Beatrice Portinari, musa dantesca e beatitudine reale

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“Tanto gentile e tanto onesta pare, come cosa venuta/di cielo in terra a miracol mostrare”, così questa donna viene descritta nella Divina Commedia. Ma Beatrice Portinari, la musa di Dante, l’ideale di perfezione e grazia, è esistita oppure no?

Beatrice Portinari, amore o semplice fantasia?

Per molto tempo si è dubitato della sua esistenza. Il modo in cui veniva descritta faceva pensare più ad un’utopia, alla metafora dell’amore perfetto, che non ad una vera donna. Eppure Beatrice Portinari, anche chiamata Bice, è esistita davvero e ha avuto una vita, seppur breve. Riassumiamo ciò che sappiamo.

Una vita troppo breve

Sappiamo che era figlia di Folco Portinari, banchiere, priore di Firenze nel 1282. La famiglia era originaria di Fiesole, ma da molto tempo risiedeva a Firenze. Si sposò ad appena vent’anni, con Simone De Bardi, un uomo molto influente in città. Il matrimonio durò appena quattro anni: Beatrice morì ventiquattrenne, forse di parto. Il suo nome si ritrova solo in un documento, il testamento del padre, Folco Portinari: a parte questo, non c’è traccia di lei. Fu poi Dante Alighieri, che la amò fino alla fine dei suoi giorni, a renderla immortale.


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Dante e Beatrice, il primo incontro

Pare che gli incontri fra i due fossero pochissimi, non più di due o tre nel corso della vita della giovane. La prima volta non erano che bambini, avevano otto e nove anni, e il poeta ne rimase subito conquistato. Considerando che si pensa fossero vicini di casa, è possibile che si fossero visti ancora: ma lei poi prese marito, e lui sposò Gemma Donati, alla quale era stato promesso dall’età di dodici anni. Non dimenticò però mai il suo amore immortale, anche dopo la morte di Beatrice.

Beatrice Portinari nella Vita Nuova

Il pensiero di Beatrice ispirò la raccolta di poesie La Vita Nuova. Ne scrisse alcune sia dopo i loro incontri, che dopo averla persa, concludendo con una promessa: non scriverà altro se non di lei, fino a quando non scriverà “riguardo a lei ciò che non è mai stato scritto prima di nessuna donna”. E così fece, quando anni dopo iniziò a comporre la Divina Commedia.

La musa della Divina Commedia

La prima apparizione di Beatrice nella Divina Commedia è già all’Inferno, nel Canto II: qui, inviata dalla Vergine Maria e da Santa Lucia, prega Virgilio di salvare Dante nel Limbo. La ritroveremo poi nel Purgatorio, nel Canto XXX: qui assistiamo alla scomparsa di Virgilio, e ai rimproveri di lei a Dante, che osa voler accedere al Paradiso. In ogni caso lei lo guiderà da qui in poi nel viaggio fino al Cielo, dopo averlo fatto immergere nei fiumi Lete (perché dimentichi i peccati commessi) ed Eunoè (perché ricordi il bene compiuto). Beatrice sarà la sua seconda guida, fino al canto XXXI del Paradiso, dove riprenderà il suo posto nella rosa dei beati lasciando il posto a San Bernardo. In definitiva, la presenza di Beatrice si sente ovunque nelle opere dantesche, anche soltanto nominata o evocata: un amore che aveva superato la morte, e che è giunto attraverso le sue parole intatto fino a noi.