Bitocoin: il crollo e la rinascita della criptovaluta più famosa

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Bitcoin

Il furto e la crescita dei Bitcoin

Il Bitcoin torna a salire. Questa mattina il BTC valeva quasi 7.300 dollari, mentre meno di un mese fa era sotto i 5.000. Siamo ancora lontani dai valori raggiunti tra il dicembre del 2017 ed il gennaio del 2018 (20.000 dollari), ma dall’inizio dell’anno i bull (i “tori” tra gli investitori che alzano la testa e credono che il valore del bene aumenterà) sono molto ottimisti e confortati, almeno finora, dai dati dei primi mesi. Facendo riferimento alla crescita del valore degli ultimi giorni, sorprende che il valore sia costantemente salito, a differenza di quanto avvenuto in altre simili circostanze negli scorsi anni, nonostante il furto di 7000 Bitcoin, per un valore complessivo di 41 milioni di dollari da Binance, exchange cinese tra i più importanti al mondo. Anche questo può essere considerato un segnale del fatto che il 2019 si sia lasciato alle spalle il crollo dell’anno precedente e che si avvii lungo un cammino di crescita.

Un aneddoto

La prima volta che il bitcoin è stato creato valeva pochissimo. Con un dollaro si potevano comprare 1309 bitcoin. Laszlo Hanyecz, un programmatore, riuscì a comprare due pizze con 10000 BTC. Il fortunato pizzaiolo due anni fa avrebbe avuto, grazie a questa consegna, 20 milioni di dollari sul suo conto. Il fortunato pizzaiolo due anni fa avrebbe avuto, grazie a questa consegna, 20 milioni di dollari sul suo conto.

Il crollo del 2018: gli investitori

Come considerare allora lo scorso anno, quando non solo il valore della criptomoneta ha ridotto di dieci volte il proprio valore (dopo averlo decuplicato l’anno precedente), ma anche anche perso oltre 400 miliardi di marketcap, facendo quasi “temere” che l’esperienza del Bitcoin fosse giunta al termine? Sicuramente il fatto che alcuni investimenti siano stati ritirati a ridosso del Natale 2017 ha generato in molti investitori, soprattutto tra i più piccoli ed inesperti, che avevano già guadagnato qualcosa nei pochi mesi precedenti, sono stati spaventati da un calo “fisiologico” del prezzo nei primi giorni del 2018 ed hanno ritirato tutto dai loro wallet (i conti sui quali sono depositati i BTC), svuotando il mercato dal lato della domanda e generando un effetto-valanga reso ancora più vasto da un certo senso di panico.

L’informazione e l’alta finanza

La finanza, la stampa, la televisione, la politica hanno con i loro interventi nociuto alla fiducia che si andava creando intorno a questa nuova realtà, sottolineando, ad esempio, un leggero calo alla fine del 2017 da 13 a 12,5 mila euro di valore, senza informare il pubblico che a gennaio la stessa moneta valeva 800 euro. Se possono ritenersi comprensibili le posizioni di alcuni ricchi finanzieri, da George Soros a Warren Buffett, che già da dieci anni attaccano il Bitcoin, perché minaccia con la sua struttura ed il suo funzionamento il loro privilegio economico, molto più responsabile è la posizione di molti canali di informazione, che hanno parlato quasi esclusivamente in termini negativi di questa possibilità che veniva offerta a tutti e a ciascuno. Quella che doveva essere quindi una fisiologica azione di riposizionamento e stabilizzazione del valore della moneta è stata vissuta (e comunicata) come la sua fine, il suo crollo definitivo.

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Bitcoin fisico è stato venduto su eBay per 99.000 dollari

Mario Draghi e la politica

Anche alcuni politici o rappresentanti delle istituzioni hanno a più riprese espresso allerta e preoccupazione per quei “poveri risparmiatori” che venivano abbindolati da questo “sistema Ponzi”, da questa catena di Sant’Antonio che sarebbe finita in una “bolla”. Mario Draghi, Presidente del BCE, ha assunto posizioni misurate anche se a volte contraddittorie sull’argomento, affermando che il Bitcoin poteva essere considerato un asset ma non ancora una moneta, che non offriva garanzie né tutele al risparmiatore. Il massimo rappresentante del sistema bancario dell’Unione Europea ha però sempre evidenziato come la sua posizione non gli consentisse di influenzare in nessun modo le politiche dei governi e delle banche nazionali o ancora dei singoli investitori per il ruolo da lui ricoperto, ma anche perché l’analisi degli organi da lui presieduti avevano solo da poco preso in esame questa nuova realtà economica. Altri politici, invece, come ad esempio, Maurizio Gasparri, hanno spesso attaccato la criptovaluta anche quando le domande che gli venivano rivolte vertevano sui licenziamenti di alcuni lavoratori in alcune aziende del Sud d’Italia. È giusto ed opportuno che un uomo politico esprima la sua opinione, soprattutto se questa può essere utile a chi meno sia addentro a questioni finanziarie o economiche, tuttavia, tanto nel caso del politico di Forza Italia, quanto in altri molti casi, sarebbe spesso stato gradito lo stesso impegno nel tutelare “i risparmi dei cittadini” e fornirgli maggiori  informazioni, nei vari crack finanziari che hanno coinvolto alcune aziende italiane, come Parmalat e Cirio o nei vari casi di banche italiane che hanno, nella migliore delle ipotesi, rischiato e perso, i soldi dei loro correntisti.

L’informazione negata sui Bitcoin

La verità, sul Bitcoin come su tutto, può essere nascosta o manipolata in mille modi. Non comunicandola, storpiandola, decontestualizzandola, ma anche solo presentandola in maniera imparziale. Se Buffett e Soros, Draghi o Gasparri, hanno spesso avuto la possibilità di esprimere la loro opinione sull’argomento, lo stesso spazio non è stato offerto a chi sostiene la posizione contraria. Bill Gates, ad esempio, parlando del Bitcoin e della blockchain sostiene che questi rappresentino una svolta epocale paragonabile all’invenzione dell’automobile alla fine dell’’800 o alle scoperte in campo informatico degli inizi degli anni ’80, dal personal computer ai moderni sistemi operativi al Web. John McAfee, creatore dell’omonimo sistema antivirus, organizza spesso, incontri in giro per il mondo per parlare delle criptovalute e per presentare i suoi nuovi progetti e le opportunità di lavoro offerte da questo sistema a milioni di giovani. Elon Musk, proprietario della Tesla, ha intenzione di creare un immenso parco di pannelli solari per produrre l’energia elettrica necessaria per “minare” i Bitcoin. La Cina, che pure conserva una posizione ambigua sull’argomento, vuole fare altrettanto. Per rimanere in Italia, Stefano Bassi, da anni tramite Facebook, Youtube e soprattutto il suo blog, fornisce costantemente informazioni (e rimproveri) alla società italiana sull’argomento.

Il marketcap e la Borsa

Un’ultima causa del crollo del valore del Bitcoin è sicuramente legata anche al fatto che lo scorso anno sia stato avviato un processo di “normalizzazione” di questa moneta/asset. Per anni gli attacchi alla criptovaluta, soprattutto negli Stati Uniti, sono stati costanti da parte del governo, guidato in questo dai grandi gruppi finanziari. Il Bitcoin nasce come moneta decentralizzata, fa di ogni singolo investitore la propria banca. Questa prospettiva non poteva sicuramente essere gradita a coloro tra i più ricchi della Terra che avevano ed hanno l’interesse opposto di controllare e dirigere il flusso ed il valore del denaro. Il valore della moneta, un tempo determinato dall’oro, poi dal petrolio, negli ultimi anni è valutato in base alla fiducia degli utilizzatori di tale moneta nella stessa e nei governi che la utilizzavano come valuta corrente. Fintanto che tale fiducia, in mancanza di un’alternativa, doveva necessariamente essere riposta in istituzioni centrali ed istituti bancari che ne detenevano il monopolio, i cittadini, anche controvoglia, non potevano che affidarsi a loro. La nascita del Bitcoin creò una seconda opzione, un “competitor” che era necessario screditare, come in effetti fu fatto, per non rischiare di perdere correntisti e consumatori. Quando la marea di persone interessate a questo nuovo asset crebbe tanto da minacciarne altre, tra cui il dollaro, il cui marketcap si stava riducendo a vantaggio di questo nuovo “prodotto”, l’unica soluzione disponibile per i grandi gruppi finanziari è stata quella di “impossessarsene”, creando dei future sulla moneta stessa. Questo ha stabilizzato il valore fissandolo in maniera “istituzionale” e facendogli perdere un po’ di quella volatilità che aveva fatto in pochi anni la fortuna di milioni di persone, ha abbassato il “prezzo d’apertura” (intorno ai 2000 dollari) e ha creato, attraverso i future, delle aspettative di crescita o decrescita che hanno influenzato il mercato. Come dire? Se non puoi combatterlo, fallo tuo.

Il nuovo atteggiamento dell’alta finanza

Molte banche mondiali, grandi capitalisti, investitori finanziari, hanno in questi anni, in più occasioni comabattuto la diffusione dell’economia basata sulle criptovalute e sulla blockchain, non solo per arrestarne l’avanzata, ma in alcuni casi per specularci. In alcuni casi, un’intervista, o anche solo una dichiarazione di Buffett, hanno fatto precipitare il valore della moneta; in poco tempo il marketcap è aumentato, cioè molti investitori sono tornati a comprare, facendo nuovamente salire il valore della stessa. Quando un terremoto distrugge delle case, alcuni ridono. Sono entrambi eventi a loro modo naturali.

Come informarsi ed investire nei Bitcoin

Quest’anno, dopo l’istituzionalizzazione di questa “moneta del popolo” e dopo il crollo dello scorso anno, il Bitcoin e, trainate da questo, molte altre valute virtuali, sembrano vivere una nuova primavera. Per chi volesse documentarsi maggiormente e saperne di più sull’argomento, il blog ed i video di Stefano Bassi potrebbero essere un utile (e divertente) modo per approcciare l’argomento. Chi volesse conoscere come funziona il mondo della finanza, dacché le cripto sono entrate in Borsa, stockcharts fornisce moltissime fonti e nozioni sull’argomento. La principale fonte di notizie ed aggiornamenti sul mondo cripto, per chi sa in qualche modo leggere i dati, è cointelegraph. In questo ambito, come in qualunque altro della vita, è l’informazione la merce più importante, sia questa prodotta e trasferita dal DNA o da un istituzione centrale o da un algoritmo. A sopravvivere non è l’animale più forte, ma quello più informato, ricordando sempre di non rischiare mai più di quello che si è disposti a perdere.

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.