Beirut un anno dopo l’esplosione è ancora nel caos

0
170
Beirut un anno dopo l’esplosione

Un anno dopo l’esplosione del porto, Beirut si trova sempre più nel caos. Il Paese è attraversato da una crisi politica ed economica senza precedenti. La popolazione è stremata per la mancanza di generi di prima necessità e di servizi essenziali. Sembra che, nonostante anche l’aiuto della comunità internazionale, una svolta non sia vicina.  

Beirut un anno dopo l’esplosione: cos’è successo?

È passato un anno dalla devastante esplosione al porto di Beirut, un’esplosione che oltre a distruggere gran parte della città ha messo in crisi un sistema politico già nel caos, e un ginocchio l’economia. Dopo un anno non c’è ancora nessuna certezza sul fronte delle indagini. Ma una cosa è certa: i cittadini stanno pagando un caro prezzo. La mancanza di leadership sta portando alla mancanza di generi di prima necessità e di servizi essenziali. Dalle dimissioni dell’allora primo ministro Hassan Diab, avvenute una settimana dopo l’esplosione, il Libano si trova ancora senza un governo, nonostante l’urgenza di attuare riforme vitali. In un anno la classe politica non è riuscita ad offrire soluzioni concrete che possano affrontare la situazione di crisi già presente nel Paese.

L’economia libanese è sull’orlo del baratro

L’economia libanese, secondo i dati riportati dalla Banca mondiale, è una delle peggiori al mondo. Il Libano, un tempo noto come “La Svizzera del Medioriente”, rischia un secondo default finanziario dopo quello del marzo scorso. Negli ultimi due anni la lira ha perso il 92% del suo valore rispetto al dollaro americano. Il reddito pro-capite è sceso del 40%, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 40%. Ma non è tutto. Il costo degli alimenti è aumentato del 700% negli ultimi due anni e più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Chi può salvare il Libano?

La situazione di forte instabilità rende il Paese ancora più fragile. All’indomani dell’esplosione, numerosi leader stranieri erano corsi in aiuto. Il presidente francese, Emanuel Macron, fu il primo leader straniero a recarsi a Beirut. Promise massicci aiuti e chiese alla politica libanese di creare un “Nuovo Patto” per la ricostruzione del paese. Tuttavia sono apparsi subito evidenti i limiti dell’influenza francese ed europea. Il governo libanese non è infatti riuscito a formare un nuovo esecutivo come richiesto da Macron. Dopo l’ultimo fallito tentativo di creare un nuovo governo, anche il presidente francese ha espresso una certa rassegnazione: “Rimaniamo coinvolti nelle vicende del Libano ma non posso sostituire coloro che reggono il sistema con tutti i suoi difetti e i suoi squilibri”. In mezzo a questo caos, però, i normali cittadini continuano a soffrire.


Libano: UE prepara sanzioni per i responsabili stallo politico