Borromini: l’artista che contribuì allo splendore di Roma

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Francesco Borromini è nato il 25 settembre 1599.

Una personalità controversa, schiva e sofferente di una rivalità con Gian Lorenzo Bernini che sarebbe arrivata a divorargli l’anima. Tutto questo era Francesco Borromini, ma soprattutto è stato un grande artista che, con il suo lavoro e un talento cristallino, ha contribuito ad arricchire di ulteriore splendore San Pietro e la città di Roma. Il grande architetto nacque a Bissone, nei pressi del lago di Lugano, il 25 settembre 1599, e il suo nome all’anagrafe era Francesco Castelli. Ancora oggi si discute dei motivi che lo portarono a scegliere Borromini come nome con il quale firmò i suoi capolavori.

Cominciò a usare il «cognome d’arte» intorno al 1628, e si presume che lo abbia fatto per distinguersi rispetto ai numerosi Castelli che in quel periodo appartenevano a delle rinomate famiglie di maestranze edilizie romane. Borromini apparteneva già in qualche modo alla sua famiglia: la nonna, infatti, aveva avuto come secondo marito Giovanni Pietro Brumino, e anche il padre dell’artista spesso veniva chiamato Brumino. Secondo un’altra teoria, invece, la scelta potrebbe essere stata un omaggio ad uno dei santi più venerati in Lombardia in quegli anni, Carlo Borromeo.

La storica rivalità tra Borromini e Bernini.

Mosse i suoi primi passi a Milano, dove lavorò come scalpellino alla Fabbrica del Duomo. Dietro volontà del suo primo maestro, Carlo Maderno, si trasferì a Roma nel 1619 per dare il suo contributo alla Fabbrica di San Pietro. Nella capitale Borromini entrò in contatto con la magnificenza dell’arte di Michelangelo e ne fu così colpito che da quel momento volle farne il modello principale della sua ispirazione.

Quando morì Maderno, l’architetto di Bissone affiancò Gian Lorenzo Bernini nella realizzazione del Baldacchino di San Pietro che oggi viene definito forse troppo superficialmente il Baldacchino del Bernini. I rapporti con lo scultore e pittore napoletano si fecero ben presto tesi per delle diversità di vedute che spinsero poi Borromini ad andare avanti da solo per la sua strada, occupandosi del progetto della chiesa e del chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane, conosciuta anche come San Carlino.

Francesco Borromini: la collaborazione con Papa Innocenzo X e i conflitti interiori

Si ritiene che Borromini e Bernini non siano andati d’accordo per i rispettivi modi troppo distanti di vedere l’arte. Il primo, essendo prettamente un grande architetto, preferiva concentrarsi proprio sugli aspetti architettonici dei progetti, diventando uno dei grandi esponenti del Barocco. Il secondo, da pittore, scultore e architetto, tendeva probabilmente ad avere una concezione più universale dell’arte, abbracciando vari campi e manifestando una personalità più estrosa ed eccentrica che strideva con quella riservata del suo ex collaboratore.

Messosi in proprio, Francesco Borromini eseguì anche dei lavori di ammodernamento dei Palazzi Spada e Falconieri. Nel 1637 invece partì il progetto atto alla realizzazione dell’Oratorio e del Convento dei Padri Filippini che portò a termine nel 1649. Qui si vede chiaramente la sua tecnica che prevede una sapiente alternanza tra superfici convesse e concave, una delle peculiarità del suo stile Barocco. Nel 1642-1660 fu la volta della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, di cui ancora oggi è possibile ammirare la rivoluzionaria pianta centrale costituita da due triangoli equilateri che vanno ad intersecarsi, mentre intorno si alternano tre absidi e tre nicchie. Lo stesso motivo si ripete nel tiburio, l’elemento architettonico che protegge la cupola, e anche nella lanterna.

Nel 1646 cominciò per Francesco Borromini il connubio con Papa Innocenzo X. Questi infatti gli affidò l’incarico di ristrutturare la Chiesa di San Giovanni in Laterano. L’architetto puntò a trovare il giusto equilibrio tra un’attenta opera di conservazione dell’antica basilica e i problemi statici che erano emersi nell’edificio, andando ad inglobare coppie di colonne all’interno di ampi pilastri. Gli ottimi rapporti con il pontefice si interruppero bruscamente nel 1657 in seguito ad un diverbio sorto per il progetto della Chiesa di Sant’Agnese di Piazza Navona. Si aprì per l’artista un duro periodo di sofferenza interiore che non riuscì a superare nemmeno dopo aver dato alla luce il meraviglioso Collegio di Propaganda Fide.

Papa Innocenzo X fu uno dei principali estimatori del Borromini.

Le cronache dell’epoca e gli studi storici riportano di un Francesco Borromini come una persona solitaria, piuttosto schiva, tendente alla tristezza e facilmente irascibile. Durante la sua esistenza risentì molto della rivalità con il Bernini, dal quale era distante non solo per scelte artistiche ma anche per carattere, giacché il genio napoletano era piuttosto solare, estroso e propenso a stringere rapporti umani. Nonostante ciò, fu proprio l’architetto di Lugano a godere della considerazione e del mecenatismo di Papa Innocenzo X. Sembra che il Santo Padre, nonostante i dissidi che lo costrinsero ad allontanarlo, abbia sempre avuto una totale ammirazione per Borromini.

Francesco Borromini genio tormentato

Purtroppo la tendenza alla depressione, l’irrefrenabile rivalità con il Bernini (soffrì profondamente per i successi e la fama dell’artista partenopeo) e anche alcune vicende poco piacevoli, come il litigio con Innocenzo X, ne minarono irrimediabilmente la serenità e gli equilibri psichici. E così il 3 agosto 1667, al culmine dei suoi dissidi interiori, Francesco Borromini decise di suicidarsi lanciandosi contro la lama di una spada.

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