Ben Howard: “Noonday Dream” – Recensione

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Sono passati quattro anni  dall’ultimo album di Ben Howard , il suo secondo. L’intricato e ricco “I Forget Where We Were” era pieno di gloriose sperimentazioni, e melodie scintillanti. Nel suono è un mondo lontano dal suo album di  debutto del 2011 “Every Kingdom”, ma ha mostrato in questi anni una crescita e progressione come musicista, ed i risultati sono stati folgoranti. Il suo terzo disco, “Noonday Dream“, registrato negli studi isolati nel sud della Francia e nel sud-ovest dell’Inghilterra, è stato interamente ideato da Ben ed è pieno di cose che hanno reso l’album  così sorprendente.

Esteso e indulgente, è pieno di scottature lente che non sempre pagano, e strumenti espansivi che iniziano a grattugiare. Prendi i sette minuti di  “A Boat To An Island On The Wall“: culmina in un colossale incidente di archi in ascesa e chitarre grintose, ma ci vogliono quattro minuti buoni per arrivarci, rendendo il clima piuttosto insoddisfacente. E poi c’è “Someone In The Doorway“, che in realtà non va da nessuna parte.

Il clou di  ‘Noonday Dream’ si presenta nel brano “There’s Your Man” nel brano sono presenti liriche di chitarra che per la prima volta colpiscono nel registro, ed è quello che uno speri di trovare in tutto l’album.

I primi due dischi di Howard lo rivelano uno scrittore di canzoni straordinariamente talentuoso, che non ha paura di prendere decisioni musicali radicali; ma il percorso che ha seguito per “Noonday Dream” è deludente. Monotono sicuramente interessante, ma l’ascolto è deludente per colui che è uno dei più interessanti autori di canzoni inglesi. Voto 3/5

Noonday Dream – Tracklist

1. Nica Libres At Dusk
2. Towing The Line
3. A Boat To An Island On The Wall
4. What The Moon Does
5. Someone In The Doorway
6. All Down The Mines (interlude)
7. The Defeat
8. A Boat To An Island, Part II / Agatha’s Song
9. There’s Your Man
10. Murmurations

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1 COMMENT

  1. Pessima recensione per quello che riguarda la forma, lo stile e la grammatica. Sul contenuto… mi spiace che il recensore non abbia colto appieno il valore di questo disco certamente ostico, ma immenso.

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