’altro, aveva già criticato l’Unione sulle normative Euro 7, accusandola di voler imporre dei limiti irrealistici.


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Entrando più nel dettaglio, Denner accusa l’Europa di voler imporre una sola via per la decarbonizzazione del trasporto, invece di consentire alle varie tecnologie di maturare. “Le iniziative per il clima non devono riguardare la fine del motore a combustione interna, ma la fine dei combustibili fossili“, ha detto il CEO. “L’elettromobilità rende il trasporto su strada a emissioni zero, ma lo stesso vale per i combustibili rinnovabili”. Sull’elettrico, Denner accusa l’UE di reticenza riguardo il tema dell’occupazione: l’elettrico infatti farà sparire molti posti di lavoro, essendo inferiore il numero di componenti da costruire. La Bosch sta investendo in tutti settori della mobilità del futuro: sull’elettrico ha messo sul piatto ben 5 miliardi di Euro, ed un miliardo per l’idrogeno. Ma continuerà a sviluppare componenti per i motori a pistoni “per almeno altri 20 o 30 anni“, come ha confermato lo stesso Denner.


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Secondo Denner, per vincere la sfida climatica serve un confronto tra tecnologie differenti. Per spiegarlo, ha fatto l’esempio della gara tra Stati Uniti e Unione Sovietica per lo sbarco sulla Luna (vinto dagli USA). “La mobilità a impatto zero è un obiettivo ambizioso, quasi quanto lo era volare sulla Luna negli anni 60. Ma invece di limitarsi a fissare il grande obiettivo del ‘primo uomo sulla Luna’ e lasciare che gli ingegneri decidano come raggiungerlo, come fece all’epoca il presidente degli Stati Uniti Kennedy, la Commissione europea sta facendo le cose al contrario. Con una simile politica, che equivale a un monopolio tecnologico, lo sbarco sulla Luna non avrebbe avuto successo. Se la società vuole veramente un’azione al riguardo, è essenziale non mettere uno contro l’altro gli approcci tecnologici. Dobbiamo, invece, combinarli“.