Bonus centri storici: l’elenco delle città ammesse ai contributi a fondo perduto

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Bonus centri storici: quali sono le città che rientrano nel provvedimento.

Ci sono le rinomate città d’arte come Firenze, Venezia e Roma, ma anche alcune sorprese quali Verbania, Ragusa e Lucca. Le grandi escluse, invece, sono le regioni Umbria, Molise, Friuli Venezia Giulia e Calabria. È quanto si evince dall’elenco ufficiale diramato dal Governo delle città italiane che potranno usufruire del bonus centri storici presente nel decreto agosto approvato nelle scorse settimane. Il sussidio a fondo perduto punta a fornire un valido sostegno alle attività commerciali e imprenditoriali delle realtà italiane ad alta vocazione turistica colpite pesantemente dalla crisi generata dall’emergenza coronavirus e dalle norme sul distanziamento sociale.

Nel complesso, il Governo ha stanziato 500 milioni di euro per distribuire i contributi. Tra i principali promotori del provvedimento c’è il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Contattato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, il responsabile del MIBACT ha dichiarato che tutte le città d’arte italiane in questi mesi stanno pagando pesantemente lo scotto del rallentamento del turismo internazionale a causa della pandemia di coronavirus. Dunque, risulta fondamentale dare un aiuto concreto a tutti coloro che vivono e hanno delle attività imprenditoriali e lavorative in questi territori, allo scopo di garantire la «vitalità del tessuto commerciale».

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali e il Turismo.

Franceschini ha proseguito spiegando che la maggioranza ha predisposto il bonus centri storici per aiutare le realtà legate al settore del turismo a reagire a questa fase critica e a farsi trovare attive e pronte: «Quando i visitatori torneranno da tutto il mondo a godere della bellezza delle nostre città d’arte».

Le 29 città destinatarie del bonus centri storici

La misura presente nel decreto agosto è rivolta a tutti coloro che svolgono attività imprenditoriali di vendita o di servizi al pubblico nei centri storici italiani, ai quali spetta un contributo a fondo perduto. Le città che potranno usufruire della misura sono i comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana che – stando agli ultimi dati raccolti dall’Istat – prima che scattasse l’emergenza coronavirus vantavano un numero di turisti stranieri tre volte superiore a quello dei residenti dei capoluoghi di provincia e città metropolitane. Invece, per quanto riguarda i comuni capoluogo di città metropolitana, il rapporto visitatori-residenti deve essere pari o superiore.

La lista ufficiale comprende 29 città d’arte. Davanti a tutti c’è Venezia come realtà italiana a maggiore vocazione turistica e, inevitabilmente, è anche quella che ha maggiormente risentito della crisi sanitaria-economica che si è abbattuta sulle attività riguardanti il turismo. Non mancano altre grandi città italiane rinomate per le loro bellezze storico-artistiche come Firenze, Napoli, Roma, Milano, Palermo o Torino.

La città piemontese di Verbania.

La sorpresa invece è Verbania. La città piemontese è risultata al secondo posto nella rilevazione statistica sulle presenze turistiche prima della pandemia, con un rapporto visitatori-cittadini pari al 26%, alle spalle soltanto di Venezia che svetta con il 46%. Inoltre, osservando attentamente l’elenco diffuso in questi giorni, si nota chiaramente che tra le 29 città che potranno ottenere il bonus centri storici ben 20 si trovano nel Centro-Nord, mentre le restanti 9 sono nel meridione. Il dato regionale riscatta (almeno parzialmente) il Sud poiché la più rappresentata è la Sicilia con 5 capoluoghi turistici che hanno risentito delle difficoltà del settore dopo l’emergenza sanitaria.

Le modalità di richiesta del contributo a fondo perduto per le attività turistiche

I titolari di aziende, attività imprenditoriali o servizi al pubblico residenti nelle 29 città ad alta vocazione turistica indicate dal Governo potranno richiedere e ottenere il contributo a fondo perduto se dimostreranno di essere andati incontro ad un calo del fatturato di almeno un terzo rispetto a quello dichiarato nel 2019. Sulla scia di quanto già fatto con il bonus Partite Iva del decreto Rilancio, l’accesso al sussidio per i centri storici si basa su delle regole simili che tengono conto della differenza tra fatturati e guadagni tra il giugno del 2019 e il giugno del 2020.

Bonus Pos: decreto agosto per spingere i consumi

Le percentuali però variano a seconda della totalità dei ricavi o compensi della singola impresa o azienda che invia la richiesta per il bonus: si parte dal 15% per chi si trova sotto la soglia dei 400mila euro, mentre chi dichiara guadagni o profitti al di sopra dei 400mila euro riceverà una percentuale del 10%. Infine il 5% spetterà a coloro che si assestano al di sopra del milione di euro.

La somma massima che si può ottenere dal fondo perduto relativo al bonus centri storici è pari a 150mila euro, mentre la soglia minima è di 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per tutti gli altri soggetti. Il contributo minimo può essere versato anche a coloro che hanno aperto un’attività dopo la data del 1° luglio 2019. Si ricorda che la misura non riguarda i ristoratori che già hanno richiesto o usufruito di un altro sussidio introdotto con il decreto agosto, ovvero il contributo a fondo perduto per la categoria che supporta al 100% la filiera del Made in Italy.

Il bonus centri storici fa parte del decreto agosto del Governo.

Le regole per l’accesso, l’invio dell’istanza e l’erogazione del bonifico da parte dell’Agenzia delle Entrate entro 10 giorni successivi dalla presentazione della domanda, seguono quelle già messe in atto con il decreto Rilancio. Infine, per evitare che la misura vada a beneficio di chi in realtà non ne possiede i requisiti, il Governo ha previsto che in tal caso verranno applicate le sanzioni rientranti nel codice penale.

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