Boris Pahor: lo scrittore modello di “dignità e libertà”

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Boris Pahor è un insegnante e scrittore di origine slovena, con cittadinanza italiana. Inoltre, la terra di origine dell’ autore diviene il soggetto di vita dello stesso. Pahor, rappresenta il riferimento letterario e sociale, di giovani studiosi sloveni, poiché sostiene gli ideali di libertà e dignità dell’ individuo. A fronte di ciò, l’ autore pone l’ attenzione nelle sue opere, sulla difesa di temi come “l’ umiliazione e l’ offesa alla persona”.

Boris Pahor e la biografia

Boris Pahor nasce a Trieste il 26 agosto del 1913. In realtà, agli inizi del novecento, il territorio attuale italiano di Trieste, corrisponde al Impero austroungarico dell’ epoca. I genitori sono Franc Pahor e Marija Ambrožič. Tuttavia, Boris assiste da bambino all’ incendio del “Narodni dom”, che corrisponde alla sede centrale slovena, di Trieste. A fronte di ciò, il fatto segna profondamente l’ esistenza di Boris. Di conseguenza, nelle future opere letterarie dello scrittore emergono contenuti, in cui lo stesso autore rivive il fatto. Boris frequenta gli studi nel seminario di “Capodistria”, per decisione della famiglia, che non completa.

Boris Pahor entra nell’ esercito

Tuttavia, Boris instaura molte amicizie con studenti ed intellettuali sloveni, come Stanko Vuk, Zorko Jelinčič ed altri. Nel 1940, Pahor entra nell’ esercito per la Libia e quando ritorna a Trieste trova l’ occupazione tedesca. A fronte di ciò, i tedeschi rinchiudono Pahor, nei campi di concentramento. A fine guerra, Pahor lavora come redattore per la rivista di Trieste “Zaliv” ed inizia a scrivere diverse opere letterarie. A ragion per cui, lo scrittore crea romanzi, racconti e saggi.  

Boris Pahor e la prima opera letteraria

Pahor stringe stretti rapporti, con famosi personaggi sloveni della cultura, come: Stanko Vuk, Dušan Jelinčič, Augusto Černigoj, Lojze Spacal, Edvard Kocbek. Inoltre, tra le conoscenze dello scrittore figura Alojz Rebula, con il quale pubblica il libro “Edvard Kocbek”. Di fatto, l’ opera scatena dure reazioni del governo jugoslavo, in quanto il libro racconta il massacro dei dodicimila  prigionieri di guerra. Tuttavia, l’ opera narra degli artefici dei crimini di guerra, del regime comunista jugoslavo, ovvero dei “domobranci”. A fronte di ciò, la Repubblica Socialista della Slovenia vieta la pubblicazione delle opere dello scrittore, all’ interno della stessa. Inoltre, Pahor ha il divieto d’ ingresso nella Jugoslavia.

Pahor come riferimento di moralità

I giovani letterati sloveni abbracciano il pensiero morale ed estetico dello scrittore, che sostiene la difesa, sui principi di dignità e libertà dell’ individuo. Inoltre, a Trieste Pahor aderisce a numerose iniziative culturali, in ambito cattolico per la Slovenia. Ciò nonostante, il pensiero dello scrittore si contrappone alle idee comuniste presenti nel territorio. Oltretutto, l’ amico Edvard Kocbek diviene un dissidente del regime comunista jugoslavo. L’ opera di Pahor “Necropoli” diviene un modello di riferimento sociale e morale per la nuova generazione di studenti sloveni, come Drago Jancar ed altri.

La carriera letteraria

Lo scrittore raggiunge il successo letterario con il romanzo “Necropoli”, in cui scrive la sua terribile esperienza nei lagher nazisti, la prigionia, i soprusi. Pahor con l’ opera autobiografica vuole esprimere la lotta contro “l’ umiliazione e l’ offesa alla persona”. Tuttavia, nelle opere dello scrittore emerge il senso della pietà cristiana, il significato umano del rispetto della persona, sia interiore che esteriore. A fronte di ciò, l’ autore scrive diversi romanzi, racconti e saggi. Tutte le opere slovene vengono tradotte in diverse lingue di cui: francese, inglese, tedesco, serbo- croato, ungherese, italiano, spagnolo, finlandese e catalano.

Le opere

Le opere letterarie di Pahor, con la traduzione in italiano sono: “Srěcko Kosovel, Necropoli, Il rogo nel porto, La villa sul lago, Il petalo giallo, Letteratura slovena del Litorale, Qui è proibito parlare, Una primavera difficile”, ed altre.

Riconoscimenti e premi

Nel 2003, lo scrittore sloveno riceve il “Premio San Giusto d’ Oro”, dai cronisti del Friuli Venezia Giulia. In seguito, seguono altri premi come: “il Premio Internazionale Viareggio Versilia, il Premio Pres̆eren, il Premio Napoli, il Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni”. Nel 2008, l’ opera “Necropoli” ottiene il titolo di “Libro dell’ anno”, con la giuria di “Fahrenheit”, del programma radiofonico su radio3.

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