Bielorussia: la repressione dei giornalisti

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Bielorussia: la repressione dei giornalisti

Spesso quando si parla della Bielorussia e del suo presidente, Aleksandr Grigor’evič Lukašenko, le opinioni sul suo conto, non sono certo le più lusinghiere. Gli Stati Uniti l’hanno definito “l’ultimo dittatore e tiranno d’Europa”, proprio per il modo attraverso il quale governa il suo Paese; infatti la libertà d’espressione e di parola avrebbero subito molte limitazioni.

Aleksandr Grigor’evič Lukašenko, vinse le elezioni presidenziali per la prima volta nel 1994. In queste prime elezioni, il futuro presidente rappresentava una novità, essendo il più giovane candidato. Durante la campagna elettorale promise di mandare via tutti gli ufficiali corrotti e di aumentare i salari, permettendo così all’economia del Paese di crescere, rafforzando le relazioni tra Russia e Bielorussia.

A partire dalla campagna elettorale, però, Lukašenko mostrò un atteggiamento tutt’altro che morbido nei confronti dell’opposizione, infatti egli dichiarò apertamente, che se avesse vinto le elezioni avrebbe cacciato gli oppositori sull’Himalaya.

Dopo la sua vittoria, la ripresa economica promessa dal neo presidente stentò ad arrivare, tanto che un Paese come la Bielorussia, le cui fonti energetiche, gas ed energia elettrica, provenivano principalmente dalla Russia, si trovò ben presto immerso nei debiti, in più, nel 1995 la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI) sospesero i prestiti, poichè il governo bielorusso non aveva dato il via alle riforme economiche.

La sete di potere del presidente Lukašenko non si fermò al primo mandato, infatti nel novembre del 1996, indisse un referendum che estendeva il suo mandato da cinque a sette anni.

Lukašenko vinse la consultazione referendaria con il settanta percento dei voti, tuttavia non mancarono le accuse di brogli elettorali da parte dell’opposizione e degli osservatori dell’OCSE.

Proprio in virtù dei suoi nuovi poteri, il dittatore bielorusso cacciò dal parlamento circa ottantanove deputati, che a suo dire, non gli erano fedeli.

Dal 1994 in poi, Lukašenko è rimasto alla guida del Paese, ovviamente sotto il suo governo, l’opposizione non ha mai avuto voce in capitolo.

Le scorse elezioni, quelle del 2015, furono vinte dal dittatore bielorusso con oltre l’ottanta percento dei voti. Da notare come, in effetti, per i tre candidati alle presedenziali, non ci sarebbe stato spazio, infatti Lukašenko vinse le elezioni senza neanche partecipare ai dibattiti in vista del voto, e avendo molti spazi televisivi. Alcuni hanno addossato parte della responsabilità all’opposizione disunita e incapace di attrarre i giovani.

Quanto alla libertà di stampa, come in tutte le dittature, è molto limitata, e le televisioni e radio sono sotto il diretto controllo del governo. Le emittenti private possono trasmettere solo previa autorizzazione dell’esecutivo.

I mass media vicini al governo trasmettono i loro programmi su scala nazionale, lo stato, inoltre, li finanzia con ingenti fondi e li esenta dal pagamento delle tasse.

I giornali indipendenti, ovvero quelli critici nei confronti dell’esecutivo di Lukašenko non possono essere distribuiti tramite i canali ordinari, ovvero edicole, poste ecc… ; per cercare di arrivare al maggior numero di persone, ci sono i volontari che s’incaricano di distribuirli.

Questo meccanismo è contrastato dal governo, perchè ritenuto illegale, proprio per questo motivo le forze ordine spesso effettuano prequisizioni e arresti nelle sedi dei giornali indipendenti.

Tutti i mezzi d’informazione per poter operare sul territorio nazionale devono registrarsi e quando i giornalisti devono trattare argomenti che riguardano Lukašenko oppure i suoi collaboratori devono applicare a loro stessi una sorta di autocensura.

La situazione non è megliore nel campo delle comunicazioni tramite internet, già, perchè anche il web è sotto il controllo del governo, che lo controlla attraverso la compagnia statale Beltelecom.

Questa società controlla ed eventualmente blocca tutti contenuti non in linea con le scelte governative.

Proprio per questo rigido controllo, molte fonti d’informazione indipendenti sono costrette a trasmettere dai Paesi confinanti, come il canale televisivo “Belsat”, che trasmette dalla Polonia. Tali emittenti sono state fatte oggetto di attacchi informatici.

Solo due anni fa, la Bielorussia si collocava al centocinquatatresimo posto su centottanta per la libertà di stampa.

Se la Bielorussia vuole riavvicinarsi all’Unione europea deve ancora fare molti passi in avanti.