Bilancio demografico 2018 in picchiata: Istat parla di nascite in calo del 4%

0
306
Nascite in drastico calo in Italia.

Il bilancio demografico nazionale 2018 presentato dall’Istat lascia poco spazio alle interpretazioni: le nascite in Italia continuano a diminuire, e per la prima volta dopo ben 90 anni si può parlare di un vero e proprio crollo che, secondo gli esperti, non è più soltanto un problema congiunturale o un fenomeno isolato, trattandosi di un reale allarme ormai pienamente consolidato nei fatti e nel tempo. Del resto, basta guardare il dato principale per comprendere quanto sia precaria la situazione: al 31 dicembre dello scorso anno i residenti lungo la penisola sono calati di ben 124mila persone, raggiungendo poco più di 60mila unità totali.

Stando dunque all’ultimo bilancio demografico, per il quarto anno consecutivo la popolazione italiana deve fare i conti con una gravosa perdita in termini di nascite e, tenendo conto di tutti gli altri dati raccolti in questo lasso di tempo, i nuovi cittadini mai venuti al mondo risultano essere circa 400mila. L’Istituto Nazionale di Statistica promotore della ricerca ha immediatamente spiegato che la pesante riduzione delle nascite nel nostro Paese è pienamente «attribuibile alla popolazione italiana» che attualmente conta 55 milioni e 104mila individui, ovvero 235mila in meno rispetto al 2017, con un saldo negativo allo 0,4%. Per rendere ancora di più l’idea della portata di questa perdita, è stato rivelato che dal 2014 ad oggi si è stimata una perdita di cittadinanza della grandezza pari ad una metropoli come Palermo che conta 677mila abitanti.

Crollo delle nascite in Italia nel 2018.

Questo crollo delle nascite in Italia è stato anche definito come un fenomeno causato da fattori strutturali: innanzitutto è stata rilevata una sensibile diminuzione delle potenziali madri, basata innanzitutto sul trascorrere del tempo che ha riguardato le donne del periodo del «baby-boom», e poi è stato sottolineato come lungo la penisola si siano gradualmente formati dei nuclei familiari meno numerosi per la prolungata astinenza dalla venuta al mondo di nuovi bebè che è stata riscontrata in particolar modo alla metà degli Anni Settanta.

Bilancio demografico in Italia: il ruolo degli stranieri

L’Istat, ovviamente, nel varare la sua nuova ricerca sulla situazione demografica italiana, ha dovuto mettere in evidenza tutti gli aspetti di un settore che attualmente sembra a dir poco in affanno. E così è stato osservato che se fino al 2008 si era avuto un piccolo ma significativo aumento delle nascite, tutto ciò si è repentinamente ribaltato in un settore che attualmente sembra a dir poco in affanno. E così è stato osservato che se fino al 2008 si era avuto un piccolo ma significativo aumento delle nascite grazie all’apporto delle donne straniere, col tempo anche questa contingenza è profondamente cambiata. Infatti in questi ultimi anni si è assistito ad una riduzione dei bimbi stranieri venuti al mondo sul territorio italiano, e tutto ciò sarebbe legato ad una riduzione dei flussi femminili in entrata nella penisola. Inoltre si è inevitabilmente verificato un processo d’invecchiamento per coloro che già risiedevano nel nostro Paese, ed anche l’acquisizione della cittadinanza italiana per diverse donne provenienti dall’estero.

Bilancio demografico Istat: i dati dei bimbi stranieri.

Il flusso di nascite di bambini stranieri si concentra soprattutto nelle regioni del Nord-Ovest (21%) e del Nord-Est (20,7%). Scendendo nel dettaglio, è l’Emilia-Romagna ad avere la percentuale più alta di neonati non italiani (24,3%), mentre la più bassa è stata riscontrata in Sardegna (4,5%). Il tasso di natalità che tiene conto del totale della popolazione residente è pari al 7,3 per mille: in questo caso svetta la provincia autonoma di Bolzano (10 per mille), e all’opposto si trovano Sardegna (5,7 per mille) e Liguria (5,6 per mille) nelle ultime posizioni.

Istat: in lieve aumento i lettori in Italia

Risulta in saldo negativo anche la voce relativa agli iscritti all’anagrafe provenienti dall’estero. Nello specifico si fa notare un -3,7% rispetto al 2017, con il dato complessivo che mostra un afflusso maggiore di stranieri (85,9%) anche se si può tirare un piccolo sospiro di sollievo se si pensa che stanno leggermente aumentando gli italiani che decidono di rientrare in patria dopo essersi trasferiti in altre realtà (+10,5%).

In netto calo il numero dei decessi

Il bilancio demografico 2018 si è occupato naturalmente anche della situazione legata ai decessi in Italia. In generale si può parlare di una diminuzione delle morti al confronto con il 2017 di circa 15mila unità. Come riporta l’Istat, di solito, da una popolazione in progressivo invecchiamento come quella italiana ci si attende sempre una tendenza alla crescita delle dipartite. Inoltre, spesso fattori quali i cambiamenti climatici o le epidemie stagionali possono andare ad influire sulla mortalità, com’è accaduto nel 2015 e 2017 quando c’è stato un incremento dei decessi.

Allo stesso tempo, però, dall’Istituto Nazionale di Statistica si sottolinea anche come la capacità del sistema socio-sanitario di intervenire per proteggere gli individui più fragili con misure di cura e prevenzione può profondamente influire sull’andamento del tasso di mortalità. Questa condizione è diffusa su tutto il territorio peninsulare, con il decremento più consistente delle dipartite registratosi soprattutto al Centro (-4,3%) e al Sud (-4,4%). L’unica eccezione è data dal Nord-Ovest che ha fatto segnare una piccola crescita dei decessi del +0,4%.

Bilancio demografico 2018: il numero dei decessi.

Dopo aver redatto il bilancio demografico nazionale 2018, gli analisti dell’Istat hanno constatato che ormai la popolazione italiana ha perduto la capacità di crescita tramite il fattore naturale della sostituzione di chi muore con chi nasce. Nel computo totale, nel 2018 la differenza o saldo naturale tra nati e morti è al negativo e consiste in -193mila unità. Infine il tracollo dei nuovi venuti al mondo rispetto a coloro che sono deceduti è ampiamente negativo tra gli italiani (-251mila unità), e invece è decisamente positivo tra gli stranieri (+57mila unità).

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here