Belen Garijo CEO del gigante farmaceutico Merck

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Belen Garijo

Belen Garijo assumerà il ruolo di amministratore delegato del gigante farmaceutico tedesco Merck. È la prima donna a gestire da sola una società quotata tra le società ‘blu-chip’ alla Borsa di Francoforte. Ma scopriamo qualcosa in più su di lei.

Chi è Belen Garijo?

È nata in Spagna e ha 60 anni, attualmente è vice amministratore delegato del gruppo e capo dell’unità sanitaria. Afferma che non si accontenta di essere una tantum: Garijo prende il posto di Stefan Oschmann, 63 anni, il cui mandato è terminato dopo cinque anni alla guida del gruppo che ha sede a Darmstadt. Prima di entrare in Merck nel 2011 aveva gestito le operazioni europee a Sanofi.


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Un passo in avanti verso la parità di genere?

Sebbene la Germania sia guidata da una cancelliera donna da quasi 16 anni e Christine Lagarde sia a capo della Banca centrale europea con sede a Francoforte, le alte dirigenti femminili rimangono uno spettacolo raro nella principale economia europea. Il divario retributivo di genere in Germania è anche uno dei più grandi in Europa, con le donne che guadagnano in media circa il 21% in meno rispetto agli uomini. Ma le cose stanno cambiando. Infatti, il governo tedesco ha introdotto una legislazione nel 2015 che impone alle donne di costituire il 30% dei seggi del consiglio di sorveglianza nelle grandi aziende e il gabinetto del cancelliere Angela Merkel ha approvato i piani a gennaio per introdurre regole simili per i consigli esecutivi.

Il duro lavoro di Belen Garijo

Secondo il quotidiano finanziario Handelsblatt, le è stato attribuito il merito di aver rivisto la ricerca e lo sviluppo del dipartimento. Riuscendo a focalizzare l’attenzione su un minor numero di farmaci con migliori prospettive, aumentando le vendite e i profitti. Il gruppo è stato in prima linea nella lotta contro la pandemia da Covid-19, fornendo lipidi utilizzati nella produzione del vaccino Pfizer-BioNTech. Garijo da parte sua attribuisce il suo successo al “duro lavoro” e nell’aver colto le possibilità quando le si sono presentate. Non è, tuttavia, una fan delle “quote rosa” per promuovere le donne, le trova una forma di discriminazione indiretta.

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