Blackness di Okwui Enwezor: lutto e protesta neri

Una mostra aperta fino al 6 giugno al New museum di Manhattan mette a nudo il lavoro del critico d'arte

0
435
Blackness di Okwui Enwezor
La mostra è al New museum di Manhattan

Descrive la reazione dei neri agli episodi di violenza del Novecento negli Usa la mostra blackness di Okwui Enwezor. L’esposizione “Grief and grievance: art and mourning in America” è visitabile fino al 6 giugno al New Museum di Manatthan.


Bansky colpisce ancora con un nuovo murales!


Perché un allestimento sul concetto di blackness di Okwui Enwezor?

Il tema della mostra è la correlazione esistente tra lutto nero e protesta bianca. Ad un anno dalla morte del critico e storico, un gruppo di artisti ha ripreso il suo lavoro per presentarlo in un progetto spettacolare. Infatti, installazioni, musica, video creano una commistione di linguaggi artistici che interpreta gli avvenimenti storici e sociali. Naomi Beckwith, Glenn Ligon, Massimiliano Gioni e Mark Nash hanno allestito l’esposizione che propone i lavori di 37 creativi. Il dolore di esperienze diverse che porta poi ad una guarigione. Un evento che pone l’attenzione sulla ricerca la creatività di Enwezor che ha pubblicato anche un saggio “Contemporary African art since 1980”.

Il percorso della mostra

L’allestimento è pensato come un palcoscenico in cui le opere sono le protagoniste dello show. Il visitatore incontra il lavoro di Rashid Johnson “Antoine’s organ”, un’impalcatura con televisori con immagini uomini neri che fanno arti marziali e si muovono. Accanto al lavoro ci sono i quadri di Julie Mehretu e Mark Bradford che rappresentano segni, distruzione, angoscia. Poi lo sguardo si posa sull’assemblaggio astratto di Jack Whitten,”Birmingham” realizzato con alluminio, carta di giornale, calze e vernice nera su compensato. Salendo le scale trovi “14.719” di Hank Willis Thomas, monumento alle vittime della violenza armata.

Altre opere della blackness di Okwui Enwezor

Il collage di Howardena Pindell “Autobiography: Water” raffigura dozzine di occhi sparsi attorno ad una sagoma umana. Un’opera che racconta la segregazione e le schiavitù dei suoi antenati che danno forma alla sua personalità. Invece, Kahlil Joseph celebra la cantante Alice Smith e la bellezza nera. Okwui Okpokwasili presenta un dittico sbilanciato nell’installazione “Poor people’s Tv room”. Un video con scene della Polizia, di culto religioso e foto dello spazio, accompagnato dalla musica di Kanye Wes è il lavoro di Arthur Jafa. Le sculture di Nari Ward, Simone Leigh e Tiona Nekkia McClodden rappresentano violenza, ritrosia e sacrificio. In “Entryways” Diamond Stingily usa porte e mazze da baseball come metafore dell’autodifesa e dell’agire femminile.