Quando il metal estremo chiama i metallari rispondono. Il pogo di ieri sera è stato meravigliosamente massacrante grazie ai Belphegor – Suffocation – God Dethroned – Nordjevel – Devangelic!

Belphegor, Suffocation, God Dethroned, Nordjevel e Devangelic. Una combo che ha lasciato parecchi strascichi in chi, fiducioso nella serata “movimentata”, si è presentato all’Orion Club di Ciampino (Roma).
La sensazione della serata è stata quella di un enorme schiacciasassi che passa, fa tremare il pavimento, e non solo.
Ad aprire la serata i romani Devangelic che, con il loro “delicato” Brutal Death, hanno dato inizio alla distruzione. Non sono di certo di primo pelo, hanno esperienza e tecnica e, non meno importante, hanno avuto modo di suonare live insieme a nomi come Dying Fetus, Entombed A.D., Grave, Incantation e molti altri. I Devangelic sono veri professionisti nel loro genere, hanno dato una carica davvero incredibile, peccato per qualche problema tecnico e la poca gente che, ovviamente, non sono stati d’ostacolo alla performance. Il loro sound crea un’atmosfera cupa, asfissiante, una batteria molto “prepotente”, veloce e martellante, una chitarra distorta, il basso, fortunatamente, si sente, è presente e pesante. E cosa dire del cantante?! Ha una voce molto profonda, ricorda lo stile finlandese con queste voci growlanti molto profonde, corpose ed inquietanti. Un suono che sembra provenire da una cavità interna.

Dopo i romani arrivano i norvegesi Nordjevel che, sia nell’aspetto che nel suono, sono piuttosto classici per quanto riguarda il black metal.
Facepainting classico, abiti pieni di borchie e spuntoni incredibilmente lunghi, croci rovesciate sia indossate che messe di lato alla batteria, un calice (il classico usato dai preti per “bere il sangue di Cristo”), fuoco, scenicamente “belli” da vedere.
La loro musica, come accennato, riprende il classico black metal, si possono riconoscere alcune influenza come, ad esempio nelle parti di chitarra, dei Satyricon. Una batteria veloce e penetrante con doppia cassa e blastbeat (a dirla tutta il facepainting del batterista mi ha ricordato quello di Nils “Dominator” Fjellström ex Dark Funeral), presenti una chitarra melodiosa e lamentosa al tempo stesso, ed il basso che ha creato un effetto morboso ed ansiogeno. Sembrava di essere al centro di un rito. I norvegesi si esibiranno di nuovo con i Possessed a Roma.

La serata continua e, fortunatamente, il locale ha iniziato a riempirsi, mentre salgono sul palco i God Dethroned. Gli olandesi, con il loro blackened death metal, probabilmente, sono stati la band più leggera, se così possiamo dire, della serata.
Incredibile quanto “macello” abbiano creato, con le loro spiccate melodie pesanti e leggermente distorte. il pogo, mosso da tre persone, ha fatto smuovere i vari metallari che stavano li in piedi senza muoversi. Il pogo esiste per divertirsi (è bene ricordarlo).

Finalmente arriva il momento dei Co-headliner Suffocation, non credo abbiano bisogno di presentazione i deathsters americani. Attivi dagli anni ’80 i newyorkesi creano “il panico” ovunque vadano. Ieri si sono esibiti senza pecche ed, inoltre, il bassista Derek Boyer ed il chitarrista Terrance Hobbs, hanno passato un pò di tempo nel cortile posteriore del locale insieme ai fan, scattando foto e chiacchierando con nonchalance e tranquillità, sostanzialmente persone consapevoli della loro importanza, a livello musicale, ma comunque rimaste umili.
L’esibizione è stata incredibile, Derek suona il suo basso poggiandolo a terra (come si fa solitamente con il contrabbasso) con la sua lunga chioma che fluttua mentre le dita scorrono sulle corde. Non hanno deluso le aspettative, si vedeva che erano carichissimi

Infine loro, i Messia di Satana, i Belphegor. Solo a ripensare alla serata vengono i brividi, sono stati spettacolari. Se i Nordjevel hanno creato un’atmosfera come se ci si trovasse in un rito, i Belphegor hanno fatto molto di più.

Helmuth frontman dei Belphegor
Helmuth frontman dei BELPHEGOR

Helmuth è un grande frontman, ogni canzone annunciata con la sua voce screamante, ogni volta, era un’invocazione al re degli inferi. Alle sue spalle due grandi croci rovesciate, ai lati del microfono due feticci di ossa e sporchi di sangue, inquietanti ed angoscianti.
La spettacolarità di questa band è farti sentire in piena crisi mistica, trasportato da atmosfere morbose, cupe e che “puzzano di zolfo” (ovviamente figurativamente parlando), partecipe di un sacrificio che si andrà a fare. Totalmente blasfemi, cattivi e senza pietà, non si discute sulla bravura tecnica. Anche loro in grandissima forma. Il suono è lamentoso, come quando passa un disco rovinato che crea quel sound creepy che ti fa sobbalzare, ecco in alcuni istanti il suono era così. Rendere per iscritto una serata come quella di ieri è davvero impossibile.

Per tutta la serata, data la potenza, il pavimento ha vibrato come se qualcosa stesse uscendo dalle profondità della terra.
La pecca dell’Orion è che mettendosi di lato allo stage, dove c’è la transenna, il suono non è chiaro e la voce non si sente per niente, per godersi il concerto ed ascoltare un suono buono ci si dovrebbe posizionare centralmente oppure di lato ma in alto sugli scalini.
Altra cosa non molto gradita alla maggior parte delle persone è che una volta entrati nel locale non è possibile più uscire, anche se in possesso del biglietto.

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