Biennale e curatori: Daniel Birnbaum a Venezia

Nel 2009 il professionista sceglie l'artificio e il carattere meccanico dell'arte

0
350

Il rapporto tra biennale e curatori è quanto mai stretto e il successo di una rassegna artistica è dovuto molto alla capacità dei professionisti di catturare l’attenzione della platea.


Alla Biennale di Architettura “Uncertainty” fa colpo


Biennale e curatori: perché ricordare Venezia 2009?

Ci sono eventi che hanno lasciato il segno per la spettacolarità dei padiglioni e i nomi degli artisti che hanno partecipato. Altri appuntamenti sono memorabili perché si svolgono in periodi difficili in cui l’attenzione del mondo è rivolta ad avvenimenti politici o economici. Pertanto ci sono curatori che sanno cogliere il fermento, l’agitazione del momento e trasformarla in creazione. Daniel Birnbaum è un professionista che a pochi mesi dalla crisi finanziaria del 2008 negli Usa, punta sulla ripresa del sistema artistico. La Biennale 2009 quindi si contraddistingue per aver toccato temi che hanno risvolti sociali ed espressivi.

Daniel Birnbaum

Il curatore lavorava a Berlino e New York e aveva già collaborato all’organizzazione di Manifesta, Biennale di Mosca e Triennale di Yokohama. Si era poi fatto conoscere per la mostra “50 lune di Saturno” per T2 di Torino. Ha scritto il libro “Chronology” in cui studia i lavori dei videoartisti Stan Douglas, Eija Liisa Ahtila, Doug Aitken. Rifiutando le convenzioni transitoria e rivisitando la teoria della concezione del tempo, predilige una presentazione che rompe l’evidenza. Birnbaum per la Biennale di Venezia mette in evidenza il carattere meccanico e artificiale dell’opera dei talenti. Uno scenario tecnologico e sperimentale si rivela una scelta vincente.

I protagonisti dell’edizione 2009

L’evento si intitola “Fare mondi” ed è incentrato genere sulla costruzione di realtà antropizzate. Si distinguono le creazioni di alcuni artisti che definiscono spazi e luoghi ideali con lavori unici. Lygia Pape ha creato un’opera con fili d’oro tesi tra pavimento e soffitto e illuminati da faretti. L’argentino Tomas Saraceno, invece si fa notare con un lavoro che riproduce la tela di ragno. Jona Friedman utilizza il linguaggio dell’architettura per realizzare una struttura modulabile sospesa in aria, senza legami apparenti col contesto. Nathale Djurberg ha vinto il Leone d’Argento con video e conturbanti sculture, un progetto psichedelico che evoca lo sballo e la vita esagerata.