Bomba atomica di Hiroshima: oggi un triste anniversario

Oggi l'anniversario dello sgancio delle prima bomba atomica sull'umanità: Hiroshima

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fumo bomba di hiroshima alle 12:00

Alle prime luci del mattino del 6 agosto di 74 anni fa, un gruppo sceltissimo di soldati dell’aviazione USA partono per una missione top secret, che avrebbe posto fine alla Seconda Guerra Mondiale. Fra questi ci sono il colonnello e capo spedizione Paul Tibbett e un olandese, Van Kirk. Tale olandese, si narra sia morto qualche anno fa in casa in di riposto, senza rimorso. Arruolato negli anni ’40 per diventare aviatore, non gli fu mai però concesso, e divenne famoso, invece, per essere il navigatore che guidò diritti alla meta la spedizione della morte. L’aereo era un B-29 chiamato, e tristemente conosciuto, come Enola Gay. Siamo in Giappone, a Hiroshima, nel 1945.

Colonnello Paul Tibbet Capo Spedizione 6/8/45

La missione partita top secret, è diventata poi la più nota ed evidente della storia, e destinata a non essere mai più dimenticata finché l’essere umano vivrà: lo sgancio della prima bomba atomica di sempre, su una città civile, colpevole solo di ospitare la sede della Mitsubishi.

La guerra era ormai vinta, Germania, Giappone ed Italia, sconfitti, ma le logiche belliche non si fermano alla vittoria, vanno oltre, vogliono distruggere, provare le armi, vivere l’estremo per il quale si sono preparati psicologicamente. La bomba c’era ed andava provata. In nessun altro periodo storico si sarebbe potuto convincere un gruppo di giovani a salire su un aereo, sganciare un siluro di 4 kg di ferro, lungo 3 metri x 70 centimetri, contenente 64 kg di Uranio di impoverito, su una città che si sta svegliando, trovando una scusa migliore di “la guerra è cosi” per la coscienza macchiata sia dei ragazzi che del mondo.

Gli effetti di queste logiche di guerra sono stati devastanti, oltre alla città resa al suolo, come altre in tempo di guerra d’altronde, la morte si è prolungata per anni, tumori, piaghe, bambini difformi e malati nati anche molto tempo dopo lo scoppio.

Preghiere alle 8:15 in Giappone il 6 agosto

Il Giappone ancora si ferma in preghiera oggi alle 8:15. Keiko Ogura, sopravvissuta, miracolata, allo scoppio, pochi giorni fa in una intervista al quotidiano La Stampa ha raccontato:

“Avevo 8 anni quando esplose la bomba. Ero a casa, 2,4 chilometri a nord dall’epicentro dello scoppio. Mio padre aveva voluto che restassi a casa; erano passati molti aerei nei giorni precedenti e temeva iniziassero i bombardamenti, scoprimmo dopo che si trattava di voli di ricognizione. Erano le 8 e un quarto di mattina: fui colpita da una luce fortissima e violenta, che mi scaraventò a terra, svenuta”. 

Non avevamo niente per aiutarli. Alcuni mettevano fettine di patate sulle bruciature, ma la vera lotta era contro la fame. Altri ragazzi della nostra età vennero evacuati sulle montagne. Tornarono scoprendo di essere diventati orfani, e che le loro case non esistevano più. Anche per molti di loro però la distanza non era stata sufficiente: perdevano i capelli, avevano nausee fortissime, poi sopravveniva la febbre e morivano. Il fiume era pieno di cadaveri” 

Keiko non è diventata famosa solo per una catastrofe, ma anche e soprattutto per la forza della vita che ha dentro, più forte anche dell’ultimo uomo, Van Kirk, della spedizione del Enola Gay. Anche questo è un paradosso dei nostri tempi. Noi, d’altro canto, attendiamo che l’uomo smetta di fare guerra e cominci ad imparare dagli errori del passato.