Il ponte del Morgone, tra Marmorta e Traghetto, a pochi metri dalle loro case. Intorno capanni e boschetti, luoghi ideali per nascondersi. Damiano Baldin, agricoltore, esce solo di giorno, la notte si barrica in casa. A dieci metri dalla sua villa Norbert Feher, alias Igor il russo, ricercato da settimane e indagato per tre delitti, soltanto sabato scorso sarebbe passato di qui durante le sue fughe notturne.


E’ lo stesso Baldin a raccontarlo: «I cani molecolari sono stati tanto tempo nel mio giardino. Sì, Igor è passato proprio lì dove gli alberi accompagnano una piccola discesa». Poi indica il ponte di ferro: «Vede, da qui si arriva bene al Reno dove c’è il ponte che lui usa sempre». Baldin si sbraccia e mostra il raggio d’azione del killer: «E’ qui che gira e poi usa come ripari alcuni capanni. Uno si vede benissimo, pur essendo parzialmente nascosto da un boschetto». Pochi passi in quella direzione e c’è Angelo Franceschi, pensionato: «Abito a Castenaso, qui c’è la mia casa di campagna. Ci vengo per stare in pace. Ma da un mese questa serenità è difficile trovarla. Sono sicuro che Igor in passato abbia derubato sia me, una volta, che il mio vicino, due volte. Ha tirato giù un’inferriata, staccando un pezzo di muro per rubare quello che trovava. Prima di essere un rapinatore assassino, era un ladro».


Franceschi poi attraversa un campo bagnato dalla pioggia tra fango e cespugli e mostra il ‘capanno del pastore’: «Qui un anno fa ci abitava un pastore sardo. Il killer l’ha usato per trovare riparo. I cani hanno sentito il suo odore dappertutto, me l’hanno detto i carabinieri». Poi pochi giorni fa, sempre lì a due passi, l’ennesimo blitz dei Cacciatori: «Il padrone del capannone dei laghetti dove si allevano i pesci ha trovato la chiave d’ingresso in un altro punto e ha chiamato i carabinieri. Pensavano si fosse rifugiato qui. I militari sono arrivati di notte e hanno fatto un buco nella rete. Poi hanno sfondato la porta. Ma Igor era già scappato».


Intanto le ricerche continuano, in un estenuante lavoro che sembra ripartire ogni volta da zero. Mentre infatti i blitz dei reparti speciali varcano la zona rossa e sfociano in altre province, come Modena o Rovigo, allo stesso tempo si fanno battute in aree già rastrellate all’inizio, come via Fiume Vecchio a Marmorta o via Lungo Reno a Consandolo. Questo perché l’amara verità è che non si sa dove sia Igor. Può essere ancora nel cuore della zona rossa, come essere già lontano chilometri. Il lavoro va avanti, come le indagini sulla rete di amici e sulla scatola del telefonino Wiko trovato in un covo nel Ferrarese con il codice Imei grattato. Tante piste, tante tracce, ma nessun risultato concreto.

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