Biennale Architettura di Venezia: un viaggio lungo quarant’anni

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Biennale

La storia della Biennale di Venezia è tutt’altro che recente. Essa ha infatti origine nel 1895 con la prima Esposizione internazionale d’arte di Venezia. A cui hanno fatto seguito altri settori artistici. Come per esempio la musica, il cinema e il teatro. Tutti e tre fondati nel corso degli anni ’30 del secolo scorso. Infine, più recente è l’istituzione dei settori legati all’architettura e alla danza. Il primo nel 1980 e il secondo nel 1999. Vediamo però un po’ più nel dettaglio la storia della Mostra internazionale di architettura.

Biennale di Venezia: qual è la storia della Mostra internazionale di architettura?

La prima volta che si parla di architettura nell’ambito della Biennale di Venezia è il 1975. Tuttavia, la prima Mostra internazionale dell’architettura è avvenuta nel 1980. Quest’ultima ha avuto alla direzione Paolo Portoghesi e si intitolava “La presenza del passato“. Al centro della mostra vi era il cosiddetto movimento Postmoderno. Un movimento che prendeva le distanze dal Moderno, criticandone alcuni aspetti. La nuova lettura sincronica della Storia diventa fonte d’ispirazione per gli architetti. I quali cominciano un lavoro di recupero di alcuni tipi di forme. Così come di stilemi ed elementi decorativi. Protagonista d’eccezione è la Strada Novissima. Ossia la mostra allestita alle Corderie d’Arsenale, aperto per la prima volta al pubblico. A questa prima mostra ne seguiranno altre quindici. Che si sono susseguite in un lasso di tempo dalla durata di quarant’anni.


JTI e la Biennale d’architettura di Venezia


Anni ’80

Altre tre mostre hanno avuto luogo negli anni ’80. Ossia “Architettura dei Paesi Islamici“, “Progetto Venezia” e infine “Hendrik Petrus Berlage. Disegni“. La prima mostra ha luogo tra il 1982 e il 1983 e alla direzione vi è di nuovo Paolo Portoghesi. Come si intuisce dal titolo, Portoghesi ha voluto dare risalto all’architettura islamica. In particolare a quella del Secondo dopoguerra. Facendo di Venezia una sorta di punto d’unione e di discussione su tale architettura. La seconda mostra ha invece come direttore Aldo Rossi. “Progetto Venezia” dà spazio alle idee degli architetti in un progetto di urbanizzazione. Tutti sono invitati a partecipare in modo da esprimere la propria creatività. Infine, la terza mostra è sempre diretta da Aldo Rossi ed è dedicata a Hendrik Berlage. Veri protagonisti della mostra sono i suoi disegni, che danno un’idea ben precisa del suo stile e della sua ideologia artistica e architettonica.

Anni ’90

La prima mostra di architettura della Biennale di Venezia degli anni ’90 ha un titolo molto semplice: “5° Mostra internazionale di architettura“. Il direttore è Francesco Dal Co, il quale pone l’accento su un obiettivo a lui caro. Ossia quello di rilanciare la Biennale di Venezia a livello internazionale. Si hanno così i Padiglioni nazionali, dedicati ai Paesi esteri, e il Padiglione Italia. Durante la stessa mostra si è potuto inoltre presenziare ad altri due eventi. L’edificazione del Padiglione del Libro, a cura di James Stirling. E infine la mostra alle Corderie dell’Arsenale, a cui hanno partecipato quarantatré scuole internazionali d’architettura. “Sensori. L’architetto come sismografo” è la seconda mostra degli anni ’90. Il direttore è Hans Hollein. L’architetto è visto come una figura autonoma. Hollein rifiuta infatti la possibilità che l’architetto moderno appartenga a una corrente come a un’altra. Facendosi interprete della realtà presente, in modo da proiettarla nel futuro.

Biennale di Venezia: anni 2000 – 2005

Less aestethic, more ethic” di Massimiliano Fuksas rappresenta una grossa novità. Protagonista della mostra non è più l’architettura in generale, legata all’idea di edificio. Bensì si pone l’attenzione su un’indagine completa riguardante la città contemporanea. Non più estetica, ma etica. Proprio come dice il titolo. Fuksas chiede agli architetti di trovare soluzioni etiche legate a vari temi. Primo tra tutti l’ambiente. “Next” di Deyan Sudjic si interroga invece sul futuro dell’architettura. Nella quale si intuisce l’avvento di una progettazione legata alle nuove tecnologie. Che permettono infatti di prevenire ed evitare determinati errori. Non sorprende dunque che protagonisti di questa edizione siano i progettisti. Infine, “Metamorph” è diretta da Kurt W. Forster. I computer e la loro influenza sull’architettura sono al centro della Biennale di Venezia. Forster sembra proporre un superamento della tradizione. Giocando così con linee curve e flessibili, ben lontane da quelle abitudinarie.

Anni 2006 – 2010

Città. Architettura e società” è la decima edizione della Mostra internazionale di architettura. Il direttore è Richard Burdett. Al centro di questa edizione vi sono le città globali. Ossia quelle città che superano i tre o i quattro milioni di abitanti. Ciò porta dunque a interrogarsi sui temi principali e contemporanei. In particolare nella realizzazione di città sostenibili. “Out there: architecture beyond building” è diretta da Aaron Betsky. Non più solo edifici, dunque. Né semplice costruzione. L’architettura va oltre a questo, a detta di Betsky. L’architettura è vista come un mezzo capace di far sentire a casa chiunque. La mostra “People meet in architecture” cambia le carte in tavola. Quarantaquattro sono i partecipanti, a cui è data la possibilità di gestire i loro spazi singolarmente. Tutti loro hanno avuto modo di esprimersi come singoli. Non vi è più uno sguardo unico dunque, ma una molteplicità di sguardi.

Anni 2011 – 2015

Common Ground” di David Chipperfield raggiunge un nuovo record di visitatori. Alla Biennale Architettura del 2012 si contano infatti 178mila visitatori. Sessantanove sono i progetti presentati. Alcuni sono originali e richiedono instillazioni richieste solo per la mostra. Lo scopo della mostra è legato alla condivisione delle idee e all’importanza dell’influenza della continuità dell’impegno culturale. Entrambe funzionano, a detta di Chipperfield, da basi per la cultura architettonica. “Fundamentals” ha potuto contare su sessantasei partecipazioni. Oltre a un numero sempre maggiore di visitatori. Al centro della mostra vi sono gli elementi fondamentali degli edifici. Quali per esempio le pareti, i pavimenti, i soffitti. Tutti elementi su cui l’architetto deve lavorare e che sono parte del suo lavoro da sempre.

Anni 2016 – 2020

Reporting from the front” ha ottenuto un nuovo record di visitatori. La mostra diretta da Alejandro Aravena è incentrata su temi molto importanti. Come per esempio le disuguaglianze sociali, le migrazioni, l’accesso alla sanità. Aravena si interroga dunque su come trovare delle soluzioni architettoniche a questi problemi. Visti come delle vere e proprie sfide. Ottantotto sono i partecipanti, di cui trentatré sono architetti sotto i 40 anni. Venti sono invece gli eventi aggiuntivi. “Freespace” ha per la prima volta due direttrici: Yvonne Farrell e Shelley McNamara. La mostra è suddivisa in due sezioni. La prima conta sedici partecipanti e si basa su riflessioni nate da alcuni dei progetti passati più noti. La seconda conta invece tredici partecipanti e si basa su alcuni lavori legati all’ambito dell’insegnamento. Tema principale di questa mostra della Biennale è lo spazio. Inteso come qualità dello spazio e spazio gratuito e libero.

Biennale di Venezia: quale sarà il tema della nuova edizione?

In realtà, la diciassettesima edizione si sarebbe dovuta tenere lo scorso anno. La pandemia ha però costretto a rimandare la mostra. Il titolo di questa edizione è “How will we live together?” ed è diretta da Hashim Sarkis. Il tema è legato alla coesistenza. In particolare in un contesto come quello attuale. Dove la politica sembra dividere le persone e aumentano le disuguaglianze economiche. Questa edizione partirà dal 25 maggio e si concluderà il 21 novembre. I biglietti sono acquistabili sul sito ufficiale. I partecipanti saranno centotredici e proverranno da tutto il mondo. Come è successo già nelle edizioni precedenti, sarà possibile partecipare ad alcuni eventi collaterali.

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