Biden contro Trump. Ecco i protagonisti delle presidenziali di novembre

Continua il braccio di ferro tra democratici e repubblicani in vista delle presidenziali del prossimo autunno

0
323

Da ieri, cioè da quando Joe Biden ha ottenuto il numero di delegati sufficienti a consentirgli la nomina democratica alle presidenziali del prossimo autunno, può dirsi finalmente aperta la lunga scalata alla Casa Bianca nella quale il candidato si troverà a sfidare un Donald Trump determinato a essere riconfermato per un secondo mandato.
Ora l’ex vicepresidente attende solo l’ufficialità della sua nomina che avverrà ad agosto durante le due Convention nazionali del partito dell’asinello, posticipate a causa dell’emergenza sanitaria.

Forse, una competizione, questa, iniziata ben prima delle primarie e che ora non fa che proseguire, dopo aver ufficialmente decretato chi saranno i suoi protagonisti. 

Nonostante molte delle consultazioni previste tra aprile e maggio siano state rinviate o annullate a causa dell’epidemia, martedì scorso in diversi Stati – Indiana, Maryland, Montana, New Mexico, Pennsylvania, Rhode Island, South Dakota e Washington D.C. – si sono svolte le primarie del partito democratico.
I prossimi a esprimere la propria preferenza saranno gli elettori di Georgia e Virginia. 

Secondo l’ultimo report della CNN circa il 51% degli elettori americani registrati avrebbe dichiarato di sostenere l’ex vice presidente Joe Biden contro il 41% dei consensi ottenuti dal repubblicano Donald Trump.

I dati riportati dall’emittente raccolgono le recenti interviste telefoniche di cinque diversi sondaggi compiuti a livello nazionale e registrano uno spostamento dei consensi a favore del candidato democratico.

Da aprile, infatti, Joe Biden avrebbe collezionato una media del 48% delle preferenze contro il 43% del supporto dimostrato a Trump.

Tre dei cinque sondaggi sono stati raccolti a seguito l’uccisione di George Floyd, incidente che ha scatenato le ben note proteste a Minneapolis e negli Stati Uniti in generale contro le forze di polizia – accusate di brutalità e razzismo nei confronti della comunità afroamericana – verso le quali Washington era in procinto di schierare 10 mila soldati.

Gli altri due, invece, risalgono ai primi giorni di maggio – nel momento culmine dell’epidemia di coronavirus – quando in America ancora si discuteva animatamente se fosse il caso o meno di prorogare il lockdown per ragioni di sicurezza e salute pubblica o se invece fosse preferibile ripartire con il rilancio dell’economia a stelle e strisce, solitamente vulnerabile a qualunque tipo d’interruzione.

Le proteste in atto negli Stati Uniti

Tuttavia mai come quest’anno si è potuto osservare quanto imprevedibili e talvolta inaffidabili possano rivelarsi dette previsioni di voto, forse anche per la fluidità e l’eccezionalità del periodo che abbiamo vissuto negli ultimi mesi e che stiamo tuttora affrontando. 

A testimonianza di ciò la stessa incredibile rimonta firmata da Joe Biden il quale era stato dato per sconfitto all’indomani degli esiti delle primarie nei primi stati al voto e che ora, invece, è “il” candidato democratico per le presidenziali del prossimo autunno a dispetto di qualsiasi previsione.

Dal fondo alla vetta

Da quando il Senatore del Vermont, Bernie Sanders, ha deciso di ritirare la propria campagna ad aprile Biden è diventato il favorito tra i candidati ancora in corsa alle primarie del partito democratico.

Con la vittoria a Guam lo scorso sabato, l’ex vice di Obama ha superato per una unità la quota di 1991 delegati che lo legittima a presentarsi come possibile candidato democratico per le presidenziali al primo scrutinio della Convention del partito dell’asinello, indetta per agosto.

In una nota Biden ha dichiarato: “Poco più di tre mesi fa sono salito sul palco della Carolina del Sud promettendo al popolo americano che la nostra sarebbe stata una campagna aperta a tutti coloro che sono stati delusi, esclusi, abbandonati. Quelle parole assumono oggi una risonanza ancora maggiore, in un momento in cui tanti americani stanno soffrendo e hanno vissuto così tante perdite”. 

Prima di aggiungere: “Così tanti si sentono demoralizzati per la crisi sanitaria ed economica cui stiamo assistendo. Così tanti si sentono abbandonati e lasciati indietro da una società che da troppo tempo li considera meno importanti, e le loro vite meno preziose”.

Ricordando i mesi trascorsi l’ex vicepresidente ha raccontato: “È stato un onore competere a fianco del gruppo di candidati più talentuosi che il partito democratico abbia mai schierato e sono orgoglioso di dire che parteciperemo a queste elezioni generali come un partito coeso”. 

E ha promesso: “Da oggi al 3 novembre trascorrerò ogni giornata cercando di guadagnare i voti degli americani attraverso questo grande Paese in modo che, insieme, potremmo vincere la battaglia in nome dello spirito della nostra nazione ed essere sicuri che, una volta che avremo ricostruito la nostra economia, tutti avranno successo”.

Una campagna senza soluzione di continuità

Sleepy Joe Biden vuole aumentare le tasse, aprire i confini. Potete immaginare cosa significherebbe aprire i confini in questo momento?”.
Così si è espresso il leader della Casa Bianca Donald Trump durante un briefing con la stampa, dimostrando ancora una volta come per il presidente l’attacco sia la miglior difesa.

Negli ultimi mesi Trump è stato costantemente criticato dall’opinione pubblica nazionale e internazionale per la schizofrenia dimostrata dalla sua amministrazione nel gestire l’emergenza sanitaria e sociale causata dal coronavirus. 

Nella conferenza stampa di ieri il leader repubblicano ha ribadito più volte di essere fiducioso e ha tenuto a sottolineare ai giornalisti intenti ad ascoltarlo alla Casa Bianca, nel Giardino delle Rose, di come l’America sia finalmente pronta a rilanciare la propria economia anche grazie ai promettenti progressi fatti sulla probabile elaborazione di un vaccino per il virus.

Siamo pronti a ripartire e a riaprire il nostro paese” ha annunciato e aggiunto: “Non capisco perché i governatori continuino a imporre il lockdown, perché se si guarda alla Georgia, se si guarda alla Florida, alla Carolina del Sud e a molti altri territori che hanno riaperto – non ho intenzione di nominarli tutti, ma – dopo la riapertura la loro economia ha ricominciato alla grande (…). E dobbiamo ricordare una cosa molto importante – estremamente importante, secondo me – che molti dei nostri stati sono ancora del tutto o in parte chiusi, soprattutto New York e New Jersey, e spero che potranno riaprire presto”.

Il presidente, forte dell’apprezzamento da sempre dimostrato dall’elettorato americano alle misure economiche licenziate assieme alla sua squadra di governo, è tornato a difendere la propria amministrazione nel tentativo di strappare a Biden quella fetta di elettorato ispanico e afroamericano che sarà decisivo alla resa dei conti, il prossimo 3 di novembre.

Da oggi stesso sarà un grande tributo all’equità” ha annunciato Trump alla stampa. “Ci riapproprieremo del nostro mercato del lavoro, quando realizzavamo numeri incredibili prima di incappare nella peste cinese, quando avevamo ottenuto risultati storici per le comunità ispaniche, afroamericane, asiatiche e per tutti in generale: migliori per le donne, migliori per le persone senza diploma, migliori per i giovani senza un’istruzione superiore e migliori per molte altre categorie”.

E ha soggiunto: “Stavamo andando così bene, e ora stiamo effettivamente tornando. E penso che il prossimo anno otterremo risultati ancora migliori. Francamente, l’unica cosa che potrà fermarci sarà la sinistra con la sua cattiva politica di innalzare le tasse”.

A far da eco alle parole del presidente l’ex calciatore professionista Scott Turner, ora oratore motivazionale e direttore esecutivo del Consiglio per le opportunità e il rilancio della Casa Bianca, che ha dichiarato: “La nostra missione è lo sradicamento della povertà, la costruzione del progresso economico, imprenditoriale ed educativo di quartieri sicuri, nonché lo sviluppo della forza lavoro delle comunità più svantaggiate in America”.

Commenti