La serata del 15 Giugno del Biografilm Park ha portato impresso il marchio di Francesco Motta. L’artista pisano, che ha da poco concluso il tour de “La fine dei vent’anni”, suo primo disco solista, ha chiamato a raccolta nel parco del Cavaticcio un pubblico notevole, che si parli di numeri o di accoglienza.

Molti sono stati gli “illustri ospiti” di questa calda serata bolognese, invitati a dare il loro contributo allo show di Francesco: il primo ad apparire è stato Frankie Hi-nrg, salito sul palco per presentare artista e band; <<So bene cosa significhi “la fine dei vent’anni”, dato che li ho finiti ben due volte>>, ha ironizzato il rapper torinese prima di lasciare il posto ai musicisti, accolti da un boato. Dopo tre o quattro pezzi alla truppa si aggiunge anche “il maestro” Francesco Pellegrini, chitarrista dell’ex-gruppo di Motta, i “Criminal Jokers”, nonché attuale turnista degli Zen Circus. Degli Zen si presenta anche il pezzo migliore, lo storico frontman Andrea Appino, che partecipa alla canzone di chiusura del concerto.

Partenza spettacolare con il ritmo serrato e ossessivo di “Se continuiamo a correre”. Senza nulla togliere agli ottimi musicisti, fin da subito è impossibile staccare lo sguardo da Motta: in qualsiasi momento suscita in tutti un’ipnotica ed estatica attrazione, anche quando non canta e si limita a battere rullante e tom in atteggiamenti quasi rituali o resta fermo sul posto a dondolare e fissare il pubblico. Il concerto prosegue con pressoché tutti i pezzi dell’album, con la classica integrazione di un brano ripescato dai Criminal Jokers. Non è un live esaltante nel senso proprio del termine: non si poga, non si balla nemmeno troppo; si rimane semplicemente rapiti a fissare il palco, e va bene così, non manca nulla. Molti tra il pubblico cantano, altri oscillano avanti e indietro; ma di fronte a quei ritmi martellanti, tribali, di fronte a quel trentenne che tra un brano e l’altro ringrazia tutti continuamente con la sua voce calma, pacata, non ci si riesce davvero a distrarre in movimenti troppo impegnativi.

Un paio di volte durante il live dichiara di stare già scrivendo nuove canzoni, quasi a scusarsi per il fatto di riproporre  sempre le stesse. <<Non so ancora quando uscirà il prossimo album. Una cosa però è certa: se sarà tra dieci anni saprete già il titolo>> Le aspettative in lui sono tante oramai, anche se fino a un anno fa non se lo sarebbe minimamente aspettato.

Non ha gli atteggiamenti da star, Francesco Motta. Anzi, sembra quasi l'”anti-star” per eccellenza. Lo vedi lassù, ma non è distante, sembra straordinariamente vicino; un ragazzo che è appena entrato nei trenta e ha sentito questa transizione con un misto di tormento e serenità, nostaglie e speranze, che ringrazia mamma e babbo per l’appoggio che gli hanno dato (attaccando il luogo comune del rapporto conflittuale tra artista e genitori), che si preoccupa continuamente di come sta il suo pubblico, soprattutto quello più lontano dal palco, che potrebbe non sentire bene… Non può che starti sinceramente simpatico, nella sua genuinità. Ed è proprio questa inusuale normalità che lo rende così intrigante.

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