Quasi un anno e mezzo dopo l’approvazione della legge sul biotestamento, è bene essere consapevoli che la sola normativa non basta.

Pochi sanno ancora cos’è il biotestamento, ma soprattutto manca una banca dati nazionale che consenta in maniera semplificata di accedere su tutto il territorio nazionale in qualsiasi momento alle richieste esplicitate dei futuri malati.

Ma andiamo per ordine, il biotestamento, o testamento biologico conosciuto anche con il termine inglese living will, è un documento legale che riporta le volontà di una persona in merito alle terapie che intende o non intende accettare in caso di malattia che comporti una futura incapacità di autodeterminazione. Il 14 dicembre 2017 il parlamento attua l’approvazione della  legge sul fine vita, ma ad oggi si fa fatica a farne decollare l’applicazione, non c’è campagna di informazione, ma, soprattutto, regna la confusione con ogni città che fa da sé.

Dopo anni di battaglie in parlamento per l’approvazione sulla legge del biotestamento del 2017, in Italia c’è ancora molto da fare in quanto, sebbene sia ad oggi concessa la possibilità ad ogni cittadino di consegnare ai propri comuni di residenza le disposizioni anticipate di trattamento in caso di condizioni di salute critiche, non molti sanno quale iter seguire e a chi rivolgersi per depositare le proprie disposizioni in caso di impossibilità a comunicare o incapacità di intendere qualora la nostra salute sia irrimediabilmente compromessa.Il fatto quotidiano ha chiesto ai comuni quanti moduli fossero stati presentati a seguito dell’approvazione della legge sul biotestamento, ma ciò che è emerso è veramente sconcertante, poiché l’assenza di una banca dati nazionale non consente di poter avere un quadro completo della situazione, inoltre, a seguito di un’intervista  condotta da Vidas e Focus Management in Lombardia, è emerso che solo il 28% degli intervistati sa che cos’è un testamento biologico.

Su un campione di 400 persone, a seguito di un’altra indagine condotta sempre in Lombardia è emerso che solo il 3% di essi ad oggi ha redatto il biotestamento.

Sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere campagne di informazione in ambienti pubblici e privati è sicuramente fondamentale per garantire l’applicabilità della legge sul testamento biologico.

Tale legge garantisce al futuro paziente la possibilità di abbandonare le terapie impedendo così ogni forma di accanimento terapeutico nel tentativo di preservare la dignità di ogni essere umano che, come tale, ha il diritto di scegliere di andarsene senza subire trattamenti sanitari che non lo strapperebbero alla morte ma procrastinerebbero soltanto le sue sofferenze, il suo dolore.

Certamente la legge sul biotestamento, sebbene da un lato garantisce ad ogni cittadino la possibilità di dare disposizioni anticipate di trattamento concedendo così ai malati di poter scegliere di andarsene senza che la loro dignità venga calpestata, tutelando i loro desideri, dall’altro si scontra con l’amore egoista di chi vive attorno al paziente stesso, che cerca di rimanere attaccato ad ogni costo al proprio caro, a dispetto del suo reale desiderio di smettere di soffrire.

Il vero amore non è egoista il vero amore deve comprendere, il vero amore per un congiunto, un caro, un familiare deve andare oltre i nostri bisogni egoistici di continuare ad avere accanto quel qualcuno che per noi rappresenta tanto. Appoggiare chi in un futuro potrebbe essere destinato a lasciarci è la più grande prova d’amore che ognuno di noi possa dimostrare. 

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