Borsellino quater: in appello confermati gli ergastoli, prescrizione per Scarantino

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Nella sentenza del processo Borsellino quater, la corte d’assise d’appello di Caltanissetta ha confermato gli ergastoli per i boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, reato prescritto per Vincenzo Scarantino.

La corte d’assise d’appello di Caltanissetta, confermando la sentenza di primo grado del medesimo tribunale, ha confermato le condanne all’ergastolo dei boss mafiosi Salvatore Madonia e Vittorio Tutino come mandanti della strage di via D’Amelio. I falsi collaboratori di Giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta sono stati condannati a dieci anni di carcere ciascuno. La posizione di Vincenzo Scarantino, ex collaboratore di giustizia, indagato per aver depistato le indagini, è stata archiviata.

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Il processo Borsellino quater, partito grazie alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, ex killer del clan mafioso di Brancaccio, che con le sue rivelazioni ha svelato la falsità delle dichiarazioni di Scarantino, è quindi giunto al termine del secondo grado di giudizio. La sentenza dei giudici d’appello ha confermato totalmente l’impianto accusatorio della procura generale guidata da Lia Sava.

Le indagini sulle stragi mafiose del 1992 stanno continuando incessantemente, tanto che, al tribunale di Caltanissetta è in corso il processo contro tre poliziotti che avrebbero avuto un ruolo chiave nell’aiutare Vincenzo Scarantino a depistare le indagini.

Il giudice Paolo Borsellino

La corte d’assise di Caltanissetta, nella sentenza di secondo grado, afferma che “E’ lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso (la strage di via D’Amelio ndr), con specifico riferimento ad alcuni elementi”. La sentenza prosegue poi dicendo che a Scarantino vennero suggerite circostanze corrispondenti al vero (come il furto della fiat 126 mediante rottura del bloccasterzo); tali circostanze, secondo i giudici “sarebbero state suggerite a Scarantino da soggetti terzi, i quali, a loro volta, le avevano apprese da ulteriori fonti rimaste occulte”

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Il processo Borsellino quater: un altro tassello per giungere alla verità

Il processo Borsellino quater è partito grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, membro di Cosa Nostra che nel 2008 iniziò a collaborare con gli inquirenti. Spatuzza dichiarò di avere commesso il furto della Fiat 126 (che fu poi fatta saltare in aria in via D’Amelio) l’8 luglio 1992, undici giorni prima dell’attentato su ordine di Cristofaro Cannella e Giuseppe Graviano. Dopo il furto, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, la 126 sarebbe stata portata nell’autofficina di Maurizio Costa dove vennero riparati i freni e la frizione e, il giorno prima dell’attentato l’auto sarebbe stata spostata in un garage nei pressi di via D’Amelio dove fu imbottita di esplosivo da Lorenzo Tinnirello e Francesco Tagliavia.

Queste dichiarazioni, in contrasto con quanto da sempre sostenuto dai pentiti Scandura e Scarantino, sono state fin da subito ritenute credibili da parte degli inquirenti, i quali sulla base di queste rivelazioni hanno potuto riaprire le indagini e i processi sull’attentato del 19 luglio 1992.

Nonostante i depistaggi, le verità non dette e i vari segreti che ancora dopo ventisette anni fanno da contorno alla strage di via D’Amelio, gli inquirenti sono impegnati a fare chiarezza e dare giustizia al Magistrato Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta, vittime dell’arroganza mafiosa in una calda domenica dell’estate 1992.

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