Il 21 luglio 1979 Cosa Nostra uccideva Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo e una delle personalità di spicco nella lotta alla Mafia

Sono passati quarant’anni dall’omicidio di Giorgio Boris Giuliano per mano del mafioso Leoluca Bagarella. Nato a Piazza Armerina, in provincia di Enna il 22 ottobre 1930, trascorse parte della sua infanzia in Libia, dove il padre era impiegato come sottufficiale della Marina Militare italiana. Tornata in Sicilia nel 1941, la famiglia Giuliano si trasferì a Messina, dove qualche anno più tardi, nel 1954, il giovane Boris si laureò in Giurisprudenza. Nel 1962 vinse il concorso per entrare in Polizia e, dopo aver chiesto di essere assegnato alla questura di Palermo, fu assegnato alla Squadra Mobile, della quale divenne dirigente nel 1976. Nel corso della sua carriera nella Polizia di stato si specializzò presso la FBI National Academy di Quantico, in Virginia.

Boris Giuliano divenne capo della Squadra Mobile di Palermo

Le indagini di Boris Giuliano sulla scomparsa di Mauro De Mauro

Una delle indagini più importanti alle quali si dedicò il Vice Questore Boris Giuliano fu la sparizione del giornalista de “L’Ora” Mauro de Mauro, rapito da uomini di Cosa Nostra la sera del 16 settembre 1970 mentre faceva ritorno nella sua casa a Palermo e mai più ritrovato. Per far luce sul caso, indagarono sia i Carabinieri, al comando del generale Dalla Chiesa, sia la Polizia, guidata da Boris Giuliano; i primi seguirono la pista del traffico di stupefacenti, mentre Giuliano, con alcuni magistrati, decise di approfondire gli eventuali legami tra l’assassinio dell’ex presidente dell’Eni Enrico Mattei e gli ambienti mafiosi, vicende delle quali sarebbe stato a conoscenza anche il cronista de “L’Ora”. Il capo della Squadra Mobile palermitana, inoltre, approfondì anche la pista legata al principe Valerio Junio Borghese. De Mauro infatti, durante la guerra, aveva fatto parte della X flottiglia Mas, diretta proprio da Borghese, al quale il giornalista rimase molto legato, tanto da chiamare una delle proprie figlie Junia; proprio nei giorni della scomparsa del cronista, il principe stava organizzando il “Golpe Borghese” che fallì nel dicembre successivo.

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Cosa Nostra e i collegamenti con Michele Sindona

Nel 1979, pochi mesi prima di essere assassinato, Boris Giuliano stava indagando su Cosa Nostra in seguito al ritrovamento, presso l’aeroporto Punta Raisi di Palermo, di due valigette contenenti quasi 500.000 dollari, pagamento di una partita di droga che venne sequestrata a New York. Gli accertamenti successivi, permisero alla Squadra Mobile palermitana di arrestare i mafiosi Antonio Marchese e Antonino Gioè, e, in seguito, nel corso di una perquisizione in un appartamento scoperto grazie a una bolletta trovata nella tasca di Gioè, sequestrarono armi, eroina e una patente contraffatta con la fotografia di Leoluca Bagarella, boss mafioso dei Corleonesi e fratello di Ninetta, moglie di Totò Riina. Nello stesso periodo Boris Giuliano indagò anche sull’omicidio, avvenuto l’anno precedente del boss Giuseppe di Cristina, preludio della seconda guerra di Mafia che iniziò ufficialmente con l’uccisione di Stefano Bontate. Il ritrovamento di alcuni assegni nelle tasche del corpo senza vita di Di Cristina, portarono alla scoperta di un libretto al portatore di 300 milioni di lire che fu utilizzato anche da Michele Sindona. Nel corso delle successive indagini, il capo della Squadra mobile incontrò Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore delle banche di Sindona, che, pochi giorni prima dell’omicidio di Giuliano, venne assassinato su ordine dello stesso banchiere.

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L’omicidio di Boris Giuliano in un bar di Palermo

Da quando perquisì l’appartamento di via Pecori Giraldi, scoprendo anche la patente contraffatta di Leoluca Bagarella, Boris Giuliano divenne uno dei nemici principali di Cosa Nostra. Numerose furono infatti le minacce di morte che giunsero alla Questura di Palermo indirizzate al Capo della Squadra Mobile. Il 21 luglio 1979, mentre si trovava al bar Lux di Palermo, venne ucciso con sette colpi di pistola dallo stesso Leoluca Bagarella. Se ne andava un uomo che aveva dedicato la propria vita a combattere il fenomeno mafioso con coraggio e determinazione.

Boris Giuliano venne ucciso il 21 luglio 1979 alla caffetteria Lux di Palermo

Le indagini e la condanna dei responsabili dell’omicidio

Le indagini sull’omicidio, supportate anche dalle testimonianze degli avventori del bar permisero in poco tempo di individuare in Leoluca Bagarella l’esecutore materiale dell’assassinio. Le inchieste seguite da Boris Giuliano, furono in seguito portate avanti anche dai magistrati Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, i quali, grazie all’aiuto del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile riuscirono ad ottenere importanti rivelazioni non solo sull’omicidio del funzionario di polizia ma anche sui grandi traffici di eroina gestiti dai Corleonesi. L’omicidio del poliziotto finì anche nella sentenza del Maxiprocesso del 1987. I giudici infatti, grazie alle testimonianze di alcuni pentiti, tra i quali Tommaso Buscetta, stabilirono che il movente dell’omicidio era da ricercare nelle indagini condotte da Giuliano sui traffici di stupefacenti operati da Cosa Nostra.

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Leoluca Bagarella è stato condannato in quanto esecutore materiale dell’omicidio di Boris Giuliano

Il successivo processo portò, il 7 marzo 1995 alla condanna di Leoluca Bagarella come esecutore e Totò Riina, Bernardo Provenzano, Nenè Geraci, Francesco Madonia, Michele Greco, Pippo Calò e Bernardo Brusca come mandanti dell’omicidio.

Il primo dei tre figli di Boris Giuliano, Alessandro, come il padre ha intrapreso la carriera in Polizia e, dopo aver lavorato prima a Padova, e poi a Venezia, conducendo importanti indagini, lo scorso giugno è diventato questore di Napoli.

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