Numero 18 in casa Marvel, uscito nelle sale nel 2018 e nel 2019 vanta un totale di sei nomination agli Oscar. E’ “Black Panther” la protagonista di questa nuova stagione di supereroi, di “vendicatori”, di “inumani” che lottano accanto ai cittadini di tutto il mondo contro un male superiore.

Più di 1.300 miliardi di dollari al botteghino, il film diretto da Ryan Coogler, nonché regista di Creed (2015) che presto vedrà nelle sale l’uscita del suo seguito, propone una serie di novità in casa Marvel, a partire dalla nuova e assolutamente affascinante ambientazione che gli ha fatto guadagnare la nomination come miglior scenografia.


La storia è infatti ambientata in Wakanda, un piccolo stato dell’Africa (creato nel lontano 1966 dal celebre Stan Lee), un paese del terzo mondo conosciuto da tutti come tale ma che, nel profondo, nasconde qualcosa di più prezioso. Si parla infatti di un tesoro che la sua popolazione custodisce molto gelosamente.
E’ quindi un’ambientazione che va oltre la rappresentazione del paese di origine di un eroe. Nel corso del film tende infatti a sottolineare il divario che si è creato tra la povertà e la ricchezza, tra Paesi come l’Africa e l’America, ma anche, e soprattutto, tra le grandi città nuove e tecnologiche e le periferie di tutto il mondo costrette alla lotta e alla malavita per poter sopravvivere.

Ma la novità non sta solo nel saluto all’America. L’eccezionale cast di cui si è servito Coogler, ha dimostrato per la prima volta attraverso la vittoria del premio SAG Awards, che anche un film cinecomic può ottenere un riconoscimento di questo prestigio.
Un cast dunque quasi interamente formato da attori afroamericani, che vuole essere d’elogio a un popolo reincarnando i suoi valori, i suoi riti ma soprattutto la sua importanza. Ideali che abbiamo già incontrato in altre pellicole in nomination agli Oscar. Basti ricordare nel 2014 il premio come miglior film a “12 anni schiavo” di Steve McQueen.
Generi dunque completamente diversi, che vogliono però dimostrare la stessa cosa: la voce di un popolo, l’inno alla solidarietà e una continua lotta contro la diversità.
E a rendere questo cast ancora più significativo sono le presenze dell’attrice Lupita Nyong’o, attrice keniota con cittadinanza messicana nonché già vincitrice di un premio Oscar come attrice non protagonista proprio con il film “12 anni schiavo“; e al suo fianco Michael B. Jordan in panni completamente nuovi rispetto a quelli cui magari siamo abituati dopo i film “Creed” e “Creed II” (2018)

Per quanto riguarda i costumi che accompagnano i personaggi nel corso della pellicola, sono curati nei minimi dettagli, richiamando quel già citato confine tra il mondo moderno e innovativo e la tradizione africana, con un richiamo al lusso e all’eleganza senza però nascondere le proprie origini. E così abbiamo accanto alla maschera ultra tecnologica di Black Panther, la pelle tatuata e colorata per i riti tradizionali africani. Degni dunque di un possibile Oscar ai migliori costumi.

In conclusione, potremmo definirla come una pellicola che supera i poteri dei supereroi della Marvel, che va oltre la lotta tra il buono e il cattivo, un film che ci insegna a “fare la cosa giusta” che sia questa proposta dal re o dal villano, una pellicola che ci insegna cosa sia il bene per tutti, a guardare oltre noi stessi e il nostro piccolo mondo.

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