Borsa Usa mossa dai millenial

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Traders work on the floor at the closing bell of the Dow Jones Industrial Average at the New York Stock Exchange on December 20, 2017 in New York. / AFP PHOTO / Bryan R. Smith (Photo credit should read BRYAN R. SMITH/AFP/Getty Images)

Le ultime performance della S&P500 hanno convinto molti che sono solo valutazioni sospinte da millenial e non una ripresa dell’economia reale.

Solo negli ultimi tre mesi l’indice S&P 500 ha potuto realizzare una performance del 7,86% (dato aggiornato al 15 ottobre). E le prestazioni da inizio anno, nonostante il marasma provocato dalla pandemia, non sono molto differenti (+7,35%).

Per molti scettici la ripresa a forma di “V” non ci sarà per l’economia reale, anche se fino ad ora i mercati hanno mostrato altro.

Nelle ultime quattro sedute la borsa Usa ha visto un ritracciamento, stimolando riflessioni spesso contrastanti sulla direzione che potranno prendere i mercati nelle prossime settimane.
Il presidente e portfolio manager di Smead Capital Management, Cole Smead, è convinto che la crescita stupefacente delle valutazioni azionarie sia stata pompata con forza dall’avidità di una nuova generazione di investitori-millennial “giovani e incoscienti”.

Secondo il presidente della Smead Capital Management parte del fenomeno lo si può osservare dalla consistenza del mercato delle opzioni call. I piccoli risparmiatori avrebbero acquistato 500 miliardi di dollari in queste particolari opzioni che permettono di beneficiare di un’eventuale salita dei mercati nelle quattro settimane successive alla sottoscrizione del contratto. Si tratta, nella gran parte dei casi, di scommesse puramente speculative.
“Nel ’99 il mercato retail di queste opzioni valeva 100 miliardi di dollari; nel 2007, 100 miliardi” ovvero ha ricordato Smead, precisando che “tutte quelle opzioni call là fuori” dimostrano “cosa stanno facendo gli investitori giovani e incoscienti”.

Valutazioni azionarie “da incubo”

Questo desiderio di cavalcare la volatilità seguita allo scoppio della crisi-Covid avrebbe dunque condotto le valutazioni azionarie, espresse dal rapporto prezzi/utili, a livelli da “incubo”, ha dichiarato Smead.

Laddove, per intendersi, “l’incubo” risiede in una potenziale sopravvalutazione dei titoli che potrebbe condurre a nuove vampate di volatilità nel prossimo futuro. Allo stato attuale il rapporto P/E risulta il 50% più elevato della media degli ultimi 10 anni per l’S&P 500.

“Gli acquisti, che sono andati avanti ad agosto e settembre è un fenomeno che viene una volta ogni 10 anni che non abbiamo mai visto come oggi: tra i millennial e nelle scelte di assunzione dei rischi si è fatta strada l’avversione verso le obbligazioni, con la preferenza verso azioni americani sovrapprezzate. E’ un fenomeno da record”, ha detto Smead alla Cnbc.

La previsione di Smead è che i mercati potrebbero andare presto in picchiata nonostante il sostegno della Federal Reserve: quest’ultima, secondo l’analista, “non può salvare tutto un mercato azionario”.

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