Il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno blocca il progetto Sprar di Riace, portato avanti dal Sindaco Domenico Lucano, che è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti qualche settimana fa.

I progetti del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati si rinnovano ogni tre anni. Nel caso di Riace si parla del triennio 2017-2019. Ma a causa delle irregolarità scoperte nell’uso dei fondi per l’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo, questi progetti non saranno messi in atto.

Il blocco dei progetti Sprar prevede specificatamente il trasferimento degli immigrati del Comune di Riace altrove già la settimana prossima. In un mese dovranno essere ricollocati in altri centri.

L’operazione è coordinata dal Servizio Centrale, un ufficio istituito dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) che gestisce la rete Sprar. Quest’ufficio è nato dalla convenzione tra l’Anci e il Ministero dell’Interno. Questa convenzione , l’approvazione del progetto Sprar e lo stop ai finanziamenti per presunte irregolarità di gestione fondi per l’accoglienza dei rifugiati sono risalenti a gestioni precedenti all’arrivo di Matteo Salvini al Ministero.

Lo stesso Ministro dell’Interno ha detto: “Chi sbaglia, paga. Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati”.

Non tutti però sono d’accordo sulle modalità con cui bloccare i progetti Sprar. Il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliviero infatti sostiene che il trasferimento dei migranti “è una decisione assurda e ingiustificata”. Egli dice: “Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva, il cui riconoscimento ed apprezzamento è largamente riconosciuto anche a livello internazionale. Chiedo al Ministro dell’Interno di rivedere questa decisione”.

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1 COMMENT

  1. E si, per un paesino di 500 calabresi, di cui 130 disoccupati, 800 clandestini che portano 1000 euro/mese ciascuno e’ “una esperienza positiva”, eccome se lo e’.
    L’unico piccolo problema e’ che quei soldi vengono dalle tasche di quei fessi dei contribuenti italiani.

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